“Bestie”, nuovo album dei Criminal Jokers – recensione di Emanuele Bertola

“Bestie”, nuovo album dei Criminal Jokers – recensione di Emanuele Bertola

Ott 12, 2012

“Guardati dalla bestia uomo, poiché egli è l’artiglio del demonio. Egli è il solo fra i primati di Dio che uccida per passatempo, o lussuria, o avidità. Sì, egli uccide il suo fratello per possedere la terra del suo fratello”.

Così parla Cornelius, personaggio de “Il pianeta delle scimmie“, film fantascientifico del 1968 diventato ben presto un cult per gli amanti del genere. E quante volte è capitato di pensare la stessa cosa? Quante volte di fronte a notizie viste sui telegiornali ci si ritrova a condividere il ribrezzo verso l’opportunismo più bieco e l’egoismo spietato che sempre più in questi anni si sono fatti largo nella società?

Homo homini lupus“, lo diceva già Plauto più di duemila anni fa, quando ancora non esistevano la società globale e i suoi mille difetti, quando gli squali stavano soltanto in mare e non in borsa, e la parola “spread” sarebbe suonata come il verso di qualche strano animale e avrebbe fatto ridere invece che piangere. Eppure, nonostante duemila anni di storia fatta di scoperte e progresso, la vera “civilizzazione” sembra essere ancora lontana e gli uomini, sotto sotto, restano sempre bestie.

Bestie“, esattamente inteso in questo senso, è la parola che dà il titolo al nuovo lavoro dei Criminal Jokers. La band toscana torna alla ribalta dopo il successo di “This was supposed to be the future” – album di debutto datato 2009 – e sceglie di farlo con dei cambi molto significativi che riguardano l’etichetta (42 records), la formazione e soprattutto il cantato: come diversi artisti e gruppi – soprattutto nell’ambiente dell’alternative rock – anche i Criminal Jokers lasciano l’inglese da parte per comporre canzoni in italiano, ed il risultato non ha nulla da invidiare a quelli raggiunti con l’idioma d’Albione.

È una tendenza, questa, che si sta diffondendo a macchia d’olio e sicuramente anche la band guidata da Francesco Motta ne ha subito l’influenza, certo è che la scelta di abbandonare l’inglese a favore dell’italiano non è dettata soltanto da una mera questione di moda o corrente artistica che dir si voglia, ma assume un significato più importante se associato ai messaggi di critica di cui “Bestie” è pregno. Si parla della società in “Bestie”, dei suoi difetti e di quanto le cause di questi difetti in fondo vadano cercate dentro di noi, e raccontarlo con una lingua che non sia la nostra non sortirebbe lo stesso tremendo effetto.

È un album solido quello dei Criminal Jokers, che avanza con un incedere fintamente ciondolante ma inarrestabile, una lucida critica interiore travestita a tratti da sadica litanìa e a tratti da rabbioso sfogo, il tutto immerso in un irideo miscuglio di generi diversi e complementari figlio dei migliori eighties, quelli che sapevano mescolare il punk più sudicio con le più eteree armonie elettroniche e il classicismo degli archi con riff elettrici oscuri.

L’effetto è di quelli che restano impressi: si parte con la title-track e il ritmo inflessibile scandito da oscuri cori apre le porte di un inferno travestito da cruda realtà, ci lasciamo prendere per mano da un sound inquietante ma avvolgente che corre lungo il binario della dark wave e pian piano cambia sembianze, e poco importa che siano quelle del punk, dell’alternative o del rock elettronico, quel che conta è il percorso, affascinante, oscuro e tortuoso quanto basta per non stancare e tenere alta l’attenzione verso le liriche, perché “Le parole son qualcosa di importante“. Sono proprio le parole, scandite da una voce – quella di Francesco Motta – volutamente più vicina alla lettura in prosa che al canto, a rendere efficaci i cambi di scenario tra un brano e l’altro ed a trasformare persino apparenti filastrocche in macabre descrizioni della crudeltà degli uomini.

C’è una maturità compositiva più che evidente in “Bestie”, sia negli arrangiamenti – splendidi – sia nella stesura dei testi: non ci sono parole buttate a sproposito e non ci sono astuti riempitivi, ci sono invece metafore incisive (ne è un esempio “Tacchi alti”, tra i migliori brani dell’album), sottili ironie, realistiche visioni e parole cadenzate di volta in volta secondo la formula che meglio si adagia su di un tappeto sonoro che rappresenta contemporaneamente il passato, il presente e forse il futuro della band. Ci sono tracce evidenti del sound di “This was supposed to be the future”, e ci sono le influenze – tra gli altri – di Nada e Zen Circus, illustri collaborazioni di questi anni del gruppo, ma anche un’evidente impronta di originalità, di un’interpretazione personale che per quanto sfrutti sapientemente queste influenze sappia mantenere un’identità propria, un misto di disillusione, cattiveria punk e canzone d’autore (‘chè il cantautorato non veste sempre i panni del pop) che si rivela in fin dei conti la vera forza motrice della formazione toscana.

“Bestie” è un viaggio nell’abisso delle contraddizioni umane, una traversata apparentemente tranquilla che porta dritta “Nel centro del mondo”, ma che lentamente corrode la barca, lasciandoci affogare adagio nel fiume dei nostri stessi errori. I Criminal Jokers decidono di rischiare e il loro album parla per loro, un album impegnato e impegnativo, di quelli di cui spesso si sente bisogno, che parla di come in fondo tutti siamo fatti e certamente non ridà fiducia nel futuro della società e nell’uomo in generale – anzi – ma nel futuro della musica di casa nostra sì, e non è da tutti…

 

Written by Emanuele Bertola

 

 

Tracklist

1. Bestie

2. Fango

3. Quando arriva la bomba

4. Da solo non basti

5. Cambio la faccia

6. Lendra

7. Tacchi alti

8. Adesso mi alzo

9. Occhi bianchi

10. Nel centro del mondo

 

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