Intervista di Giuseppe Giulio a Guido Mattioni: suggerisco nuove maree al mondo

Intervista di Giuseppe Giulio a Guido Mattioni: suggerisco nuove maree al mondo

Ago 20, 2012

La scrittura è un dono che permette di immortalare nero su bianco parole che a volte segnano il nostro percorso di vita, ma soprattutto consente allo scrittore di poter vivere diverse e numerose storie, fatte di personaggi e luoghi, segnando la mente del lettore e l’introspezione dell’autore. I racconti e le poesie sono dei perfetti strumenti letterari che aiutano a comprendere e a interpretare dei mondi quasi paralleli, come se si vivesse tra realtà e finzione.

L’unico e solo artista in grado di scrivere in una sola pagina è lo scrittore, che grazie al suo legame con la realtà riesce a comporre storie che arrivano al cuore di chi legge, ma lo scrittore e la scrittura non racchiudono solo queste caratteristiche appena elencate, è anche uno strumento per poter interpretare le opinioni; le ideologie ed infine gli autori. Oggi questa antichissima forma d’arte si lega al giornalismo e alla sua bellezza professionale.

Nell’ultimo secolo, sono stati in molti i giornalisti che hanno legato la loro professione di viandanti del mondo, alla scrittura e alle sue più svariate forme. Il giornalismo è un ‘attività che ti consente di scrivere del mondo e di essere portavoce di chi non può urlare al mondo la propria libertà. Una professione che ti permette di costruire un grande baule, per racchiudere al suo interno diverse e piacevoli emozioni, per poi racchiuderle tutte in un solo libro come Guido Mattioni e il suo romanzo “Ascoltavo le Maree”.

Guido Mattioni, nomination al “The Global Ebook Awards 2012” di Los Angeles, è uno scrittore che grazie al suo ricco bagaglio, è riuscito a creare una storia acclamata dalla critica mondiale e dai lettori di tutto il mondo. Non ci resta che assaporare il vero suono delle sue maree.

 

G.G.: Susan Anderson ha scritto “questo romanzo è un viaggio nella notte oscura dell’animo umano”. Come definirebbe la sua anima?

Guido Mattioni: Innanzitutto ci terrei a premettere “chi” è Susan Anderson, e cioè una brava e stimata romanziera americana di Chicago. E aggiungerei anche il “dove” ha scritto queste parole, ovvero in una sua recensione, per me estremamente lusinghiera, uscita sul sito Goodreads, che è il più grande bookclub virtuale del mondo, con 7 milioni di iscritti. Recensione lusinghiera per quello che Susan ha scritto, per le 5 stelle che mi ha assegnato, ovvero il massimo, ma direi soprattutto – almeno ai miei occhi – proprio per il fatto che il suo giudizio non è quello di un lettore della domenica, ma di una collega scrittrice.

 

G.G.: Giusto, ma l’anima?

Guido Mattioni: Facciamo un accordo: parliamo piuttosto di “animo”, nel senso della mia dimensione interiore, ma pur sempre umana, così la cosa si fa meno impegnativa per uno come me, ovvero uno come tutti. Se me lo consentite resto insomma sulla terra e lascio agli uomini di fede o a qualcuno più in alto l’analisi della mia anima. Prima o poi ci passerò anch’io da quell’analisi…

 

G.G.: Giusto anche questo: concesso.

Guido Mattioni: Bene, così mi sento l’anima, pardon l’animo, molto più leggero. Il primo aggettivo che accosterei al mio animo è senz’altro “leggero”, in quanto ho la fortuna di attraversare una stagione della mia vita – stagione importante, a giorni compirò sessant’anni – con la gradevole sensazione di essere un uomo in pace con gli altri e che non deve nulla a nessuno. Fino a oggi questo è stato un principio fermo di tutta la mia vita, e per me il più importante: ovvero arrivare sempre e soltanto fin là dove mi potevano portare le mie forze, senza dover sottostare a compromessi. E intendo concludere la mia vita restando fedele a questa regola. Insomma, il mio animo è “leggero” perché so di non dovere nulla a nessuno. È anche un animo “grato” al destino per avermi ridato questa seconda vita dopo una prova durissima e dolorosissima attraverso la quale ero passato dieci anni fa e che mi aveva fatto quasi pensare che la mia vita sarebbe finita lì. Ma questo, se me lo consentite, è un fatto troppo privato e preferirei non andare oltre.

