Intervista di Simone Spada a Dainocova in vista del Festival “Stramb Fest”, 29 giugno 2012

Intervista di Simone Spada a Dainocova in vista del Festival “Stramb Fest”, 29 giugno 2012

Giu 25, 2012

Ad una settimana dall’evento “Stramb Fest“, un festival di musica e arti strambe che si svolgerà il 29 giugno 2012 a San Gavino Monreale, Simone Spada per Il Mondo Nuovo ha incontrato uno dei protagonisti delle session musicali, ovvero Nicola Porceddu, in arte Dainocova.

 

S.S.: Quando nasce il progetto Dainocova, e cosa ti ha spinto a fondarlo? Come hai scelto il nome?

Dainocova: Il progetto sotto questo nome nasce nel 2006, avevo dei brani gia da tempo che avevo composto e registrato da solo. Mi mancava solo un nome d’arte, poi una sera con gli amici di sempre è venuto spontaneo scegliere la parola che dicevamo piu spesso ” Dainocova”, è il nome di un personaggio di mia invenzione ma che tra noi era diventato senza un motivo preciso, un intercalare frequente.

 

S.S.: Quanto hanno influito le tue precedenti avventure musicali nella direzione della tua musica da solista?

Dainocova: Tantissimo, in primo luogo perché sono sempre state esperienze culturalmente formative, ci scambiavamo tanta musica e tuttora è cosi, in secondo luogo ho sempre cercato di aderire a più progetti con diversi ruoli in alcuni come batterista, bassista, chitarrista, polistrumentista talvolta nelle registrazioni delle demo, ciò mi ha permesso di maturare musicalmente e la conseguenza più naturale successivamente è stata quella di convogliare il tutto in un’esperienza di band immaginaria, io solo in camera che mi suono e registro tutto.

 

S.S.: Hai viaggiato molto. Quali sono stati i tratti musicali dei diversi paesi a cui hai attinto nella formazione del tuo sound e delle tue liriche?

Dainocova: Dal punto di vista ispirativo e formativo sicuramente il più influente è stato Sidney, non c’è stato un giorno in cui non abbia visto un concerto, scoperto nuove band, in più avevo sempre appresso una chitarra da viaggio e un multitraccia. Ancora nell’apprendere l’inglese ho capito quanto fosse più proficuo liricamente scrivere in italiano per me. Un altro luogo sicuramente molto importante è stata la Grecia, dove la musica è dappertutto come le suggestioni d’altronde.

 

S.S.: “Fuga da scuola” è il tuo primo disco solista. Com’è stato lavorarci e com’è stato il rapporto Gabriele Boi e Manuele Fusaroli, rispettivamente produttore e addetto al mixaggio del disco?

Dainocova: Questo disco ha una storia un po’ travagliata, l’ho rimandato più volte fino a che con Gabriele Boi un giorno abbiamo deciso di registrarlo. Eravamo entrambi un po’ inesperti, scrivere delle canzoni in maniera soddisfacente non basta, devi sapere anche come svilupparle in studio e ci devi entrare con delle idee chiare, cosa su cui non mi ero soffermato tanto in principio. È diventato un work in progress, quasi uno stage di approfondimento, ci abbiamo lavorato intensamente, in amicizia ma con un piglio professionale. Nonostante le varie peripezie il disco è uscito e siamo soddisfatti. Manuel Fusaroli ha effettuato il missaggio, sa fare molto bene il suo lavoro però abbiamo sicuramente diverse visioni riguardo il pop, in più il disco non aveva un produttore ufficiale tantomeno un discografico, i dischi pop li fanno principalmente questi due personaggi, ancora una volta mi sono trovato un modo per spendere il tempo infinito davanti a me: cantautore, produttore, discografico, da grande voglio fare il pappone.

 

S.S.: Sembra un buon periodo per i cantautori italiani. Col tempo abbiamo scoperto Dente, Ettore Giuradei, Alessandro Mannarino, Le Luci della Centrale Elettrica, che hanno saputo dare una voce maggiore al circuito indipendente. Come trovi che sia la scena e come si colloca Dainocova in questo contesto?

Dainocova: Sì decisamente, tra quelli nominati forse Dente è quello che mi sta più simpatico, ce ne sono anche tanti altri sulla cresta dell’onda ma giuro non è per pregiudizio tantomeno per gelosia ma in tutta sincerità non riesco ad apprezzare tanto questa scena, ci provo per deformazione professionale e perché dovrebbe essere il mio ambito però per quanto riguarda l’Italia continuo a preferire i buoni vecchi Conte, Battiato, Vasco, Cccp e via dicendo, in parole povere trovo più interessante spulciare vecchie canzoni di artisti pop italiani, comunque sia non esprimo mai un giudizio a riguardo senza aver prima ascoltato bene, ad esempio mi piacciono certi cantautori torinesi come Matteo Castellano, Stefano Amen, Vittorio Cane o altri progetti come i Chewingum, che sono certamente meno famosi dei suddetti. Dainocova io lo vedo ben inserito nel tessuto italiano, forse più in quello che non ama particolarmente il cantato in italiano, è una posizione scomoda forse dove stare, comunque miro semplicemente a poter continuare a comporre, fare concerti e a collaborare con chi sta nelle corde.

 

S.S.: “Perso in campagna” è il tuo primo singolo. Di che parla? Che affinità ha, nell’argomento, con gli altri pezzi del disco?

Dainocova: Perso in Campagna l’ho composta nel 2004, subito dopo il ritorno dall’Australia, è una canzone che parla del sentirsi inadeguati, traditi e un po’ inutili pur stando in un bel contesto. A volte penso che sia proprio una fase che attraversa ogni singolo individuo pensante nella sua esistenza. Con gli altri pezzi del disco non saprei che affinità precisa possa avere, sicuramente c’è una sorta di amarezza di fondo paradossale alla voglia di fischiettare, è un po’ quello che vorrebbero riuscire a fare tutti, se smetti di giocare è la fine.

 

Un ringraziamento doveroso a Nicola che ritroverete venerdì prossimo a San Gavino Monreale nella Casa Museo Dona Maxima impegnato nello Stramb Fest. Per ulteriori informazioni su di lui potete googolare www.dainocova.it e scoprire la sua musica, gli eventi e i suoi progetti. Invece per quanto riguarda lo Stramb Fest, a breve pubblicheremo tutte le informazioni possibili per parteciparvi.

 

 

Fonte:

http://www.facebook.com/notes/il-mondo-nuovo/il-mondo-nuovo-meets-dainocova/491344087547724

 

 

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