Intervista di Michela Zanarella ad Alessandro Vizzino ed al suo “Sin”

Intervista di Michela Zanarella ad Alessandro Vizzino ed al suo “Sin”

Ott 9, 2012

Alessandro Vizzino nasce nel novembre del 1971 a Latina, dove tuttora risiede. Lavora in ambito informatico, progettando e gestendo siti web. La sua professione gli consente di viaggiare spesso all’estero, dove ha anche stabilmente soggiornato per circa due anni e mezzo.

Sin da bambino si avvicina e s’appassiona alla scrittura. Una fiamma che non smetterà mai di ardere, in tutti i suoi anni a seguire. Nel cassetto una moltitudine di stralci, storie, racconti, romanzi compiuti, romanzi mai terminati.

Sin” è la sua prima opera edita.

 

M.Z.: Il tuo essere Scrittore da cosa è nato? Come ti sei avvicinato alla Scrittura?

Alessandro Vizzino: Ritengo che avvicinarsi alla scrittura ed essere scrittori siano due processi assolutamente diversi, per quanto posseggano inevitabilmente alcuni punti di congiunzione. Scrivere è da sempre la mia passione, dal periodo della mia adolescenza, quando i racconti iniziavano e non terminavano mai, quando la giovane età trasportava banalità messe su carta che a quel tempo mi sembravano intuizioni illuminate, quando la scrittura diventava il rifugio di un carattere ancora chiuso, introverso, che aveva bisogno di un foglio di carta e una penna (non in senso metaforico, erano ancora anni senza Pc) per esternare al meglio i bollori di un animo in perpetua ricerca di se stesso. Poi è mutato il mio carattere, i temi del mio scrivere, la forma, ma non si è mai modificata o affievolita la passione. Ammesso che possa ritenermi davvero tale, sono invece diventato uno scrittore quando ho deciso, nonché avuto la possibilità, di affrontare un percorso di tipo professionale: attingere a un’età più adulta, a maturate esperienze di lettura, a contenuti e stili che non riguardassero più solo me stesso ma s’interfacciassero anche con le esigenze del pubblico, eliminando i comuni errori di un neofita e tentando di farne, se non una professione, quanto meno un’arte di cui si riconoscono i criteri.

 

M.Z.: Hai pubblicato SIN, un romanzo thriller. La storia è appassionante, ricca di colpi di scena. Una breve traccia del contenuto.

Alessandro Vizzino: Descrivere SIN senza correre il rischio di straripare in pagine e pagine di spiegazioni non è cosa semplice, almeno per me. Non tanto per il fatto che sia un romanzo corposo, voluminoso, quanto per la moltitudine di sfumature che ne caratterizzano l’insieme. Potrei definirlo un romanzo a doppio livello, quello narrativo e quello contenutistico, qualità che cerco sempre di conservare in qualsiasi cosa io scriva. In sostanza non una storia fine a se stessa, bensì un racconto che sotto il velo del thriller, della tensione, dei colpi di scena continui, nasconde un messaggio sociale chiaro ma mai urlato, delineato ma non ostentato. La storia è ambientata in un futuro molto prossimo, quarant’anni dopo i nostri giorni, in un mondo che, all’esterno come all’interno degli animi, è cambiato. Non si è stravolto, ha semplicemente proseguito nell’involuzione che attualmente possiamo vedere ogni giorno guardandoci intorno. Non uno scenario fantascientifico, quindi, bensì semplicemente futuribile, la trasposizione di ciò che siamo oggi quattro decenni avanti, nell’ipotesi, ahimè probabile, che l’uomo non si accorga per tempo di dover invertire la rotta, sotto tantissimi aspetti. All’interno di tale contesto, dieci personaggi tra loro sconosciuti vengono introdotti in un appartamento di massimo confort. Lì inizieranno la loro lotta per la sopravvivenza, comprendendo pian piano i tantissimi e oscuri legami che li coinvolgono l’un l’altro, fino a un finale chiarificatore e sorprendente, nonché, per il messaggio che lancia, assai allucinante.

 

M.Z.: Ognuno nella vita ha almeno un peccato. Ma non tutti lo sanno. Ci confessi un peccato da scrittore?

Alessandro Vizzino: La vanagloria.

 

M.Z.: Una tua riflessione sul mercato editoriale italiano. Cosa pensi dell’editoria a pagamento?

