Intervista di Giuseppe Giulio a Nicolino Sapio: racconto al mondo la vera Africa

Intervista di Giuseppe Giulio a Nicolino Sapio: racconto al mondo la vera Africa

Lug 14, 2012

La fotografia è una straordinaria macchina da scrivere non fatta di parole ma di immagini scure, lucide ed a volte misteriose, diventata oggi lo strumento più usato e apprezzato dalle grandi e piccole organizzazioni internazionali per spiegare ai giovani studenti e non,  ma anche ai non professionisti il lato nascosto del nostro pianeta, quello che ancora oggi cela valori ormai perduti dalla attuale società. Una nuova arte fatta non di autori, o delegati ma da gente comune che per dare un senso alla vita umana, quella stupida ma vera, decidono di attraversare posti nuovi e disgiunti per assaporare ed immortalare con uno scatto la bellezza dell’esistenza.

La cooperazione oggi si avvale di importanti nuovi strumenti di analisi; confronto ed infine letterari per migliorare ciò che non si è potuto fare in passato. Oggi cooperazione significa unità; somiglianza e soprattutto solidarietà, ma attenzione quest’ultima parola è rivolta soprattutto alla società vittima del consumismo e del materialismo, la quale spera di ritrovare attraverso gli occhi della semplice gente una risposta genuina a una scelta che possa portare al perfetto equilibrio emotivo; fisico e socioeconomico.

La letteratura lo ha insegnato, e lo sta ancora facendo grazie ad autori post-coloniali di grande rilievo locale ed internazionale come Ben Okri premio Nobel per la letteratura nel 1991 e Buchi Emecheta sociologa e scrittrice nigeriana, ma oggi ad accompagnare questa disciplina umanistica c’è la fotografia assieme ai suoi nuovi volti internazionali, i quali hanno reso immortale la semplice volontà di vivere e la forza di amare chi ci è accanto. Uno di queste nuove colonne è  Nicola Sapio in arte Nicolino.

Nicola è un discepolo che racconta gli africani, in particolare quelli della Tanzania con grande tatto; crudeltà ma con tanto affetto. Egli è fedele a ciò che vede lasciando l’osservatore senza parole, oppure lo fa immergere nei volti spezzati dell’Africa nera. Nicola con le sue foto, racconta il suo popolo, quello dei sogni e soprattutto della vita, rara e preziosa che non tutti oggi riescono a coglierne il significato.

Tanti dicono che non esiste, eppure io l’ho incontrato!!!” è questa la citazione adatta a Nicola, la quale conferma la nostra tesi. Un uomo italiano ma da qualche tempo svizzero che ha avuto la possibilità di osservare ciò che molti rifiutano di vedere trasformando la sua arte, e il suo credo in una nuova e grande fede: la fotografia.

 

G.G.: Nato a Vasto il 27 Marzo 1971 ma sei cittadino svizzero.

Nicolino Sapio: Sono nato a Vasto in Abruzzo, ma sono sempre vissuto nelle Marche con la mia famiglia, nella splendida San Benedetto del Tronto. Nel 1986 mi sono trasferito a Zurigo e dal 2011 sono cittadino Svizzero.

 

G.G.: Nella sezione “Face2Face” ci sono svariati volti, ma noto che i personaggi o gli interpreti della tua arte espressiva sono gli stessi. Qual è il volto che sceglieresti per raccontare agli altri chi è Nicolino Sapio oggi?

Nicolino Sapio: Di solito i soggetti delle mie foto sono bambini. Preferisco fotografare loro perché sono veri, sinceri, si lasciano scrutare dentro, fino ad arrivare al cuore. Sai Giuseppe, quando avvicino l’occhio al mirino della mia macchina fotografica entro in un mondo parallelo, un mondo che appartiene solo a me e al soggetto che mi è davanti. Intorno può succedere di tutto, io in quel momento non ci sono, sono fuori, proprio come un bambino con il suo prezioso giocattolo. Direi agli altri che Nicolino Sapio è un bambino….!

