Intervista di Pietro De Bonis ad Anna Maria Funari ed al suo “Fuoco Che Danza”

Intervista di Pietro De Bonis ad Anna Maria Funari ed al suo “Fuoco Che Danza”

Ott 16, 2012

Anna Maria Funari è nata a Piacenza il 10 maggio 1961,  di origini marchigiane e romana di adozione. Il primo racconto lo scrive a vent’anni e nel 1985 inizia a partecipare ai concorsi letterari, cogliendo qualche primo, timido riscontro nel 1997 quando il racconto “Una notte per capire” viene premiato al Concorso Nazionale di Narrativa “Spazio Donna”. Altri racconti, dei romanzi brevi e “L’isola dei graziati“, thriller pubblicato nel 2010 da Linee Infinite di Lodi.

Dal 1987 lavora per l’attuale Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali occupandosi, in tempi recenti, anche di attività culturali. Progettista e curatrice, insieme ad Alba Gnazi, dell’iniziativa “Nuovi Autori nel Cuore di Roma” il cui scopo è quello di dare visibilità agli autori esordienti e/o emergenti del panorama letterario italiano e che quest’anno si è arricchita, aprendo le porte anche a registi esordienti.

Recentemente ha iniziato a collaborare con il periodico online “Roma Capitale Magazine”, per il quale scrive articoli di varia natura tra cui uno che nasce direttamente da un viaggio fatto nel 1996 negli Stati Uniti, quando ha la fortuna di vivere da vicino il mondo un po’ magico dei Nativi d’America, che oltre a consentirle di approfondire la conoscenza delle tradizioni e della cultura di questo popolo, le ha dato materiale per la prima stesura di “Fuoco Che Danza”, di cui vi parleremo oggi, capostipite della trilogia in “lavorazione”.

Udì in lontananza il rumore ritmico dell’accetta con cui suo padre stava tagliando la legna per il fuoco e sorrise pensando alla sua ostinazione nel rifiutare di servirsi di un utensile elettrico, che gli avrebbe quanto meno alleviato la fatica di quel lavoro.

Finalmente fermò l’auto davanti alle scale e scese nello stesso istante in cui il vecchio genitore, con una bracciata di ceppi per il camino, andava verso la porta.

– Hihanni waste, padre! – lo salutò, avvicinandosi a lui e prendendogli la legna dalle mani.

L’uomo sorrise, cedendo il fardello al giovane e toccandogli la fronte con il palmo della mano, rinnovando quello che da sempre era stato un segno tradizionale di benedizione verso i figli.

 

P.D.B.: Ciao Anna Maria! Un romanzo il tuo, “Fuoco Che Danza” (Editore Montecovello), scritto dopo una vacanza negli Stati Uniti d’America, ce ne vuoi parlare?

Anna Maria Funari: È vero. “Fuoco Che Danza” è nato dopo una vacanza fatta negli USA nel 1996. Ero andata là prima di tutto perché una parte della mia famiglia, precisamente due sorelle di mia nonna, vi era emigrata a cavallo tra gli anni ’20 e ’30. Conoscevo alcuni di loro perché spesso erano venuti in Italia ma quando sono arrivata a Boston non immaginavo che fossero diventati così tanti, tra prozii, cugini, nipoti e pronipoti!
Uno dei regali che ho ricevuto, sicuramente il più bello, è stata la possibilità di vivere da vicino la realtà dei Nativi, attraverso le loro usanze, le loro tradizioni. In realtà non mi importava moltissimo di visitare città di pura attrattiva turistica come Las Vegas, quanto invece era prioritario poter approfondire la conoscenza delle realtà di una Nazione, di un Popolo su cui avevo letto tantissimo arrivando anche a sapere alcune verità (purtroppo spesso atroci e vergognose) sulla conquista (chiamiamola così) che gli europei fecero dei loro territori.

 

 

P.D.B.: Un popolo che ti ha affascinato così tanto da costringerti, questo il verbo giusto, a scrivere di esso, è così?

Anna Maria Funari: Quello dei Nativi è un Popolo talmente particolare che difficilmente si resiste al suo fascino, alla sua filosofia di vita e al suo modo di vivere il rapporto con il mondo e con la Natura, in perfetto equilibrio e in un’armonia pressoché totale. E’ stata un’esperienza direi “rivoluzionaria” che mi ha indotto a rivedere tutta una serie di cose, per primo l’ordine che davo ad alcuni aspetti della mia vita, oltre che, in seguito, a costringermi, come dici tu, a  fissare sulla carta certe emozioni, certe sensazioni talmente forti da voler avere sempre il modo di “riviverle” leggendo.
È per questo che, all’inizio “Fuoco Che Danza” era destinato a restare una sorta di “pezzo unico”, una specie di diario di viaggio a cui attingere ogni volta che ne avessi sentito il bisogno. Poi invece è maturata l’idea di farlo diventare una trilogia che racchiudesse tutto il ciclo della trasmissione delle conoscenze, secondo l’uso dei Nativi.

