Intervista di Pietro De Bonis a Monica Bianchetti ed al suo “Il sapore della neve”

Intervista di Pietro De Bonis a Monica Bianchetti ed al suo “Il sapore della neve”

Lug 7, 2012

 “Il dondolio sulle rotaie mi concilia il sonno.

Il treno svanisce e sono nella baita. È estate. Vittorio è sdraiato sul letto accanto a me. Nudo e addormentato.
Scorgo nella penombra i suoi contorni familiari. Non è una forma estranea nel mio letto. È il mio uomo, l’uomo che amo. Amo questa sua rude dolcezza, questa sua impacciata cortesia, amo il suo modo di amarmi.”

Monica Bianchetti vive a Vicenza dove ha conseguito il diploma di maturità magistrale. Ama leggere, scrivere, accanita cinefila, canta in un coro polifonico e adora fare escursioni in montagna nonché viaggiare in tutta Europa dove poi ambienta i suoi romanzi. Ha pubblicato nel 2005 il romanzo edito dalla casa Editrice La Serenissima di Vicenza : “La bambina di Venezia”.

Nel 2006 sempre per la casa Ed. La Serenissima ha pubblicato il romanzo: “Il cielo sopra l’albero”, un anno dopo esce una raccolta di racconti “Le curve delle parole”. Nel 2008 ha pubblicato “Il sapore della neve”.
Il sapore della neve” di Monica Bianchetti pesca nei territori di una narrativa d’intreccio densa di personaggi, situazioni, piccoli e grandi salti temporali, il tutto racchiuso all’interno di un cerchio emozionale ricco di simbolismi e di sottili venature liriche.

 

P.D.B.: Ciao Monica, grazie di essere qui! Allora mi sai dire che sapore ha la neve?

Monica Bianchetti: Questo titolo è nato da una provocazione perché in realtà la neve è insapore o meglio, la neve può avere il sapore che ognuno di noi le attribuisce.
Può avere il sapore salato del mare, dolce dell’amore, gelido di un addio… o, come si chiede Elsa, la protagonista del libro “Che gusto avrebbe avuto un bacio? Il gusto della neve?”
Personalmente da piccola, malgrado nonna mi dicesse sempre che mangiare la neve faceva venire il mal di pancia, io assaggiavo la neve e sognavo mondi lontani, slitte nella tundra in Lapponia o vette innevate da scalare… come potete notare ho sempre avuto una fervida immaginazione.
Trovare qualcuno che assaggia la neve per la protagonista, significa imbattersi in una persona che apprezza il miracolo che ogni giorno la natura ci regala, la magia che il mondo elargisce, un uomo capace di vedere “oltre” le apparenze, una sorta di simbolismo lirico per esaltare una storia d’amore dove nulla è scontato, ma tutto in movimento.

 

P.D.B.: L’intero romanzo è anche lui nato da una provocazione?

Monica Bianchetti: Più che da una provocazione questo romanzo è nato da una sfida con me stessa: scrivere una storia calandomi nei panni di un uomo e come tale pensare, soffrire, gioire e amare.
Il modo di pensare di un uomo è profondamente diverso da quello di una donna. Mi sono sempre chiesta come sia possibile che due esseri così diversi e spesso opposti riescano a condividere situazioni, emozioni e in molti casi una vita intera. Ho cercato di mettere a nudo la forza, ma anche la debolezza dei due protagonisti; Vittorio scoprirà che in realtà non conosceva la donna che gli viveva accanto, Elsa, e solo dopo un lungo viaggio, sia fisico che interiore, comincerà a capire i silenzi e le ombre che oscuravano la loro felicità. E a sua volta Elsa farà luce sul suo passato e solo allora tornerà la speranza perché “il peso della speranza è più leggero di quello della sofferenza”. L’espediente, verso la fine del romanzo, di un diario, riflette nello specchio una verità ulteriore, contemplando i personaggi secondo nuovi, diversi punti di vista: le stesse situazioni prima vissute e viste da Lui, nel diario sono ri-vissute da Lei e sarà proprio questo nuovo modo di vedere le cose che aiuterà Vittorio a riscoprirsi e a mettersi in discussione.

 

P.D.B.: Ti sei sempre chiesta come sia possibile che uomo e donna riescano a condividere emozioni, forse è proprio questa la potenza dell’Amore, no? O è solo voglia di non rimanere soli? Quanto bisogno trovi in questo e quanta voglia?