 

G.G.:Another World” è una raccolta di immagini credo tratta dal continente africano, il quale ancora oggi per certi aspetti rimane sconosciuto al mondo occidentale. Sei riuscito ad immortalare l’essenza, la freschezza, la vitalità di questi bambini, sfortunatamente avvolti in un turbine di mistero, e di oscurità sociale. La fotografia può davvero aiutare il mondo occidentale a capire realtà ancora semi sconosciute come quella africana?

Nicolino Sapio: Credo che una fotografia vera, sincera possa aiutare a far capire l’Africa, e la sua gente. Purtroppo dell’Africa si conosce, o si preferisce far vedere solo cose negative e tristi, ma vi dico che L’Africa è soprattutto solarità; musica; colori umani che si mescolano con le bellezze naturali dei posti ed infine tanta ma tanta allegria quella che per esempio, in un paese ricco come la Svizzera manca. La curatrice del Kunstmuseum di Berna, la signora Bühler, critica d’arte e studiosa di storia dell’arte Africana mi disse guardando le foto fatte in Tanzania: “L’Africa cosi non la conoscevo; sulle tue foto si potrebbe aprire un lungo dibattito…

 

G.G.: Cosa ti hanno trasmesso questi bambini,  e quali sono i valori che la tua fotografia può insegnare al mondo di oggi?

Nicolino Sapio: I bambini di Arusha mi hanno insegnato tantissimo. Mi hanno fatto capire cos’è la povertà e mi  hanno insegnato in silenzio la vita, mentre li guardavo, li scrutavo, attraverso il mirino della mia macchina fotografica. Mi hanno educato alla vita e verso quelle persone che non riescono a dare, e ad amare. Nei miei reportage cerco di avere un atteggiamento di rispetto verso i soggetti delle mie foto e verso  il loro mondo. Cerco di avvicinarmi con leggerezza per non oltrepassare i limiti, per non calpestarne lo spazio. Voglio essere un compagno e non un intruso. Solo così posso avere la possibilità di comprendere, intuire e percepire cosa è di fronte a me. Solo così posso cogliere quella “terza” dimensione grazie alla quale un singolo ritratto riesce a parlare tanto dell’individuo quanto della collettività, e del suo mondo, quando questo riesce, allora la fotografia non è più una “bella distribuzione di toni e colori su una superficie”, ma diventa il punto d’ingresso di un nuovo mondo. L’immagine si trasferisce e cresce nella mente dell’osservatore, crea domande, curiosità, assonanze, dubbi. L’immagine “vive” in qualche modo e molto probabilmente, può rimanere nel tempo perché ne è al di fuori. La foto non deve parlare di noi ma deve raccontare di loro. La sensibilità permetterà di vedere ciò che altri non percepiscono sulla vita e sullo spirito. E questo farà la differenza tra una “bella foto” e una “Foto di reportage”. Se dovessi sintetizzare in una sola parola tutto questo, questa sarebbe: “Rispetto”.

 

Nicola è il venditore di sogni come il protagonista di Ben Okri, le sue foto sono una chiara raccolta di storie non solo africane ma di essenza, cariche di violenza, di sogno, di magia. I suoi ritratti sono animati dallo stesso equilibrio che regge, al di là di ogni ragionevole spiegazione, la vita dei suoi protagonisti.

Un uomo che riesce oggi a portare nei nostri cuori il bianco e il nero della nostra terra, ma soprattutto è un artista che trasforma le sue immagini in piccoli ed intensi racconti contemporanei, limitando il tutto alla sua grinta,  alla sua volontà ed infine alla sua costante fede. Questa è la fotografia di un uomo; artista e fotografo che racconta l’anima del mondo.

 

One comment

  1. Marinella Rocca /

    Bellissimo, complimenti Giuseppe! Prof.

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