“Pane e tempesta”, libro di Stefano Benni – recensione di Fiorella Carcereri

“Pane e tempesta”, libro di Stefano Benni – recensione di Fiorella Carcereri

Set 23, 2012

Stefano Benni è nato a Bologna nel 1947. Autore molto prolifico, scrive in particolare di satira, fantapolitica e costume.  Tra i libri più famosi pubblicati con Feltrinelli: “La Compagnia dei Celestini” (1992), “L’ultima lacrima” (1994), “Bar Sport” (1997), “Saltatempo” (2001), “Margherita Dolcevita” (2005), “La grammatica di Dio” (2007).

Ciò che è sorprendente di Stefano Benni, ancor più della sua comicità unica ed irresistibile, è la  capacità di inventare e dare vita a personaggi ed ambienti che sanno essere lo specchio fedele della realtà così come a creature e luoghi che ne sono l’esatto contrario,  frutto di un’immaginazione straordinariamente fervida.

Pane e tempesta”, romanzo pubblicato da Feltrinelli nel 2009, ne è l’esempio.

Gli abitanti di Montelfo vivono nella loro semplice, e allo stesso tempo, magica quotidianità, in simbiosi con un vecchio bosco  pieno di misteri inquietanti.

C’è il vecchio Archimede, coscienza storica e filosofica del paese, che si sposta su di una sedia a rotelle a motore. C’è Terenzio Treottanta che anni prima aveva preso una scossa a trecentottanta volt e da allora “possedeva un solo capello e durante i temporali veniva usato come parafulmine”. C’è il geometra Saverio Scrocco, “il mangiatore a ufo più pericoloso della valle”. E poi Melone, lo scemo del paese, “assai stimato come profeta”.

E  c’è infine la mitica Mannara, la strega dei cani. “Era una vecchiaccia gobba e claudicante, con uno scialle nero in testa, occhi e baffi da faina. Al suo passare, annunciato dal cigolio della carriola, tutti distoglievano lo sguardo.  Camminava sempre seguita da una frotta di cani. Erano una dozzina, e trottavano in perfetta fila indiana. Li aveva addestrati così per evitare che andassero sotto le macchine. Erano di tutte le taglie e di tutti i colori e avevano una particolarità: erano i cani più brutti, rattoppati e malfatti della zona. La Mannara aveva una speciale abilità nel trovarli e curarli. Non aveva mai rottamato un quadrupede. Il suo preferito si chiamava Mottarello, ed era perfettamente diviso a metà, la metà dietro era nero e pelato con le zampe storte, la metà davanti bianco e irsuto con le zampe dritte. La leggenda diceva che la Mannara lo avesse creato cucendo insieme le parti sane di due cani straziati da un camion. Seguivano poi cani zoppi, rognosi, mutilati, con le orecchie smangiucchiate, mezzi ciechi e sordi. Alcuni di essi avevano protesi, quali zampe di legno e code di corda…”.

Gli abitanti di Montelfo non perderanno l’innato ottimismo nemmeno quando verranno colpiti da una terribile carestia. Il loro segreto?  L’essere esclusi dai meccanismi delle grandi crisi monetarie e la consapevolezza che ogni giorno è prezioso: “E anche se il vento ci soffia contro, abbiamo sempre mangiato pane e tempesta, e passeremo anche questa”.

Questo romanzo è un libro-investimento, uno dei rari che non passa mai di moda, un insieme di storie perennemente attuali, come sempre attuali sono vizi e debolezze della natura umana di cui Benni ci regala qui caricature straordinarie.

 

 Written by Fiorella Carcereri

 

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