Monica Bianchetti: La classica domanda da un milione di dollari, si dice così vero?
Cosa fa sì che due esseri come sono l’uomo e la donna, così diversi, si incontrino, si cerchino e si amino? E chi lo sa? Bisogno, come dici tu, di condividere emozioni? Paura di rimanere soli?
La dolcezza di chi ha il coraggio di esporsi, di dire “sei importante”, “sei speciale”… l’umiltà di ammettere che le cose viste attraverso i suoi occhi sono più brillanti, più vere, il coraggio di rischiare e mettere il cuore nelle mani di chi è pronto ad accoglierlo, la consapevolezza che forse mai sarà, ma che adesso è…: è forse questo l’amore?
Sono domande a cui è difficile rispondere perché l’amore non lo si spiega, ma lo si vive.
Questo è quello che cerco di fare scrivendo i miei romanzi, cerco di prendere delle vite, degli amori, e far sì che il lettore ne possa condividere la passione, la paura, la sofferenza e la gioia. Molti, leggendo i miei libri, si sono ritrovati, hanno “rivissuto” le loro esperienze. Ancora oggi a distanza di quattro anni dalla pubblicazione de “Il sapore della neve” ricevo lettere e mail dai miei lettori che mi ringraziano perché con il mio libro hanno avuto modo di riflettere sul passato e sul presente…
A volte prende una nostalgia di sapori perduti, di gite festose, di amici che non rivedremo più, di amori mancati… quel senso di smarrito che è ricordo dolce e amaro allo stesso tempo. Non sono rimpianti, perché chi vive di rimpianti ha mille passati, ma nessun futuro… è solo una mesta tristezza che ti attraversa, che scarnifica e ricompone… è la vita che è stata e che non ritornerà, è il nostro passato che riaffiora a ricordarci chi siamo e tutto questo se condiviso con la persona che ami risulta più sopportabile.

 

P.D.B.: Una citazione che più di appartiene?

Monica Bianchetti: In realtà io “vivo” di citazioni. Sono frasi intense che scaturiscono direttamente dalla saggezza e dalla sensibilità umana. Mia nonna era una continua citazione. Citava i proverbi che aveva respirato e vissuto a sua volta dai nonni. Una delle tante citazioni che ho cercato di mettere in pratica è proprio quella di Friedrich Durrenmatt : “Il compito di uno scrittore è quello di lasciar scorgere le cose in trasparenza, dare loro un andamento tale da lasciar intravedere dietro di esse l’idea superiore.” Nei miei libri io racconto, narro, espongo, mi immedesimo nei personaggi e vivo le loro vite, ma lascio sempre uno spazio al lettore per fare volare anche la propria fantasia. Scrivere un libro è fatica, rigore, introspezione, è un aprirsi al mondo, mettere negli occhi di chi ti legge segreti, ricordi, amori e illusioni. Un gareggiare con la vita che può ucciderti o innalzarti… Lasciare che le tue trepidazioni sconvolgano altre anime.

 

P.D.B. : Un libro che porterai sotto l ‘ombrellone?

Monica Bianchetti: Le mie ferie quasi sempre le passo in montagna, camminando su è giù per le valli e per i boschi per cui non ho molto tempo per leggere se non alla sera. Ma un libro nel mio zaino non manca mai. Per questioni di “peso” devo portare libri piccoli, di solito Erri De Luca, uno scrittore che amo molto, scrive libri di poche pagine, ma di una intensità tale che ogni frase va letta con la giusta concentrazione e apertura di cuore.
Ma gli scrittori che amo e che mi ispirano sono moltissimi: dalla bravura letteraria della Mazzantini, alla intensa Ferrante, alla profondità della Tamaro, alla suspence dei thriller di Roger Jon Ellory, agli scrittori esordienti e ai classici in generale… per chi ama leggere è difficile scegliere perché in ogni libro si trova qualcosa di interessante, sono un po’ delle anime messe a nudo, dei viaggi dello spirito. Poi però bisogna anche distinguere dai libri per “adesso” e i libri “per sempre”…

 

P.D.B: Dove possiamo reperire il tuo “Il sapore della neve”? Hai in vista presentazioni?

Monica Bianchetti: Il libro “Il sapore della neve” si può ordinare on-line presso il sito www.laserenissima.net e lo si trova nelle librerie di Vicenza e provincia.

 

“Quando un’intervista vista l’ora è appena finita, una nuova intervista è appena iniziata. Un’intervista per amare, per sognare, per vivere…”

Written by Pietro De Bonis, in Marzullo

https://www.facebook.com/pietrodebonisautore

 

 

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