“Ogni cosa è al suo posto” degli Epo – recensione di Emanuele Bertola

“Ogni cosa è al suo posto” degli Epo – recensione di Emanuele Bertola

Lug 22, 2012

La musica italiana di una certa caratura, il pop cantautorale soprattutto, ha sempre avuto la capacità di unire la splendida inimitabilità della poesia decantata nella lingua di Dante con una musica allo stesso tempo soffusa e significativa, un alveo sonoro morbido in cui un fiume di parole scorre lento ma inesorabile, senza straripare, a tratti senza nemmeno fare rumore, ma capace di sgretolare rocce granitiche, “musica leggera” la chiamano, ma è una definizione che molte volte sta veramente stretta…

Spesso si dice che un’immagine vale più di mille parole, beh, in questo caso l’espressione calza a pennello: è tutto riassunto lì, nella copertina, bianca, senza immagini, completata soltanto da una nuvola di lettere sparse dai colori tenui, e tra tutte quelle lettere il titolo, “Ogni cosa è al suo posto“, azzeccatissimo e incastonato come le tessere di un mosaico, chiaramente leggibile ma mai invadente; è così che si presenta il terzo album degli Epo, band napoletana nata nel 2000 da un’idea di Ciro Tuzzi (chitarra e voce) e Mario Conte (tastiere e produzione artistica), il progetto della formazione partenopea affonda le proprie radici nella canzone italica più classica, e, seppur influenzato da sonorità di stampo internazionale e da tracce di rock tricolore, segue ed espande il sentiero solcato da importanti nomi della musica pop italiana, Lucio Battisti su tutti.

Il debutto ufficiale arriva nel 2002, con l’uscita di “Il mattino ha l’oro in bocca”, salito agli onori della cronaca fin da subito e premiato con la medaglia di bronzo a “Fuori dal mucchio”, il concorso organizzato ogni anno dalla popolare rivista per premiare i migliori album d’esordio; il disco viene poi ristampato dopo un cambio di etichetta, e viene seguito quattro anni più tardi dal suo successore, “Silenzio Assenso”, accolto a braccia aperte da critica e pubblico.

Da quel momento la carriera del gruppo intraprende una strada fatta di passaggi sulle emittenti televisive musicali, live act, partecipazioni ad eventi dal vivo e compilation illustri al fianco di grandi artisti italiani e internazionali, da Cristina Donà agli Editors, fino a PJ Harvey e i Radiohead.

Il rollino dei dischi a firma esclusiva Epo rimane sostanzialmente spoglio, arricchito da un unico EP rilasciato in free download nel 2008 contenente brani dalla vena intimista, almeno fino all’aprile del 2012, quando Ciro Tuzzi, Michele De Finis e Jonathan Maurano – questa la formazione attuale – tornano alla ribalta con un LP di 10 brani dal sapore ricercato che, proprio come il titolo in copertina, sembrano essere dipinti a pennellate leggere su una tela bianca senza cornice, senza contorni o fronzoli inutili, 10 brani essenziali e affascinanti, poetici e al contempo leggeri, pregni di sentimenti che però mai assumono l’aspetto del turbinio sanguigno delle emozioni urlate.

Le melodie filano via lisce, senza spigoli o brusche virate, allietando le orecchie con sonorità a metà tra Max Gazzè ed i Radiohead più romantici che, anche quando il volume si alza e le chitarre si fanno più rock, rimangono in qualche maniera soffuse, al servizio delle liriche, ricche di immagini suggestive e mai stucchevoli, che ci si poggiano cautamente sopra, con i Tiromancino che aleggiano nella voce di Tuzzi – incredibilmente simile anche nella cadenza a quella di Federico Zampaglione – e le parole che entrano delicatamente nella mente dell’ascoltatore lasciando qui e là tracce di sensazioni avvolgenti. “Nastro isolante” apre le danze, e ad ogni nuovo pezzo vibrazioni dolci corrono sotto pelle, da “Animali fragili” – lirica degna di Mogol – fino ad “A piedi nudi sui vetri”, vera perla dell’album, passando per leggere curvature ritmiche verso l’alto con “Un Fuoco” e verso il basso con l’acustica “Tutto quello che ho di me”, con il tocco d’estate di “Venere” e la vena tradizionale di “Notte doce”, meravigliosa ballata in napoletano che niente ha a che vedere con le neomelodiche nenie che Gigi D’Alessio ha abituato ad accostare al capoluogo campano.

Il lavoro degli Epo è poesia, poesia vera che prende per mano l’ascoltatore e lo accompagna per 45 minuti in un mondo fatto di sentimenti mai repressi e limpide emozioni, musica leggera, sì, e che non necessita di decibel altissimi, ma che ammalia come una carezza leggera e lascia addosso un senso di pace, proprio quello dato dalla consapevolezza che “Ogni cosa è al suo posto”.

 

Written by Emanuele Bertola

 

 

Tracklist

1. Nastro isolante

2. Venere

3. Perdermi

4. Animali fragili

5. 9 secondi di oblio

6. Stand up

7. Un fuoco

8. A piedi nudi sui vetri

9. Notte doce

10. Tutto quello che ho di me

 

 

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