Intervista di Pietro De Bonis a Carmelo Pistillo ed al suo “Ti dico che non ho sognato”

Intervista di Pietro De Bonis a Carmelo Pistillo ed al suo “Ti dico che non ho sognato”

Lug 3, 2012

Carmelo Pistillo, nato a Termoli, è scrittore e uomo di teatro nel senso più largo del termine: drammaturgo, regista, attore.  Nel 1982 per la casa editrice Società di Poesia/Guanda di Milano ha progettato e presentato il primo vero Festival di Poesia, svoltosi in Piazza Duomo con la prestigiosa partecipazione di Raphael Alberti, Edoardo Sanguineti, Luciano Erba, Franco Loi,  il cantautore Roberto Vecchioni, ed altri numerosi poeti.

È stato tra i fondatori Hystrio, la più importante rivista italiana dedicata allo spettacolo diretto da Ugo Ronfani, indiscusso maestro di giornalismo, dove ha svolto l’attività di critico teatrale e letterario. Dal 1984 al 2001, insieme al  fratello Luigi, è stato Direttore Artistico  e produttore di festival  e spettacoli teatrali, musicali e di poesia.  Dal 1994 fino al 2000, sempre con Luigi, ha creato Lombardia Festival, manifestazione multidisciplinare di Teatro, Musica e Poesia a cui hanno partecipato attori come Ugo Pagliai, Paola Gassman, Luigi Pistillo, Mita Medici, Rocco Papaleo, Marco della Noce, cantautori come Roberto Vecchioni, Biagio Antonacci, Vinicio Capossela, Enrico Ruggeri, Marco Masini, Tullio De Piscopo, Daniele Silvestri, Riccardo Fogli, band storiche come i Nomadi, gli Area, scrittori e intellettuali come Fernanda Pivano, Massimo Fini, Giancarlo Majorino, Maurizio Cucchi, ecc.ecc.. Lombardia Festival ha pure prodotto il film TRINCEA  di Luigi Pistillo, inserito nelle più importanti rassegne cinematografiche internazionali come  New York, Berlino, ecc..

Negli anni ottanta ha lavorato con Antonio Porta, una delle principali voci della poesia italiana del secondo Novecento, scrivendo spettacoli di poesia (Penultimi sogni di secolo e Oratorio notturno) portati in tournée nei maggiori teatri italiani e nelle scuole. E’ stato, in assoluto, il primo vero teatro di poesia italiano.

L’ultimo spettacolo in cui è apparso nella triplice veste di autore, regista e interprete, è stato “Danzando Galileo”, presentato al Teatro Coccia di Novara con 300 ballerini in scena e un coro di voci bianche.

 

P.D.B.: Ciao Carmelo! “Ti dico che non ho sognato” (Bietti) ho letto è l’opera che non ti aspetti, secondo te il lettore di oggi che opera si aspetta?

Carmelo Pistillo: C’è un grande appiattimento nel gusto del pubblico. Ciò che si aspetta da un libro di narrativa è ciò che già conosce. E’ vero, gli editor si affannano per aggiungere la sorpresa, ma è la sorpresa tranquillizzante dello spavento liofilizzato e seriale, facendo grande uso di sangue e facendo finta che quel che accade riguarda gli altri. E’ la sorpresa della lacrima per la lacrima. E’ la sorpresa dei personaggi che, voilà, parlano come noi. E’ la sorpresa del marketing, quindi frutto di puro calcolo e di bestialità caprina. Intendo dire che la tendenza è solo quella di scrivere e confezionare semplicemente delle storie, intrattenere il lettore per qualche ora, farlo svagare, allontanarlo dalla realtà. Insomma, il lettore vuole guardarsi allo specchio senza traumi e magari ridendo. Uscendo e rientrando nella storia a suo piacimento perché non vuole sentire respirare l’universo nelle parole che legge. Ha paura di quel respiro, perché somiglia alla sua paura e il lettore non vuole rivivere quella paura. Di paura, tra l’altro, se ne parla nel racconto dedicato a Freud, con quel finale sorprendente… Il libro è ancora vissuto come il compagno/oggetto di qualche ora e questo può anche andare bene, ma non basta, perché il libro è anche, e soprattutto, un soggetto/autore che chiede ascolto. E’ una lettera indirizzata al mondo.

