XXVII edizione de “Ai Confini Tra Sardegna e Jazz”, dal 26 agosto al 1 settembre 2012

Si è tenuta oggi nella sala conferenze del Museo dell’Arte Contadina di Via Sant’Alenixedda 2 a Cagliari, la conferenza stampa di presentazione della ventisettesima edizione del festival Ai Confini Tra Sardegna e Jazz.

In presenza di un nutrito gruppo di giornalisti e addetti ai lavori il direttivo dell’Associazione Culturale Punta Giara e il direttore artistico Sulis Basiliano Antonio hanno illustrato il programma 2012 e le attività collaterali che verranno attivate nel corso della manifestazione. Un cartellone totalmente costruito su progetti esclusivi, europei e mondiali, che sottolineano ancora una volta il respiro internazionale della longeva kermesse arresina.

Visibilità e prestigio internazionale che non hanno facilitato la realizzazione di questa edizione, resa complicata dai tagli alla cultura e dagli annosi ritardi nella comunicazione dei contributi, che mettono a repentaglio la vita stessa dell’Associazione. L’edizione 2012 parte quindi con molte incognite e alcune certezze: l’impegno profuso dai soci, l’anticipazione dell’Assessorato al Turismo della Regione Sardegna, l’apporto economico della Provincia di Carbonia-Iglesias che ha programmato con largo anticipo la ripartizione dei fondi per le grandi manifestazioni, l’impegno logistico del Comune di Sant’Anna Arresi, la comunicazione del contributo dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione e infine l’apporto della Fondazione Banco Di Sardegna.

Su questi elementi ma con l’incognita del Patto di Stabilità molto probabilmente Ai Confini Tra Sardegna e Jazz riuscirà a tagliare il prestigioso traguardo della ventisettesima edizione ( o almeno si augura) e vi invita il 26 agosto alla prima serata della manifestazione che sarà ospitata, come consuetudine, dalla suggestiva Piazza del Nuraghe di Sant’Anna Arresi.

Quella del rapporto del jazz con le musiche di matrice latinoamericana è una storia lunga quanto il jazz stesso: basti citare lo “spanish tinge” caro a Jelly Roll Morton, l’interesse del bebop per la musica afrocubana negli anni quaranta, il latin jazz di Tito Puente che negli anni cinquanta fa epoca in un tempio del jazz come il Birdland, l’infatuazione del jazz negli anni sessanta per la bossa nova. Il respiro della musica latina nel jazz è il filo conduttore che collega le presenze nodali della ventisettesima edizione di Ai confini tra Sardegna e Jazz: presenze con le quali il rapporto del jazz con la musica latina – lungi dall’essere moda o trovata elaborata a tavolino – è sviluppo naturale e originale, radicato in biografie, contesti, esperienze reali.

Di origine irlandese ed ebraica, Kip Hanrahan è nato negli anni cinquanta nel Bronx, dove è cresciuto interiorizzando profondamente lo spirito della musica latina degli immigrati di origine cubana e protoricana. Negli anni ottanta, con alcuni folgoranti album, Hanrahan si è affermato come una singolare figura non tanto di bandleader in senso convenzionale, quanto di “regista” di situazioni musicali caratterizzate da atmosfere di intensissima e originale suggestione.

In un’epoca in cui la collaborazione fra musicisti appartenenti ad ambiti musicali differenti era ancora l’eccezione che confermava la regola, Hanrahan è stato capace di amalgamare nei suoi dischi una miriade di personaggi di estrazioni diverse, organizzati in cast di volta in volta mutevoli ma sempre quanto mai singolari: prestigiosi esponenti della musica latina come Milton Cardona e Daniel Ponce, protagonisti di primo piano del jazz più avanzato come Carla Bley e David Murray, la crème dell’avantgarde newyorkese con John Zorn, Bill Laswell, Arto Lindsay. Ma nei suoi progetti Hanrahan è riuscito a calamitare anche star pop come Jack Bruce e Sting, o un pezzo da novanta della salsa come Ruben Blades.

