Intervista di Pietro De Bonis alla fotografa Sara Shelly Graziosi ed alla sua immaginazione formato pixel

Intervista di Pietro De Bonis alla fotografa Sara Shelly Graziosi ed alla sua immaginazione formato pixel

Giu 13, 2012

Quando ho conosciuto Sara ho pensato alle cose belle, un po’ per la condizione sua umana che lascia trasparire in ogni sorriso, un po’ per la voglia che ha di gridare al mondo “Ci sono anch’io! Sono in grado di sorprendere se voglio!” Tutto di lei sin da subito m’ha convinto, le sue opere come le sue riflessioni sul quotidiano, trasmettono attrattiva. Si dà se si è, e ho l’impressione che Sara è e dà tanto.

Sara Shelly Graziosi si presenta ai lettori…

“Comincio con il dire che sono più brava ad ascoltare che a parlare di me, quindi mi resta sicuramente più difficile trovare qualcosa da dire sul mio conto e spero di non annoiarvi più di tanto… Cerco di presentarmi innanzi tutto come buona educazione richiede.
Mi chiamo Sara, ad oggi ho 26 anni compiuti a dicembre, lo dico con rammarico perché nell’animo rimango ai miei adoratissimi e innocenti 14 anni… ho sempre frequentato scuole artistiche esattamente dodici anni fa entravo per la prima volta nella scuola dei grandi quella che al tempo si chiamava “III Liceo Artistico”, affascinata da un mondo che tutt’ora mi cattura anche se in diverse sfaccettature. Ho studiato l’Arte a tutto tondo, dal disegno dal vero, all’architettura e successivamente nei miei ulteriori studi ho intrapreso modellazione, incisione, approfondito l’anatomia artistica ecc ecc… Perché vi sto raccontando questo? Effettivamente non lo so nemmeno io forse per farvi addentrare nel mio piccolo mondo immaginario, un mondo pieno di immagini, di ricordi, di approfondimenti che ho voluto immagazzinare e reinterpretare a modo mio, tutto questo è quello che oggi fotografo, senza studi stavolta, solo con il mio istinto lasciandomi guidare dal mio occhio e se quello che ne esce fuori è un qualcosa di gradevole… ben venga!”

 

P.D.B.: Ciao Sara! Allora come ci si trova a seguire sempre l’istinto nella vita? Artisticamente parlando.

Sara Graziosi: Liberi.

 

P.D.B.: E hai detto tutto! Ma la decisione di abbandonare gli studi in questo campo, anche questa è stata dettata dall’istinto? Ritiene che lo studio possa completare la ricchezza che un artista ha già di suo o è solo una perdita di tempo e denaro?

Sara Graziosi: Non ho abbandonato gli studi, li ho solo terminati, per il momento..le chance della vita sono infinite come sono infinite le cose da sapere e imparare non potrei mai pensare che sia una perdita di tempo lo studio, tantomeno di denaro…si impara qualcosa anche stando a casa guardando fuori dalla finestra, a lavoro, in metro, per strada, bisogna osservare, rubare con gli occhi, assorbire…

 

 

P.D.B.: Cosa ti piace più fotografare? E perché?

Sara Graziosi: Ho iniziato col fotografare me stessa, ero il soggetto più disponibile e facilmente raggiungibile, a qualsiasi ora anche della notte! Sottoponendomi io stessa come modella sostanzialmente sono riuscita a capire le difficoltà che riscontrano le persone nel farsi fotografare, quali espressioni, posa, vergogna, l’impatto con la macchina fotografica non è sempre facile per tutti o comunque non allo stesso modo… Ho quindi cercato di immedesimarmi e sfruttare questa mia esperienza per fotografare persone.
Tornando alla domanda quindi posso dirti con certezza che i soggetti che preferisco fotografare sono le persone nel loro complesso, siano volti, sguardi, corpi, attimi…
Il perché è facile, le persone mi hanno sempre incuriosita, ognuno di noi ha qualcosa da dire, da esprimere, da immortalare e non parlo solo di modelle o modelli professionisti, ho riscontrato profondità inaudite ovviamente anche da persone inconsapevoli di essere fotografate!
Fotografare le persone non è come fotografare un paesaggio, quello è già li che aspetta solo un sapiente e paziente fotografo che sappia immortalarlo nella maniera che reputa più idonea; io ad esempio non credo che ne sarei capace! Mi piace vedere le persone che fotografo, aspettare il momento per scattare quell’espressione che un secondo dopo non c’è più e non si può ripetere perché non torna, non è li non mi aspetta, se non la catturo è persa! Trovo incredibilmente affascinante l’idea di entrare fugacemente nei pensieri delle persone, nel loro intimo, percepisco la fiducia che ripongono in me in quel momento, come se si affidassero a me lasciandosi andare alle loro emozioni… ecco “perché”.

 

 

P.D.B.: L’arrivare a toccare, ispezionare, i pensieri delle persone, scorgerne profondità inaudite anche solo tramite una sguardo di un momento, che te sai cogliere, dipende da una base di grande sensibilità umana? Domando meglio, quanto secondo te una sensibilità non comune, porti una persona ad aggrapparsi all’arte? Secondo te esiste questo legame?

Sara Graziosi: Oddio, mi reputo una persona sensibile ma non vorrei darmi da sola delle definizioni, in assoluto credo ci sia un legame tra le due cose ma credo sia bene intuirlo dalle immagini che realizzo se denotino o meno una certa sensibilità, io ce la metto tutta!

 

 

P.D.B.: So che te disegni anche, lo fai a matita? Quale è il tuo rapporto con la tecnologia in questo, mi riferisco all’utilizzo di ipad ecc? Mi dicevi che ultimamente hai addirittura acquistato una macchinetta fotografica col caro vecchio rullino? Attratta dalla foto su pellicola?

Sara Graziosi: In realtà disegno da molto più tempo rispetto a quando fotografo, ho seguito tutti i miei studi dal liceo artistico e successivamente alla scuola dell’arte della medaglia, dove era previsto tra la moltitudine di materie artistiche, anche il disegno figurativo dal vero… Le tecniche sono diverse dalla semplice matita, al carboncino, agli acquerelli, tutto quello che riesco ad avere sottomano, lo utilizzo… La tecnologia raffredda in qualche modo il segno che prima trovavo più caldo più comunicativo, ma i tempi vanno avanti, le tecnologie avanzano e devo dirti che sto trovando riscontri positivi e piacevoli soddisfazioni nel disegnare anche al computer con l’ausilio di tavolette grafiche e da poco anche sull’ipad. La prima macchina fotografica che ho utilizzato è stata a pellicola, una macchina fotografica regalata ai miei genitori come regalo di matrimonio, un Olympus che ad oggi ha più valore sentimentale che commerciale, e che ad oggi risiede nella mia nuova casa, ogni tanto gli do una spolverata e le faccio fare un giro in centro. Successivamente (ed inevitabilmente) sono passata al digitale, che trovo ovviamente più comodo e per alcuni versi più economico, anche se meno “romantico”… Ho acquistato una Diana F+ colpita ahimè dal vintage… ho due rullini da sviluppare… chissà cosa ne uscirà fuori.

 

“Quando un’intervista vista l’ora è appena finita, una nuova intervista è appena iniziata. Un’intervista per amare, per sognare, per vivere…”

Written by Pietro De Bonis, in Marzullo

https://www.facebook.com/pietrodebonisautore

 

Info:

http://shellyph.tumblr.com/

 

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