 

G.G.: Comprendiamo. Allora le chiedo: perché ha scelto questo titolo – “Ascoltavo le maree” – per il suo romanzo?

Guido Mattioni: Ottima domanda, perché sempre nell’ambito dell’animo restiamo. Io, friulano, uomo di provincia, sono un metropolitano per forza – dal 1978 vivo infatti a Milano per lavoro – che adora invece la natura. Anzi, come nel mio romanzo preferisco scrivere Natura, con la rispettosa maiuscola che tutti le dobbiamo. Io, almeno, glielo devo. In quel periodo buio della mia esistenza volavo appena ne avevo l’occasione a rifugiarmi oltre Oceano, sulla costa sud orientale degli Stati Uniti, in un luogo dolcemente selvaggio, struggentemente bello e a me molto caro – Savannah, in Georgia – là dove vivono tanti miei adorabili amici…

 

G.G.: Erano fughe?

Guido Mattioni: Sì, senz’altro, e quelle sì erano fughe dell’anima, ben più che dell’animo. La Natura che c’è là, una Natura che ti avvolge e ti sovrasta, che ti comanda e ti riporta ogni momento alla tua giusta dimensione, ovvero a quella infinitesimale di uomo, distribuisce anche saggezza e lezioni di vita a chiunque abbia il cuore, l’intelligenza e l’umiltà di starle appunto ad ascoltare. Io l’ho fatto, ho preso nota di tutto e l’ho trascritto nel mio romanzo, che non racconta soltanto una stagione di vita di un uomo intimamente spaesato, ma – spero – qualcosa di più. Il ritmo delle maree è una di quelle grandi lezioni perché da che mondo è mondo le maree vanno e vengono ogni sei ore e non ci sarà mai nessun uomo politico o dittatore in grado di modificarne la scansione. Come faccio dire a uno dei miei personaggi, quell’andirivieni è il “respiro” stesso della costa atlantica.


G.G.: Com’è nata la sua passione per la scrittura e soprattutto quale evento la condotta verso questa passione?

Guido Mattioni: Questo libro è stato senz’altro il mio esordio come romanziere, ma io in verità ho scritto per tutta la mia vita avendo fatto il giornalista per 35 anni. E anche ad alto livello, sempre in testate nazionali. Ad assumermi per primo fu il grande Indro Montanelli e in questo mestiere ho fatto di tutto, svolgendo tutti i ruoli, da semplice cronista a caporedattore, da vicedirettore a inviato speciale. Quest’ultimo è stato l’incarico che ho sempre amato di più, forse perché è il lavoro che più mi si addice e che so fare meglio. Quanto al come sia nata la passione per lo scrivere non parlerei di evento, ma di dono: una mamma grande professoressa di italiano e avida lettrice. Sono cresciuto in mezzo ai libri, alle pagine scritte e penso proprio che non avrei potuto né voluto fare altro nella vita.

 

G.G.: Chi è Alberto Landi?

Guido Mattioni: Alberto Landi è il protagonista del mio romanzo, quindi un personaggio di fiction, anche se devo ammettere che mi assomiglia molto, e non soltanto perché per vivere fa il giornalista.


G.G: Comunque Alberto Landi, a cinquanta anni, scappa negli Stati Uniti, proprio a Savannah, nell’unico luogo dove in un passato non molto lontano aveva vissuto realmente l’amore. Che cosa significa per lei questo sentimento?

