Resoconto della mostra collettiva di pittura “4 Way Street”, Mantova

Resoconto della mostra collettiva di pittura “4 Way Street”, Mantova

Set 18, 2012

Ha chiuso da pochi giorni la collettiva “4 way street” curata da Luca Beatrice a Palazzo Te a Mantova. In mostra Massimiliano Alioto, Agostino Arrivabene, Giorgio Ortona e Bernardo Siciliano. Quattro artisti estremamente diversi, così differenti che è quasi impossibile che un visitatore li ami tutti e quattro.

Alioto dipinge la natura, che però è sempre violata. In mostra due temi ossessivamente ripetuti: copertoni bruciati in mezzo a pic nic tra i campi e pecore con palloni da calcio in testa.

Metafore sin troppo ovvie e scontate, disegni spesso approssimativi, frequente l’uso del solo disegno, senza colori, ma anche gli oli spesso risultano monocromatici  (si veda la serie fantasiosamente chiamata “Pecora”)..

Ortona e Siciliano sono in sale contigue ed è difficile distinguerli, perché entrambi disegnano palazzi, anche se Siciliano a volte sconfina e ritrae anche strade. Ortona fa visioni metropolitane. Il suo tratto è ossessivo, passa e ripassa sulle linee, rigide e dritte che paiono tirate con la squadra.

I colori sono spenti, come quelli delle pellicole in cinemascope, e spesso si fondono tra loro in macchie di non finito. La composizione ordinata, precisa e fotografica, tiene sempre conto dei rapporti tra volumi e normalmente utilizza una luce zenitale e cruda.

Fa cantieri, case che cadono a pezzi, finestre umbertine e ama le palazzine, ricordando molto diversi fotografi italiani degli anni 70. Siciliano usa l’olio su tela come fosse un pastello, il disegno risulta non definito, di modo che l’opera abbia un che di onirico, anche qui i palazzi sono precisi, disegnati con la squadra, ma la luce è sempre calante e l’immagine finale è cupa.

Poi c’è Arrivabene. Chi scrive è una fan di Arrivabene, ma credo che i visitatori della mostra non possano non essere rimasti toccati dal suo sfarzo, dalla sua tecnica completamente diversa da quella dei colleghi. In primo luogo Arrivabene dipinge la figura. In secondo luogo, si richiama non alla realtà, ma al mito. In terzo luogo, dipinge secondo tecniche antiche e i suoi quadri scintillano di fatto (in alcuni di essi, all’olio è mischiata la polvere d’oro). Non esiste il non finito, la linea tracciata con la squadra o la beffa satirica in lui.  E’ tutto celebrale ed emotivo al tempo stesso.

Due grandi tele in mostra, “Rapture “Ganimede”, accompagnato dal suo studio (Arrivabene tiene sempre traccia di come ogni sua tela nasce) e “Nuotatore di abissi”.

Ogni olio presente (su lino, su tela, su tavola, su legno) è accomunato dalla tematica del viso invisibile, spesso perché nascosto da materia incomprensibile, che pare grumolosa ed aliena e che Arrivabene chiamava nube batterica. Una evoluzione di temi già toccati con il ciclo Isterie Plutoniche, in particolare in quadri come “Ade Bacterico”, “Autoritratto con nube batterica”, o “Ea exit”.

Si veda in particolare l’olio che è ispirato al tema dell’Anticristo, “Cornu parvulum”. Altrove, il viso è nascosto con altri sortilegi, così come in “Pizia”o in “Crisiostomo”. Ormai i paesaggi di Arrivabene, che un tempo si scorgevano alle spalle delle figure, paiono essere scomparsi.

Il fantastico però continua a pesare, sotto forma di inquietante e di alieno. Arrivabene usa la sua grande cultura per mischiare storie e fare similitudini e crasi che portano a creare nuovi miti e nuovi mondi, intrisi di pittura sacra rinascimentale e barocca del 300. Quadri che l’artista crea nei suoi tre studi di Gradella: lo studio scarlatto, lo studio azzurro e lo studio giallo, usati in base alla luce che ricerca per il componimento.

 

Written by Silvia Tozzi

 

One comment

  1. francesca /

    guardate come l aria vagamente fumettistica aleggia ne lavori di arrivabene opere cartomantiche che s ispirano a nerdrum e bottoni e chissa chi altro fa sorridere

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