L’incisore e grafico olandese Maurits Cornelis Escher: il confine tra realtà ed illusione

L’incisore e grafico olandese Maurits Cornelis Escher: il confine tra realtà ed illusione

Set 28, 2012

Maurits Cornelis EscherChe cosa è esattamente la realtà? È qualcosa di oggettivo o è fondamentalmente un costrutto della nostra mente? Possiamo dire di condividere la stessa realtà di cui abbiamo però una visione soggettivamente differente, motivo per cui si può dire che i mondi esistenti sono prossimi all’infinito.

Se è vero che viene a mancare la corrispondenza tra realtà oggettiva e realtà percepita è vero che per noi quindi esiste solo la seconda, e che solo le scienze possono descrivere la prima. Quello che è certo è che l’uomo di cultura media nella sua vita quotidiana non ha ne gli strumenti ne il tempo per analizzare la realtà che lo circonda in maniera scientifica.

Quindi fondamentalmente passiamo le giornate facendo considerazioni errate su quello che accade intorno a noi non tanto e non solo per il fatto che non abbiamo una quantità sufficente di dati, infatti ne abbiamo anche troppi.

È quindi la selezione di alcune informazioni piuttosto che altre che ci permette di crearci il nostro punto di vista sulla realtà.

Quindi si può dire che non è solo quello che vediamo ad essere determinante nell’interpretazione visiva ma anche quello che non vediamo. Il cervello è una macchina, è una macchina così perfetta che riesce persino a risolvere i paradossi e i problemi percettivi. La mente quindi non permette di percepire le cose in maniera errata, o meglio le corregge formando una sua interpretazione.

Quando la realtà ci da delle  informazioni che portano verso una serie di interpretazioni errate che ci danno poi un quadro d’insieme fondamentalmente logico, almeno all’apparenza, possiamo parlare d’illusione.

L’illusione percettiva avviene quando crediamo di vedere qualcosa in un certo modo dato che la mente ha dovuto necessariamente reintepretare le immagini che riceve dall’esterno. È sicuramente questo il motivo per cui i disegni di Escher sono così belli ed efficaci. Escher era un ragazzo malaticcio che che all’età di sette anni venne messo in una scuola speciale e che venne bocciato in seconda elementare.

Era sicuramente molto bravo a disegnare fin da molto giovane anche se i voti nelle altre materie erano piuttosto bassi. Frequentò il corso di architettura della Harlem fino senza però finire gli studi.

Uno dei suoi disegni più famosi è sicuramente «Mani che disegnano» in cui il famoso disegnatore rappresenta due mani che si disegnano a vicenda, senza farci capire chi possa aver cominciato. Questa opera è un chiaro esempio di paradosso visivo, e concettuale, in quanto è logicamente impossibile che una delle due mani possa esistere senza l’esistenza dell’altra, ed è visivamente impossibile capire quale delle due cominci per prima.

Un altro suo disegno importante è «Cielo e acqua» , dove con un gioco di luci e ombre Escher tramuta dei pesci in acqua in uccelli nel cielo.

Quando si osservano le sue opere proviamo sia un piacere estetico, dovuto al fatto che è un bravo disegnatore, sia il piacere della scoperta e della comprensione logica, in quanto dobbiamo spingerci e sforzarci a capire cosa sta accadendo esattamente in quello che abbiamo davanti agli occhi. Il lavoro di Escher, nonostante la sua mancanza di conoscenze nell’ambito della matematica, ha forte collegamenti con questa scienza, infatti alcuni sui disegni dimostrano una sua conoscenza intuitiva della geometria e della prospettiva. Infatti è con queste ultime due che gioca in maniera incredibile in «Relatività».

In questo disegno non vige una sola legge di gravità, ma bensì 3, ognuna ortogonale all’altra. Ovviamente quando lo si guarda è impossibile dare un ordine logico a quello che si vede, e non si può fare a meno di provare un certo smarrimento per poi finire con un sorriso dovuto alla resa di fronte a questo paradosso visivo inspiegabile.

Quando ci troviamo di fronte a un tale utilizzo astruso e assurdo di prospettive le strade percorribili sono le due: possiamo o semplicemente abbandonare il tentativo di dare un interpretazione come se ci trovassimo di fronte a un quadro astratto di picasso, o possiamo cercare una logica, rimanendo però delusi e allo stesso tempo affascinati dalla capacità geniale di questo disegnatore.

Uno dei suo lavori più astratti è certamente «Metamorfosi» in cui un immagine di un piccolo villaggio sfuma lentamente prima in una serie di cubi e poi infine in disegni bidimensionali in stile orientale. Questo disegno si potrebbe quasi definire una metafora della visione che da una parte ci presenta una realtà normale che però è geometricamente composta di immagini tridimensionali, quindi i cubi, che però sono fatti, almeno concettualmente, da immagini bidimensionali.

Nel complesso possiamo dire che Escher, ha lasciato a bocca aperta milioni di persone, sia appassionati di matematica che hanno cercato a lungo di comprendere il valore scientifico delle sue opere sia i comuni mortali che ne hanno apprezzato l’immensa fantasia e capacità di creare illusioni.

 

Written by Lorenzo Carbone

 

Maurits Cornelis Escher (Leeuwarden, 17 giugno 1898 – Laren, 27 marzo 1972) è stato un incisore e grafico olandese. È conosciuto principalmente per le sue incisioni su legno, litografie e mezzetinte che tendono a presentare costruzioni impossibili, esplorazioni dell’infinito, tassellature del piano e dello spazio e motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti. Le opere di Escher sono molto amate dagli scienziati, logici, matematici e fisici che apprezzano il suo uso razionale di poliedri, distorsioni geometriche ed interpretazioni originali di concetti appartenenti alla scienza, sovente per ottenere effetti paradossali.

 

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