Intervista di Pietro De Bonis a Diego Salvadori ed al suo “LDS – Luci di sospensione”

Intervista di Pietro De Bonis a Diego Salvadori ed al suo “LDS – Luci di sospensione”

Giu 26, 2012

Diego Salvadori è nato a Empoli (FI) il 6 Gennaio 1985, residente a Castelfiorentino (FI). Laureato in Italianistica e Letteratura Italiana presso l’Università degli Studi di Firenze, con una tesi circa la fittività della scrittura autobiografica. Attualmente è laureando in teoria e critica letteraria.

Ha esordito come fotografo, tenendo – dal 2007 al 2009 – diverse esposizioni a livello sia regionale che nazionale.LDS – Luci di sospensione, è la sua opera prima, uscita il 15 dicembre scorso per Ibiskos.

“Il percorso dell’autore mostra un attraversamento profondo e consapevole delle poetiche del Novecento, italiano e non solo. C’è spazio per tutte le sfumature dell’essere nel mondo di Salvadori.”

 P.D.B.: Ciao Diego! Giovinezza anagrafica non è sinonimo di immaturità artistica, è così?

Diego Salvadori: Sì e no. Da sempre sono preda di un forte impulso creativo, una poiesis quasi fisiologica; credo dunque che una simile tempra stimoli l’espressività sin da subito: ho scritto il mio primo componimento a sedici anni, e da allora non ho più smesso. Tuttavia, il tempo è il migliore alleato quando si scrive: ti rende consapevole, fortifica l’autocoscienza. Ed è lì che, in un certo senso, si giunge alla maturità artistica. Ora, per quanto mi riguarda, non credo di aver toccato pienamente questo traguardo: la mia scrittura è inconsapevole, casuale, essenzialmente corporea: un conato che mi porta a riversare su carta il risultato degli stimoli esterni, del mondo che mi circonda. Straniandomi dal reale, riesco a prendermi poco sul serio, cercando – in tal modo – di ampliare il più possibile la capacità dialogica dei miei scritti.

P.D.B.: Nella tua raccolta poetica “LDS. Luci di sospensione”,edita da Ibiskos Editrice Risolo, usi terminologie classiche come sibille, dee, anfore, è stata una tua scelta scrupolosa?

Diego Salvadori: Tra la mia prima poesia e “Luci di sospensione” c’è uno stallo quasi decennale. La scrittura ha seguito un percorso multiplo, mentre cercava – via via –  la sua voce d’elezione. Ciononostante, essendo la mia formazione prettamente letteraria, era inevitabile che alcuni residui finissero col sedimentarsi nel libro. L’aver letto, e al contempo vissuto, autori come Dante, Petrarca, Pascoli, D’Annunzio, Ungaretti, Montale (ma te ne cito solo alcuni) ha certamente lasciato una traccia indelebile nei miei scritti: quando esamini così da vicino il testo poetico ne assorbi, indirettamente, anche alcune caratteristiche. In seguito, ho cercato di allontanarmi dal preziosismo degli inizi, ma più rinnegavo questo lato “accademico”, più esso tornava prepotentemente in alcuni versi. Non è stata dunque una scelta scrupolosa, è stato il passato a decidere.

P.D.B.: Come definiresti la Natura?

Diego Salvadori: “La natura è un tempio” – direbbe il Baudelaire di Corrispondenze –  e “l’uomo vi attraversa foreste di simboli”; Galileo, secoli prima, la paragonava a un libro. La natura è un riflesso: oracolo nella sua perseità. A essa si può accedere per più livelli, soglie molteplici, e ogni volta restarne preda, vivendone i cosmici cicli. La natura è una presenza costante in “Luci di sospensione”: regno animale e vegetale vi sono entrati senza che io, ancora una volta, demandassi un simile accesso. Anche in tal caso, credo che tutto dipenda dal mio essere “biologo” mancato: mi sono sempre interessato di botanica e zoologia e, in fase scrittoria, indulgo spesso in “contaminazioni” tra versanti opposti. Tuttavia, non sempre queste immagini hanno una valenza simbolica precostituita: preferisco che siano i lettori a trovarvi nuovi significati; leggendovi, di volta in volta, una nuova metafora del presente. Ogni lirica è un testimone incandescente: passa di mano in mano, aprendosi alle voci degli altri.

 P.D.B.: Ci dedichi una tua poesia?

Diego Salvadori: Ma certo. S’intitola “Somiglianza e immagine”. È una delle ultime poesie scritte per il libro. Vorrei dire molte cose a riguardo, ma lascio che siano le parole a svolgere questo compito: Fuggo / Nasco fra gli incisi / Tra le menzogne d’abili maestri, / in un eloquio assente, / nei pensieri, / dentro una plastica, / falsa confessione. / Dove nessuno / Mi guardi, mi respiri. / Non sono somiglianza / Né immagine.

 P.D.B.: Si rimane sempre un po’ bambini Diego? Sempre alla ricerca di una mamma?

Diego Salvadori: Quando si è costretti a crescere anzitempo, è inevitabile che il tuo bambino interiore torni – prima o poi – a farti visita. Esso può apparire sotto le spoglie più disparate, facendoti, sì, vedere il mondo con gli occhi di un adulto, ma riversandosi poi nel tuo atteggiamento, nelle tue interazioni con l’altro. In alcune mie poesie c’è una pretesa di regressione infantile, quasi a voler testificare un’assenza, una lacerante mancanza. Il ritorno alla madre è, dunque, scontato; e non mi riferisco a un’entità biologica, a un monolite fisico e femminile; bensì a una sorta di esistenziale “grado zero” dove poter essere tutto e niente, annullante la diversità, sospendente ogni giudizio. Sì, la madre è, in fin dei conti, anche la scrittura: quel “mare”, che apre e chiude il mio libro.

 P.D.B.: Dove possiamo reperire “LDS. Luci di sospensione”? Hai in vista presentazioni?

Diego Salvadori: “LDS” è ordinabile in qualunque libreria, oltre a essere disponibile su tutti i bookshop telematici. Ho già tenuto una presentazione lo scorso Gennaio, quindi credo che ne riparleremo per il prossimo autunno. Al momento, però, ci tengo a segnalarti l’uscita di “Minotauro”, la mia seconda raccolta poetica che, in un certo senso, chiude definitivamente il capitolo “Luci di sospensione”. È una sorta di esperimento editoriale, in quanto è leggibile gratuitamente online: era un regalo che volevo fare ai miei lettori. Volevo chiudere un cerchio e, sotto certi aspetti, credo proprio di esserci riuscito.

 

“Quando un’intervista vista l’ora è appena finita, una nuova intervista è appena iniziata. Un’intervista per amare, per sognare, per vivere…”

Written by Pietro De Bonis, in Marzullo

https://www.facebook.com/pietrodebonisautore

 

http://youtu.be/VdveEA_M6HA

 

Info: http://diegosalvadori.blogspot.com diegoscrive@gmail.com

 

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