Intervista di Giuseppe Giulio al fotografo Mitchell Kanashkevich: la mia nuova scrittura da viaggio

Intervista di Giuseppe Giulio al fotografo Mitchell Kanashkevich: la mia nuova scrittura da viaggio

Ago 2, 2012

L’esplorazione è una delle attività più appassionanti al mondo, ancora oggi unisce le diverse e variopinte culture. Viaggiare significa camminare; incontrare e raccontare quello che si osserva e che s’impara da altre persone e da posti legati ad un solo ed unico vincolo: la vita. L’avventura è la parte pratica di chi decide di idealizzare e concretare le proprie idee.

La storia imperiale insieme con quella contemporanea ci hanno dimostrato come la storia di un popolo e di una semplice persona possano diventare un oggetto di desiderio che permette di transitare tra realtà diverse.

Mitchell Kanashkevich è l’avanscoperta della nuova fotografia mondiale. Le sue immagini; i volti e le inquadrature da lui scelte sono dei brevi ma limpidi racconti di una realtà che il mondo contemporaneo sta avvertendo. La collezione d’immagini che Mr Kanashkevich presenta al suo pubblico vasto, è una fotografia che per la prima volta diventa documentario o meglio dire un diario di viaggio. Il suo spirito libero australiano ha intrecciato quello indiano, europeo ed africano arrivando a immortalare anche numerosi crateri vulcanici, considerati i cuori pulsanti del nostro pianeta.

La meta è di catturare l’umanità delle persone e delle situazioni che li circondano, una predilezione che consente agli appassionati di fotografia, alle organizzazioni internazionali e alle associazioni ONLUS di poter interagire meglio con i propri compiti umanitari e cooperativi. Mitchell Kanashkevich dimostra ancora una volta come la fotografia e in particolare sotto forma di documentario possa con semplici gesta rivalutare il lavoro fino adesso compito dalle grandi istituzioni umanitarie ma soprattutto come una semplice immagine può frammentare la povera ideologia occidentale.

La fotografia non divide ma unisce. Un’arte che giorno dopo giorno dimostra al mondo quello che gli scrittori coloniali vittoriani hanno raccontato nei loro romanzi d’avventura come Kipling e Haggard. Scrittori che hanno utilizzato la parola e il dono della scrittura per poter raccontare quello che Mr Kanashkevich racconta oggi con le sue foto. Una scelta artistica e fotografica che sta letteralmente emozionando il mondo e che ha riportato alla luce la bellezza della contemporaneità e della scrittura da viaggio.

 

G.G.: Un Uomo e un artista appassionato per il nostro pianeta, dirigi la tua vita e i tuoi sogni come un autentico regista, inoltre sei riuscito a creare negli ultimi anni un’arte completa e allo stesso tempo diversa. Qual è stata l’avventura che più ti ha entusiasmato?

Mitchell Kanashkevich: È una domanda difficile da rispondere…per me l’avventura più emozionate è stata ed ancora tuttora la mia vita ma mi intrica anche inserirmi in spazi e luoghi che mi permettono di assaporare le più entusiasmanti avventure del secolo.

 

G.G.: Da “Singles and Best of” a “Photo Stories” questa è la tua emozionante avventura che milioni e milioni di visitatori osservano sul tuo sito ufficiale. Scene del quotidiano; Culture antiche; divinità terrestri e molto altro, ma è soprattutto il reportage sull’india che ha attirato la mia attenzione. Questa raccolta d’incorrotte immagini si chiama “Rabari: India’s nomadic Shepherds”.  Che Cosa rappresenta per te l’India?

Mitchell Kanashkevich: L’india è una delle regioni che più appassionano al mondo, sono legato a questo territorio per svariate ragioni, prima tra queste; il primo incontro con la mia attuale moglie, lei allora abitava in Berlo Russia ed io in Australia. Abbiamo vissuto moltissime emozioni, e molte di queste ci hanno legato per sempre. La seconda ragione che mi lega agli indiani; è la loro ospitalità e la loro vigorosa fedeltà soprattutto nell’amicizia. Uno dei miei migliori amici è proprio indiano e ci siamo incontrati sette anni fa nella regione del Guajarat durante il mio primo viaggio, una delle persone più carismatiche che io conosca, questo conferma la mia tesi sul popolo indiano e sulla loro terra come uno dei posti più affabili in assoluto, in India c’è un detto che dice “L’ospite è un dio” molti Hindus considerano questo detto estremamente importante. Non oserei immaginare un altro posto cosi, molti di loro mi hanno aiutato in momenti assai difficili, tra questi un piccolo incidente che feci con la mia moto qualche anno fa , perché di solito mi sposto nei miei viaggi con la moto,in poco tempo una persona del posto corse in mio aiuto e mi offri una tazza di caffè caldo. Mi ospitò gratuitamente in casa sua, offrendomi solo cure e una delle conversazioni più affascinanti della mia vita. Credo fermamente nel tocco indiano magico e ottimistico, un dono che ha sicuramente fatto risalire la mia fiducia verso il genere umano.

 

G.G.: La tua “Arte fotografica” cosa può trasmettere al mondo d’oggi e soprattutto può essere considerata un nuovo insegnamento?

Mitchell Kanashkevich: Non ne ho idea Giuseppe, se davvero la mia fotografia può trasmettere qualcosa in questo periodo, di certo spero che possa propagare tra i miei visitatori un impatto roseo sulle realtà che decido di fotografare. Lo scopo essenziale della mia professione e delle mie immagini è di diffondere il lato bello; emozionante e autentico del nostro pianeta in particolare, lo scopo è quello di dimostrare la reale esistenza e l’immensa quantità del potere umano. Inoltre mi piacerebbe vedere la curiosità negli occhi di chi osserva il mio lavoro, perché attraverso questo piccolo sentimento si riesce davvero a capire l’importanza della conoscenza, che ci permette di conoscere posti e culture diverse. Questo, a mio parere non può che avere un esito positivo nel grande schema delle cose.

 

Queste storie ambientate in luoghi diversi ma parallele, in quanto costituiscono delle variazioni sul tema del contrasto tra mondo immaginario e mondo reale, tra le umane fantasie e le convenzioni dell’agire quotidiano. Appartengono a quella particolarissima sfera in cui la fotografia diventa più reale della realtà stessa.

 

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