A Sant’Anna Arresi Hanrahan presenterà tre progetti: Conjure, uno dei suoi capolavori, imperniato su testi di Ishmael Reed, Beautiful Scars e Deep Rumba. Alla esecuzione di Conjure prenderà parte lo stesso Ishmael Reed, uno degli scrittori e intellettuali afroamericani più importanti dell’ultimo mezzo secolo, autore del romanzo di culto Mumbo Jumbo. Troppi i musicisti coinvolti nei tre diversi assortimenti allestiti da Hanrahan che meriterebbero una citazione: basti segnalare il sassofonista David Murray, una delle più importanti e amate figure del jazz contemporaneo, e ben noto al pubblico di Sant’Anna Arresi, il sassofonista e vocalist Charles Neville, la cui fama è legata ai Neville Brothers, e Xiomara Laugart, una delle più notevoli e seducenti voci cubane di oggi.

Nato negli anni trenta in una remota zona rurale del Nordeste brasiliano, mossi i primi passi come fisarmonicista in un habitat di musica tradizionale, negli anni sessanta Hermeto Pascoal è emerso come tastierista e polistrumentista (accanto fra l’altro al percussionista Airto Moreira) fra i protagonisti, nella fase successiva all’onda della bossa nova, del connubio di musica popolare brasiliana e jazz: fino ad affascinare col suo talento Miles Davis, e a dare nel ’70 un visionario contributo ad alcuni mitici brani dell’album Live-Evil del trombettista.

Pascoal si esibirà due volte, e uno dei suoi set sarà dedicato a Gil Evans. Cresciuto a contatto col robusto tessuto dell’avanguardia di Chicago, il cornettista Rob Mazurek, che torna a Sant’Anna Arresi dopo le brillanti esibizioni nella scorsa edizione della sua Exploding Star Orchestra, si è distinto a partire dalla seconda metà dei novanta come animatore, sotto l’intestazione Chicago Underground, di formazioni di vario organico, dal duo fino all’orchestra. Mazurek ha fortemente metabolizzato la lezione del free jazz storico, che, senza niente di nostalgico e passatista, declina con una freschezza tutta contemporanea, e con un intelligente ricorso all’elettronica: il suo inserimento, da diversi anni a questa parte, nella stimolante scena di San Paolo del Brasile, ha ulteriormente arricchito la sua poetica, che appare una delle più corroboranti del jazz odierno.

Mazurek si presenterà con due progetti diversi: Sao Paulo Underground e Rob Mazurek’s Calma Gente. Alla rigorosa autonomia delle sue scelte, con un cartellone costruito in gran parte su artisti invitati appositamente, e senza concessioni per i troppi luoghi comuni che affollano la programmazione jazzistica corrente, si accompagna, nella migliore tradizione di Ai confini tra Sardegna e Jazz, una “ecologia” della proposta: tre concerti di Kip Hanrahan, due di Hermeto Pascoal, due di Rob Mazurek di ritorno dopo la sua presenza lo scorso anno, per una logica di ascolto non consumistica, di rapporto non occasionale e frettoloso con i musicisti, messi nella rara condizione di poter mostrare diverse angolazioni della propria musica.

Non conformiste, decisamente contemporanee e di assoluto interesse anche le altre presenze in cartellone. All’insegna della ricerca “ai confini tra Sardegna e jazz” è Aboghe’oghe, con Alberto Masala, Dj Dras e Riccardo Pittau. Nelle modalità più contemporaee del fare musica porta il set di Dj Logic, che ha collaborato fra l’altro con Vernon Reid e con Medeski Martin e Wood, e di Dj Val Inc. In programma con uno dei suoi rinomati soli, il chitarrista Gary Lucas, che ha collaborato per citare solo qualche nome con Captain Beefheart, Jeff Buckley, Nick Cave, John Zorn, è un fuoriclasse al di là dei generi.

E oltre le divisioni di ambiti stilistici, fra jazz, musica da camera, minimalismo, si pone il quintetto del chitarrista Joel Harrison. Infine, emblematico della vocazione della rassegna è Harriet Tubman: creato una quindicina di anni fa da musicisti di prim’ordine come il chitarrista Brandon Ross, il bassista Melvin Gibbs e il batterista J.T. Lewis, il gruppo rende omaggio alla tradizione di innovazione della musica neroamericana, guardando tanto a Ornette Coleman che a Jimi Hendrix, e riflettendo in musica gli ideali di libertà dell’eroina della lotta contro la schiavitù a cui è intitolato.

 

Info:

http://www.santannarresijazz.it/

 

 

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