Alessandro Vizzino: Io credo che il mercato editoriale italiano risenta, come molti altri settori della nostra società, dell’eccesso di democrazia. Mi spiego, per non correre il rischio di essere banalmente frainteso da chi si ferma alla superficie delle parole. L’auto-pubblicazione e lo sviluppo delle risorse web ha permesso, negli ultimi anni, a chiunque desideri attribuirsi l’appellativo di scrittore o poeta, di poterlo fare. Ho parlato appositamente di auto-attribuzione, vale a dire un processo per cui per essere scrittori non serve essere riconosciuti tali da pubblico e critica, poiché chiunque ormai può pubblicare e ritenersi tale, anche chi fa della lingua un uso vagamente astratto e improvvisato. Quest’enormità di proposta ha scoraggiato persino le selezioni dei grandi editori, che per non dover scavare tra cumuli di letame per trovare un piccolo gioiello, preferiscono ormai non scavare e basta, attendendo piuttosto che un autore di talento sappia emergere, in una prima fase, da solo, oppure deviando su pubblicazioni di facile successo e d’infimo spessore letterario, tra veline, calciatori e deprimenti sfumature multicolori, per non parlare di saghe di piccoli maghi occhialuti e vampiri top-model. Chi ne fa le spese, all’interno di un sistema siffatto, è il narratore che ha davvero qualcosa da raccontare. Parlo in senso generale e certamente non di me stesso. L’editoria a pagamento si è infilata in tale sistema, ma anche intorno a questo tema si potrebbe aprire una discussione infinita. Mi limiterò a dire che rifuggo con decisione dalla definizione “editoria a pagamento” quasi a definire un’editoria del tutto insana, marcia, amorale. Io credo che la suddivisione debba piuttosto essere fatta tra editori professionali e non professionali, tra seri e disonesti. Un buon programma editoriale, per quanto con contribuzione economica dell’autore, se completo e valido, può essere un trampolino di lancio molto più opportuno di altri, soprattutto rispetto a editori che, a prescindere da richieste di contributo o meno, si limitano a fare i tipografi, lasciando al singolo autore tutto il resto del lavoro, immane, che ci sarebbe da mettere in atto.

 

M.Z.: Dal 2000 al 2012 c’è secondo te un autore di importanza ragguardevole? Una tua riflessione sul Premio Strega ed altri premi come Il Bancarella.

Alessandro Vizzino: Credo che i Premi, almeno a livello medio-alto e non altissimo, siano ancora espressione e fucina di validità e spessore letterario. Lo Strega, dopo la rivoluzione “ammanitiana”, non mi sembra che negli ultimi anni abbia saputo tirar fuori grandissime proposte, tra i vincitori. In qualche caso ha anche incensato autori dalla dubbia padronanza linguistica, al di là dei contenuti. Il Bancarella continua invece a sfornare grande capacità narrativa, a mio avviso, e Marcello Simoni ne è recente testimonianza. Consiglio anche Roberto Costantini.

 

M.Z.: Secondo te la Fiera Internazionale del Libro di Torino ha ancora quei presupposti di lancio del giovane autore?

Alessandro Vizzino: Da ciò che ho avuto modo di osservare, purtroppo non in prima persona, direi di sì.

 

M.Z.: Giorgio Faletti scrive: “Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore”. Il buio ha un colore secondo Alessandro Vizzino?

Alessandro Vizzino: Lo stesso del dolore e della paura.

 

M.Z.:  Una tua definizione di romanzo thriller.

Alessandro Vizzino: Ritmo, architettura, sorpresa e adrenalina. Se a questo aggiungiamo anche la parola “messaggio”, direi che il cocktail di un ottimo thriller è completo. Che SIN abbia questi ingredienti?

 

M.Z.: Progetti e ambizioni per il futuro.

Alessandro Vizzino: È appena uscito il mio secondo lavoro, La culla di Giuda, poliziesco dai tratti e dal ritmo assai diversi da SIN, per una mia costante ricerca del cambiamento e del rinnovamento. Nella medesima ottica, sto scrivendo un testo che spero, una volta pronto, di poter definire socialmente “importante”, la biografia reale e romanzata di un pentito di mafia, con una serie di risvolti veramente unici e rilevanti, narrato quasi in presa diretta. Infine un romanzo storico ad ampio respiro, uno spaccato della seconda guerra mondiale osservato secondo un’ottica differente da quella con cui da decenni ci viene raccontata e insegnata la storia, un’opera nel cassetto da quasi dieci anni, compiuta ormai per tre quarti e che reclama a gran voce il suo posto nel mondo.

 

Written by Michela Zanarella

 

SIN

MJM Editore

ISBN: 9788897463962

Prezzo di copertina: 14 Eur – 649 pagine

 

 

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