“L’ultimo viaggio di mio fratello Arthur” di Isabelle Rimbaud – recensione di Rebecca Mais

“L’ultimo viaggio di mio fratello Arthur” di Isabelle Rimbaud – recensione di Rebecca Mais

Set 11, 2012

“Devo a lui se oggi so che cosa sono il mondo e la vita, la felicità e il dolore. Distinguo che cos’è vivere, soffrire, morire. Conosco anche quella delizia che viene chiamata dedizione, e soprattutto, ho percepito l’ineffabile beatitudine di amare in modo incondizionato una persona del mio stesso sangue, un essere sacro – ah! di quale essenza pure e divina è l’affetto fraterno! – di amarlo nella gioia, nel cimento, nel dolore, proiettandomi con la mente e il cuore verso di lui; […]”

Maggio 1891. Arthur Rimbaud, di rientro da un viaggio in Africa, subisce l’amputazione di una gamba a Marsiglia. La sorella accorre afflitta ed in seguito all’operazione riporta il fratello a Roche per poter recuperare le forze perse.

Ma la salute del fratello si aggrava inaspettatamente ed Isabelle lo accompagna nuovamente all’ospedale di Marsiglia dal quale non farà più ritorno.

Libretto di pregiata fattura, edito, in sole duemila copie singolarmente numerate, da Via del Vento Edizioni, collana Ocra Gialla (Testi inediti e rari del Novecento), dicembre 2009, “L’ultimo viaggio di mio fratello Arthur” è la descrizione della sorella di Arthur Rimbaud degli ultimi mesi di vita del fratello.

È la narrazione di come un fratello ed una sorella possano ritrovarsi grazie ad (o a causa di) uno sfortunato evento come la terribile malattia che lo colpì. La vita di Isabelle cambiò radicalmente e per assistere il fratello rinunciò ad un matrimonio di convenienza che l’avrebbe condotta ad una vita infelice.

Rinunciò ad alcuni mesi della sua vita per trascorrerli nella stanza d’ospedale di Arthur e soffrì anch’essa cercando però di cogliere ogni gesto d’affetto del poeta, ogni parola ed ogni sguardo.

E presumibilmente le sue parole ebbero l’intento di esaltare la figura di quel fratello che lei sapeva, o perlomeno intuiva, sarebbe stato ricordato dai posteri per i suoi versi oggi immortali.

Sembra infatti che Isabelle non rinunciò a modificare a suo piacimento gli scritti di Arthur e a falsificarne degli altri.

Ma è indubbio l’amore che legava i due e le dobbiamo essere grati per averci permesso di seguire l’amato poeta al capezzale negli ultimi giorni di vita e di compiere con lui quell’ultimo, lungo e doloroso viaggio.

Desideroso di vivere fino alla fine, egli visse con noia e rassegnazione i momenti più dolenti della sua malattia.

In un tempo in cui la morfina era stata scoperta da ormai quasi un secolo ma non era ancora adoperato negli ospedali, dovette penare senza tregua, tra la speranza che i medici riuscissero ad alleviare la sua condanna e l’accettazione di un destino che era stato ormai scritto dal cancro che lo stava dilaniando.

Un volumetto che non può mancare nelle biblioteche di coloro che amano la poesia del grande autore francese e che desiderano venire a conoscenza dei retroscena dell’ultimo tragico  periodo di vita e dei suoi estremi aneliti.

 

Written by Rebecca Mais 

 

 

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