“Una storia semplice”, romanzo di Leonardo Sciascia – recensione di Nino Fazio

“Una storia semplice”, romanzo di Leonardo Sciascia – recensione di Nino Fazio

Ago 21, 2012

Un giallo che smentisce la convinzione comune secondo la quale il valore del libro è direttamente proporzionale al numero di pagine: sessanta pagine bastano e avanzano quando l’autore gode di facilità di scrittura e limpidezza  di pensiero. Bastano a Leonardo Sciascia per imbastire una trama degna del miglior capolavoro di Agatha Christie, corredandola di risvolti etno-antropologici ed esistenziali.

Insomma Una storia semplice che proprio semplice non è. Quando il telefono del comando di Polizia di Monterosso squilla sono le 9 e 37 della sera e, trattandosi della vigilia della festa del santo patrono, il commissariato è deserto. A rispondere è il brigadiere Antonio Lagandara; dall’altro capo del telefono un certo Giorgio Roccella chiede aiuto alla polizia per una scoperta fatta nella sua casa di Monterosso, disabitata ormai da anni.

Quando il giorno dopo il brigadiere si reca alla villa del Roccella, lo troverà cadavere, accanto ad un  messaggio estremo, forse di protesta: “Ho trovato.”. Un brigadiere che vuole a  tutti i costi ricercare la verità, andando oltre le più scontate apparenze; una storia che però deve rimanere semplice, senza montature e  ipotesi bizzarre. «Signor questore…» intervenne il brigadiere. Quello che hai da dire, lo dirai poi nel tuo rapporto…Intanto…»: ma non sapeva intanto cosa ci fosse da dire o da fare se non ripetere: «Suicidio, caso evidente di suicidio».[…] E rivolto al procuratore e al colonnello: «Questo è un caso semplice, bisogna non farlo montare e sbrigarcene al più presto…Vai a scrivere il rapporto, subito».”

La scrittura scorrevole e garbata e il registro colloquiale facilitano la lettura e ben si sposano con l’innata avidità che un vero giallo stuzzica nel lettore. La mafia, sebbene mai tirata in ballo direttamente dall’autore, è una presenza per l’appunto invisibile che, però, domina la scena. Sullo sfondo le annose accezioni della “sicilianità”, la sonnolenza e l’indolenza che aleggiano nell’aria, colpendo anche chi, nella Sicilia, si trova semplicemente per lavoro.

Così anche l’uomo della Volvo, uscendo dal commissariato – dopo varie vicissitudini e alcuni giorni di ingiusta detenzione – rinuncia a contribuire ulteriormente alla ricerca della verità. “Pensò di tornare indietro, alla questura. Ma un momento dopo: «E che, vado di nuovo a cacciarmi in un guaio, e più grosso ancora?». Riprese cantando la strada verso casa”. “Una storia semplice” prima ancora che un giallo è una seria indagine sulle residue possibilità di concretizzare quello che spesso è stato un ideale da sbandierare: la giustizia.

Non a caso la citazione dello scrittore svizzero Dürrenmatt,  posta da Sciascia in apertura del romanzo, così recita: “Ancora una volta voglio scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia”. E la verità, sebbene in maniera parziale e accidentale, verrà a galla in un colpo di scena finale, per poi essere accomodata definitivamente dietro una ufficiale versione di comodo.

È suggestivo inoltre notare come la pubblicazione del De profundis alla giustizia sia coincisa, per volontà testamentaria, con la morte dell’autore siciliano, quasi a voler conferire al romanzo, legando idealmente le due morti, un valore di testamento spirituale.

 

Written by Nino Fazio

 

2 comments

  1. luciano /

    in circa sessanta pagine un giallo-denunzia coinvolgente ed entusiasmante , scritto in un italiano fluente e bellissimo!
    Sciascia ci ha lasciato questo piccolo capolavoro in eredità il giorno della sua morte .

    • Nino Fazio /

      Hai ragione, Luciano (permettimi il tu).Avremmo ancora tanto bisogno della sua lucidità e profondità di pensiero!

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