Intervista di Pietro De Bonis a Nicoletta Bortolotti ed al suo “E qualcosa rimane”

Intervista di Pietro De Bonis a Nicoletta Bortolotti ed al suo “E qualcosa rimane”

Set 18, 2012

“Papà e mamma erano il nostro rumore. Io e te il loro silenzio. Io sognavo l’amore, tu lo facevi. Io sono rimasta. Tu te ne sei andata. Ho continuato a cercarti. Poi ho capito che un amore da lontano non è un amore da meno.”

 

Nicoletta Bortolotti è nata in Svizzera e vive in provincia di Milano.

Lavora come redattrice e ghost writer in una grande casa editrice italiana, e ha firmato diversi libri di successo per ragazzi. Questa è la sua prima incursione nella narrativa per adulti. Mamma di due bambini, trova il tempo per scrivere in treno.

Per Baldini & Castoldi Dalai il libro umoristico “Neomamme allo stato brado” (2005). È autrice del romanzo “Il filo di Cloe” (Sperling & Kupfer, Milano 2007).

Il romanzo di cui parleremo oggi è “E qualcosa rimane” edito da Sperling & Kupfer.

 

 

P.D.B.:  Ciao Nicoletta, insomma scrivi anche sui treni delle ferrovie Nord? (Sorrido)

Nicoletta Bortolotti: Non “anche”, ma “soprattutto”! Perché sprecare tre ore al giorno di viaggio lamentandosi dei ritardi, di non avere tempo per sé, di lavorare lontano? Fare la pendolare è un sacrificio che però può riservare delle belle sorprese, come per esempio avere una “casa mobile” dove potersi ritagliare un piccolo spazio per la scrittura e la creatività… Ma solo se ci si riesce a sedere con il portatile sulle ginocchia e se il tuo vicino di scompartimento non sta urlando al cellulare…

 

 

P.D.B.:  Smettere di vedersi però non è smettere d’amarsi, “e qualcosa rimane”?

Nicoletta Bortolotti: La frase che costituisce il tema principale del romanzo è “Un amore da lontano non è un amore da meno”. Non è detto che una forma d’amore sia uguale all’altra e che esista un unico modo giusto e “psicologicamente corretto” di amare. In tante famiglie ci sono persone che in alcune fasi della vita riescono a volersi bene solo da lontano. Ma non per questo il legame è meno forte. Certo, se poi si riescono a superare i malintesi, i dissapori, le gelosie o le incomprensioni che magari hanno approfondito la distanza per riuscire finalmente ad amarsi da vicino, è molto meglio. E aiuta a crescere. Ad amare in modo più maturo.

 

 

P.D.B.:  Scommetto sei una fan di Francesco di Gregori…

Nicoletta Bortolotti: I cantautori, molto presenti nel libro, sono stati un po’ la colonna sonora della nostra generazione. Oltre a De Gregori, anche De André, Guccini, Vecchioni… Hanno tradotto in musica e parole il nostro diventare grandi.

 

P.D.B.:  La sensibilità rara è cara secondo te?

Nicoletta Bortolotti: Rara e cara fanno rima. Risponderei di sì per due ragioni che hanno a che fare con il duplice significato della parola “cara”. La sensibilità è “cara” perché rende “care” le persone: crea affetto, empatia, vicinanza, comprensione. Ed è “cara” perché costa. Molto spesso, infatti, spinge a esporsi senza difese con il rischio di rimanere delusi. O al contrario a chiudersi in se stessi proprio per scongiurare il pericolo.

 

 

P.D.B.:  La copertina del tuo romanzo “E qualcosa rimane” è una copertina bellissima, l’hai scelta te?

Nicoletta Bortolotti: È vero, è molto bella. L’ha scelta scelta l’editor che ha curato il romanzo. Prima avevano proposto un’altra immagine, ugualmente bella, ma più fredda. Quando mi hanno mostrato la “ragazza con la bolla” ho esclamato: è lei! Questa immagine parla moltissimo del rapporto fra Viola e Margherita, le due sorelle protagoniste del romanzo: sbarazzino e profondo, giocoso e saggio, profondamente allegro e profondamente triste. Come l’infanzia che se ne va in punta di piedi.

 

 

P.D.B.:  Ti piace la poesia Nicoletta?

Nicoletta Bortolotti: Moltissimo. Per anni e anni ho scritto esclusivamente poesie. Mi piace anche leggerla. Luzi, Cucchi, Neri, De Angelis, ma anche Octavio Paz, Sereni… Leggere poesia è una palestra formidabile per affinare e sciogliere la scrittura, per elevarla dalle metafore banali.

 

P.D.B.:  Grazie Nicoletta per la tua disponibilità!

Nicoletta Bortolotti: Grazie a te e a chi ha la pazienza di leggere J

 

 

“Quando un’intervista vista l’ora è appena finita, una nuova intervista è appena iniziata. Un’intervista per amare, per sognare, per vivere…”

Written by Pietro De Bonis, in Marzullo

https://www.facebook.com/pietrodebonisautore

 

Info:

https://www.facebook.com/EQualcosaRimane

 

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