Resoconto dello spettacolo teatrale “Ferite”, nuova sfumatura de I Folli Attori

Resoconto dello spettacolo di venerdì 28 settembre a Roma, presso Effervescenze Culturali in via C. Santarelli.

 

 

Flavio Francucci è alle prese con un monologo intenso, viscerale, sporco di sangue, attraverso cui I Folli Attori presentano una nuova sfumatura del loro teatro. Sperimentazione, ricerca e coraggio; così i Folli affrontano uno degli avvenimenti più delicati di questi ultimi anni.

Basta parlare d’amore, facciamolo. Sì perché il tempo è poco, non sembra ma è così, è poco. La vita è come una scatola di cioccolatini… avrebbe detto il buon Forrest, non sai mai la tragedia che ti capita, conclude oggi Francesco.

Ferite” racconta di una tragedia, il nuovo millennio inizia dando i numeri, esattamente 6 e 3, sì, i 6.3 della scala Mercalli. Il palco è vestito d’un ragazzo vestito in pigiama, a posteriori tutto puzza di cemento armato e buio.

Trenta i suoi anni, gli ultimi indelebili, come i segni che porta sulla pelle, ma chi se ne frega di quelli, un po’ di fondo tinta e via, le ferite esistenziali sono le peggiori, non si nascondono, si presentano assieme alla tua anima, covano negli occhi. Ha il cuore sfregiato, ormai indolente nel ripartire, che solo il tempo curerà…

Il tempo? Sì, bella scusa. Il tempo cura l’abitudine ai dolori, parlo del tempo che contiamo nei minuti, mica quello che viviamo da innamorati, no lì il tic tac tic tac è galante, non disturba.

“L’amore per me è il profumo della pioggia d’estate”, dice il ragazzo.

Ha conosciuto una ragazza, forse ne è innamorato. Lo svela con una domanda al nonno, il saggio per eccellenza, e nelle sue risposte in dialetto da concludere a intuito, vuole rintracciare la chiave della vita, l’amore, le stelle, Dio, un po’ di verità.

“Nonno, è la donna della mia vita?”

“Dovresti prima chiederti se questa è la tua vita.”

“Io credo di amarla.”

“Allora è lei.”

E vai coi primi appuntamenti, i bacetti, gli imbarazzi, i prati, le prime volte, la felicità che prende una forma visibile, si fa accanto, d’improvviso cammina con te, per mano, e te la stringi forte, porta un sorriso grande come il Sole!

Ma la scatola di cioccolatini sta per finire, e i due ragazzi non ci pensavano minimamente, dopotutto chi è che ci pensava?

Già basta così? Già. E’ giunta l’ora bastarda, bastarda due volte, perché è buio, anzi tre, come l’ora maledetta, perché giunge dopo che avevano fatto l’amore più bello di sempre, più stretti, come fosse stato l’ultimo, come sarà l’ultimo. Il tempo di una doccia, per togliersi i peccati di dosso. Ma quale cazzo di peccati? Forse Dio ci tiene alle presentazioni. Forse Dio non esiste, le stelle nemmeno, vigliacche: “Se solo vuoi provarle a toccare muori anni luce prima.”

Un attimo muta il silenzio per sempre, qualcosa sta esagerando, richiede attenzione, è la terra, trema troppo forte…

“La capanna è l’ultimo dei miei pensieri.”

La fidanzata del ragazzo muore, i mattoni cadendo hanno alzato un nuovo muro, stavolta tra la vita e la morte. Buffo pensarci, scompare il sorriso di ogni cosa. Il ragazzo si salva, ma il suo cuore ha perso il tic tac galante, andrà in riserva d’ora in poi, rimarrà sporco di sangue. Basta così.

 “Il mio amore è in putrefazione dentro una cassa. E’ sorriso e vermi. Sorriso e vermi.”

Questa frase conclude l’opera, il capolavoro di Francesco Di Chio, la straordinaria interpretazione dell’attore Flavio Francucci.

“Ferite” è un testo di Francesco Di Chio, direttore di scena è Fabio Orlandi, a curare la regia è sempre Francesco Di Chio.

 

Written by Pietro De Bonis

https://www.facebook.com/pietrodebonisautore

 

Info:

www.folliattori.it

 

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