“La casa dei giorni dispersi” di Michela Franco Celani – recensione di Fiorella Carcereri

“La casa dei giorni dispersi” di Michela Franco Celani – recensione di Fiorella Carcereri

Giu 13, 2012

Michela Franco Celani è nata a Trieste. Germanista, editorialista di cultura e di costume, traduttrice, ha ideato il premio letterario Merano Europa.

Dopo il successo ottenuto con “Ucciderò mia madre”,   l’autrice esce per la seconda volta con Salani nel 2009 con il romanzo “La casa dei giorni dispersi”.

In “La casa dei giorni dispersi” la Celani fa emergere il lato oscuro dei sentimenti, quelli che a volte siamo portati a negare o soffocare pur di non soffrire.

Sono vite che si sfiorano senza mai riuscire a compenetrarsi, personaggi che si parlano ma  restano intimamente soli.

L’intreccio è attraversato da una  dolce vena di malinconia che scaturisce dal ricordo dei tempi andati, dal sottile rimpianto per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato.

Gli eventi si susseguono con ritmo incalzante, sorretti da uno stile coinvolgente.

Il protagonista del libro è un uomo di mezza età, influenzabile e codardo, l’esatto contrario delle poche donne che hanno veramente contato nella sua vita.

In un  torrido agosto di solitudine, dopo decenni di silenzio, decide di mettersi sulle tracce di una vecchia compagna di università, che nel frattempo ha lasciato la città per rifugiarsi nella vecchia casa di famiglia in collina. Donna dal temperamento forte, impegnata politicamente in gioventù, non particolarmente appariscente, con la quale a suo tempo non era stato difficile instaurare un rapporto senza alcuna implicazione sentimentale.  O almeno a lui era sempre sembrato così, fino alla quasi disarmante confessione di lei, dopo tanti anni, quel torrido pomeriggio d’agosto:

Ti sei mai chiesto perché ti davo la casa? Per amicizia, credi? Oh no, non era amicizia…io volevo sentire il tuo odore dentro il mio letto, anche se era mescolato a quello di un’altra con cui avevi fatto l’amore. Le donne conoscono infiniti modi per farsi del male…”.

Struggenti i passaggi del libro in cui i due amici trovano finalmente il coraggio di aprire i loro cuori come mai avevano osato fare prima.

Sai, quando hai venti o trent’anni, pensi che potrai vivere da qualsiasi parte, il mondo quando si è giovani non è mai abbastanza grande, è come se nessun luogo fosse veramente lontano o straniero. Ma poi il tempo passa e alla fine ti accorgi che quello che stai cercando non è solo un posto per vivere, ma anche per morire… Ti ricordi la poesia di Montale, quella in cui lui si volta e dietro di sé s’accorge che tutto è scomparso? A me è capitato così, a un certo punto mi sono girata e non ho visto nulla se non questa casa. Così sono tornata…”.

Io invece, se mai arriverà il giorno in cui troverò la forza di girarmi, vedrò dietro di me nient’altro che un fiume chiaro o torbido, a seconda dei fondali e delle rive che incontra e alle quali di volta in volta si adegua. Una vita con la forma dell’acqua”.

Ne era divenuto consapevole quando l’ultima donna con cui aveva condiviso parte del proprio cammino, sul punto di andarsene, gli aveva sussurrato: “A te la vita scorre addosso, a me dentro”.

 

Written by Fiorella Carcereri

 

 

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