 

 

P.D.B.: “Fuoco Che Danza” Maria è un romanzo profondo, che punta sulla ricerca non tanto della felicità, come potrebbe far pensare la classica storia americana, ma su una ricerca più interiore, il protagonista Shawnee non molla, non si fa sconfiggere da ciò che di poco onesto ha attorno…

Anna Maria Funari: In effetti “Fuoco Che Danza”, già nel titolo, esprime quel che ti dicevo prima, il rapporto perfetto che i Nativi hanno con la Natura. Shawnee Lee, il protagonista, è tutt’altro che un carattere facile; cancella ogni stereotipo di personaggio perfetto. E’ in realtà la personificazione del contrasto tra essere e apparire, tra materialità e spiritualità; è un uomo che, nella sua lotta personale, non esita a ricercare le proprie origini, le proprie radici e, con esse, le risposte di cui ha bisogno. Credo infatti che sia importante per chiunque non perdere mai di vista le proprie origini per poter poi affermare con forza ciò che si è. La conoscenza di sé, del mondo da cui proviene, è un elemento imprescindibile che fa parte di Shawnee e che, in fondo, lo caratterizza in ogni attimo. È anche per questo, per sottolineare quanto il protagonista senta forte il senso di appartenenza alla sua gente, che ci sono alcune piccole frasi in lingua Lakota, per le cui traduzioni desidero ringraziare assolutamente il buon Stefano Bruni, autore anche della grafica di copertina.

 

 

P.D.B.: I nomi dei personaggi sono frutto della tua fantasia?

Anna Maria Funari: Sempre. Non amo usare nomi che in qualche modo riconducano a personaggi, reali o inventati, che possano essere già nell’orecchio della gente. E’ stato totalmente un caso che Shawnee Lee abbia un cognome già noto, Jackson. Ma è anche vero che è estremamente diffuso negli Stati Uniti e insieme al nome crea comunque una sequenza molto musicale. Come per tutti i personaggi sia di “Fuoco Che Danza” che di altri scritti, i nomi in qualche modo devono richiamare le caratteristiche di chi lo porta.

 

 

P.D.B.: “Nuovi Autori nel Cuore di Roma”, di cui sei progettista e curatrice, nasce con lo scopo di dare visibilità agli autori esordienti e/o emergenti del panorama letterario italiano, parlaci di questa bellissima iniziativa.

Anna Maria Funari: “Nuovi Autori nel Cuore di Roma” è stata una bellissima sfida che abbiamo accolto, con Alba Gnazi, nel 2010. L’iniziativa pro-esordienti/emergenti ha trovato un buon riscontro, se pur partita un po’ in silenzio nel 2011, mentre nel 2012 le richieste di partecipazione si sono triplicate. Il lavoro che c’è dietro, purtroppo, in pochi lo comprendono e spesso sono state mosse anche critiche ingiuste che, comunque, ci hanno fatto raddoppiare l’impegno. Tra l’altro quest’anno c’è stata la sperimentazione della sezione dedicata alla cinematografia che ha dato buoni risultati. Come tutte le cose, anche “Nuovi Autori nel Cuore di Roma” è destinata ad evolversi; stiamo valutando l’opportunità di farlo diventare un concorso, così da dare ad ancor più autori la possibilità di partecipare e, contemporaneamente, poter lavorare noi con tempi meno ristretti considerando anche gli impegni personali di ogni componente del gruppo di lavoro.

 

 

P.D.B.: Carissima Anna Maria dove possiamo reperire il tuo romanzo “Fuoco Che Danza”? Presentazioni in vista?

Anna Maria Funari: “Fuoco Che Danza – Pi’ta Naku Owaci” è reperibile in tutte le librerie del circuito ARION, online sul sito Montecovello.com oppure può essere ordinato tranquillamente nella libreria di fiducia.
La cosa che poi mi fa maggiormente felice è che il libro sostiene l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro attraverso il progetto “Non siamo soli” promosso dalla Casa Editrice.
Per quanto riguarda le presentazioni, ci aspetta quella romana del 19 ottobre, alle 17.00, presso la Sala del Carroccio in Campidoglio, la trasferta a Nettuno del 20 ottobre, sempre alle 17.00, a Forte Sangallo.
Sono in fase di progettazione due ulteriori presentazioni, una a Cerveteri, dove vivo, probabilmente sul ponte dei primi di novembre, e una a Spello per l’Immacolata.
Ovviamente poi… dove mi invitano, vado di corsa!

 

 

“Quando un’intervista vista l’ora è appena finita, una nuova intervista è appena iniziata. Un’intervista per amare, per sognare, per vivere…”

Written by Pietro De Bonis, in Marzullo

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