 

 

P.D.B.: Ora capisco perché i libri sulle barzellette siano i più venduti. Certo la distrazione è necessaria, come anche la ricerca legittima del piacere, ma mi chiedo e ti chiedo, ricercare la verità, le cose sacre della vita, non sarebbe più doveroso? Voglio dire un libro che viene scritto per distrarsi è un libro e uno scrittore che si tradisce in partenza, perché il disimpegno ha successo? Perché il gusto del pubblico è il gusto dei bambini? Perché tutta questa voglia di non comprendere? E’ solo paura?

Carmelo Pistillo: Potrei rispondere che bisognerebbe avere riguardo della propria anima, ma la tua domanda è più impegnativa. Le speranze dell’uomo si reggono sull’illusione o sulla religione. Senza di esse l’uomo si sente perduto perché deve stare nella verità, deve abitarla, quasi heidegerrianamente. Ma stare nella propria verità è quasi impossibile. E’ allora che l’uomo si sottrae a questa responsabilità in tanti modi: scappando, tradendo, suicidandosi, indossando una maschera, recitando, drogandosi, smarrendosi… E’ quello che accade a molti personaggi del mio libro, che offre una chance in più al lettore: avere rispetto di sé stesso. Un buon libro, in genere, ci fa vedere la strada della ricerca incessante della verità, anche se non tutti i lettori sono interessati a questo versante. D’altra parte, anch’io, dopo la seconda barzelletta, non ne posso più. Ogni scrittore, credo, scrive come sa o come preferisce scrivere. L’editoria tiene conto del disimpegno e orienta il suo catalogo e quindi le scelte. Forse è proprio la natura di certi titoli, diciamo disimpegnati, che non obbliga il lettore a pensare. In questo modo, il lettore, si sente più libero. In realtà è terribilmente condizionato dal tam tam mediatico alimentato dalla maggior parte dei giornalisti, succhiati dalle mode e dagli scambi di favori. Tutto questo funziona, purtroppo, anche fra i lettori cosiddetti forti, che poi sono quelli che entrano in libreria e comprano libri, garantendo le tirature. In un certo senso il gusto del pubblico ricorda quello dei bambini che vogliono essere guidati. Questo si chiama analfabetismo di ritorno, ahinoi! Con la differenza che i bambini vivono l’ansia della conoscenza mentre molti adulti sono talmente saturi da non poterne più. E ripiegano nelle retrovie. Non credo che la sola paura determini questa regressione culturale. Esiste qualcosa di molto più profondo nella cecità culturale italiana. Ricordo che la mattina del ritrovamento del cadavere di Pasolini all’Idroscalo di Ostia – era il 1975, mi pare -, Alberto Moravia, forse il suo più grande amico, gridò davanti alle telecamere di mezza Italia che l’assassino avrebbe dovuto fermare la mano omicida perché stava colpendo la cultura. Nell’orazione funebre riprese questo concetto dicendo che:”chi non sa chi era Pasolini, chi non sa quello che fa, va illuminato”. Ecco, dietro questo episodio sta forse la migliore risposta. Per vivere non occorre sapere, ignorare non è poi una gran colpa. Del resto, in Italia, quando si compiono dei crimini la certezza della pena non esiste.

 

P.D.B.: Ti ritieni ho letto uno scrittore non di questo secolo, ma di quello scorso, hai stazionato lì perché la benzina ormai costa troppo? Sconfinato amore per gli anni ‘80/‘90 o cosa?

Carmelo Pistillo: Niente di tutto questo. Per raccontare bene questo nuovo secolo occorre nascerci. Non solo per anagrafe appartengo a ieri ma anche per cultura e sensibilità. De Musset nacque nel 1810 e pubblicò Le confessioni di un figlio del secolo nel 1836. Lui era tutto dentro quei giorni e raccontò bene il proprio tempo. Ciò non toglie che il mio sguardo sia ugualmente giovane e ricettivo.

 

 

P.D.B.: Ho avuto l’onore di essere presente alla tua presentazione svoltasi pochi giorni fa a Roma moderata dal grandissimo poeta Elio Pecora, il titolo non doveva essere questo se ricordo bene, a quale avevi pensato? E’ stata “Ti dico che non ho sognato” una scelta dettata dall’ultimo istinto?