Guido Mattioni: L’amore è semplicemente tutto, è il motore stesso del mondo, è il sentimento che ci distingue dai minerali o dagli insetti. È l’attesa spasmodica di trovarlo, quando ancora non c’è e lo inseguiamo; è il piacere di viverlo quando lo si ha ed è infine il dolore quando lo perdiamo perché magari così ha deciso il destino o perché invece siamo noi a buttarlo via con i nostri comportamenti sbagliati. Magari proprio perché non abbiamo dato retta alla Natura e non siamo stati ad ascoltare che cosa avevano da dirci le maree.

 

G.G.: Che cosa prova a ritrovarsi Finalista con la versione in inglese del suo romanzo, intitolata Whispering Tides, ai Global eBooks Awards di Santa Barbara, in California, e ora anche selezionato per il premio Best Book Awards 2012 di Los Angeles?

Guido Mattioni: Giunto a questa età, perdi più passando attraverso una dolorosa esperienza di vita, ho imparato – me l’ha insegnato sempre Lei, la Natura – a tenere i piedi ben saldi in terra. Detto questo, posso dire di provare una legittima soddisfazione e orgoglio, soprattutto tenendo conto del fatto che ai Global eBook Awards – una sorta di Oscar dell’editoria digitale – ero l’unico italiano iscritto su mille concorrenti di 16 Paesi. E per me questo vale già una vittoria. A questo vorrei aggiungere che il mio romanzo è già stato acquistato dalle biblioteche di cinque università americane e che in due di queste è già stato adottato dai docenti come testo per i loro corsi di Letteratura italiana. Non farei mai cambio tra questi risultati qualitativi e i milioni di copie venduti da un autore commerciale. Il solo pensiero che sulle mie pagine studieranno l’Italiano dei ragazzi americani… beh, vale molto di più di una posizione di best seller.

 

G.G.: Che cosa può insegnare “Ascoltavo le maree” ai suoi lettori?

Guido Mattioni: Penso di poter dire in tutta tranquillità un buon Italiano. Sfogliando anche solo le prime pagine di molti best seller venduti in libreria, direi che ce n’è un grande e urgente bisogno.

 

G.G.: Non era a quello che mi riferivo…

Guido Mattioni: Lo so, era una battuta. Il fatto è che mi trovo a disagio a dirlo dal momento che ho sempre diffidato degli Autori che hanno la presunzione di lanciare un “messaggio”. Io al massimo mi sento di poter suggerire qualcosa. In fondo sono e mi considero soltanto uno story-teller. Raccontavo storie vere quando facevo il cronista nelle periferie milanesi e l’inviato speciale in giro per il mondo e lo sono rimasto anche adesso che racconto storie quantomeno “plausibili”, ma comunque sempre e soltanto umane. Il viaggio intorno all’Uomo è l’unico che mi interessa e mi appassiona. Non sarei mai in grado – anzi diciamo la verità, detesto il genere con tutto il cuore – di scrivere racconti fantasy, popolati da vampiresse e maghetti.

 

G.G: E allora, il suo romanzo che cosa può dare?

Guido Mattioni: Sarei felice se facesse capire al maggior numero di persone che le risposte alle loro domande sono a portata di mano, alla portata di tutti, e si trovano nei cambi di colore di un cielo al tramonto così come in un uragano che ti spaventa, nel comportamento di un gatto o di un uccello – spesso ben più saggi di noi – e ovviamente nel sussurrio delle maree. A forza di starle ad ascoltare, io e loro siamo ormai diventati buoni amici.

 

 

La scrittura e il pensiero de “Ascoltavo le Maree” insegnano oggi alle nuove, e alle attuali generazioni ad affrontare e a perfezionare quello che siamo e quello che ci circonda, con la semplicità del suo autore, un uomo e un artista che da qualche tempo segue le sue maree per scoprire orizzonti sempre più accesi. Tra i romanzi più belli che si possano raccomandare ai lettori dai diciotto anni in su. Senza Esitazione.

 

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