Carmelo Pistillo: Il titolo originario, che ha accompagnato come una musa la stesura del libro, era “Donna chiara, Donna scura”, ma poi, in fase di definizione del titolo e su suggerimento dell’editore, ho allargato la rosa dei titoli possibili. Uno di questi petali era “Ti dico che non ho sognato“, che poi è la frase pronunciata da Thèrése, la scrittrice cieca protagonista di uno dei racconti che compongono il libro. Thèrése vuole essere una sognatrice più forte del sogno e si ribella a questa condizione perché non vuole più rimanere prigioniera della notte e dell’uomo che l’ama per pietà. Il profumo di questo petalo mi ha convinto. E, a quanto pare, non solo me. Questa espressione sta diventando un modo di dire. Esiste già una variante: ti dico che non sto sognando.

 

 

  P.D.B.: Non appartengono a questo secolo anche i personaggi di questo libro, la loro psicologia riflette un po’ la tua? Nella luce l’unica vita?

Carmelo Pistillo: Sono più giovani di me perché li ho visti nascere prima che finisse il secolo. Poi li ho visti crescere dentro di me. Mi appartengono come le mie mani, le gambe, gli occhi. Un autore parla sempre con tante voci, cambia nomi e maschere, ma alla fine è sempre lui che si materializza sulla pagina. Ciò non vuol dire che questo libro sia autobiografico nel senso tradizionale del termine. L’unica scena di cui sono stato realmente testimone è l’apparizione di una vecchia nel parco di cui riferisco le parole visionarie. Io penso che scrivere un’autobiografia in senso stretto sia un’operazione non esente dal rischio di mentire. Che lo creda o no, un autore è già condannato a essere, suo malgrado, e paradossalmente, autobiografico. Non occorre una sua confessione. Crediamo a quello che ha scritto. La sua storia è già racchiusa in quelle parole disperate o leggere, a volte felici e piene di luce. Spesso oscure. Meglio quindi la biografia scritta da altri perché regala un punto di vista capace di rendere leggendaria la vita dello scrittore, sia nel bene che nel male. Non credo che l’unica vita risieda nella luce. La vita è anche un’avventura sporca e piena di infamie. Parlerei, piuttosto, di vita possibile, con tutte le luci e ombre del caso. Schopenhauer diceva che: “La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.” Ecco, la vita possibile sta forse nel risvegliarsi la mattina per raccontare ciò che è accaduto la notte. Questo vuol dire che dobbiamo fare sempre i conti col bui e con la nostra dimensione più segreta.

 

 

P.D.B.: Stai scrivendo un nuovo romanzo?

Carmelo Pistillo: Con “Ti dico che non ho sognato” ho inteso raccontare l’avventura umana di diversi personaggi, realizzando così un disegno corale, a più voci. Ora sto lavorando su una singola maschera, una personalità debordante, ma è ancora presto per parlarne. Invece è quasi pronto il mio prossimo libro di poesie che parla del destino.

 

 

  P.D.B.: Hai in vista nuove presentazioni del tuo romanzo?

Carmelo Pistillo: Romanzo non romanzo, direi. Presentazioni? Quella più “traumatica” è prevista il 25 di giugno davanti ai detenuti del Carcere milanese di San Vittore. E’ una grande esperienza, dolorosa e indimenticabile, già fatta in passato. Ogni volta che parlo con loro mi sento un vigliacco che non ha avuto il coraggio di peccare fino in fondo, di non superare il limite. Il 19 di luglio sarò ospite di Martinbook Festival, una bella realtà culturale abruzzese mentre in autunno ho in programma presentazioni in varie città: Udine, Pavia, Novara, ecc. ecc. e poi, ancora, nelle storiche biblioteche di Milano, fino a gennaio 2013. E qua e là, reading poetici. Dove c’è intelligenza organizzativa e un progetto serio io vado a far sentire la mia voce e a difendere le mie idee.

 

 

“Quando un’intervista vista l’ora è appena finita, una nuova intervista è appena iniziata. Un’intervista per amare, per sognare, per vivere…”

Written by Pietro De Bonis, in Marzullo

https://www.facebook.com/pietrodebonisautore

 

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