Intervista di Federia Ferretti al pittore Tommaso Cascella

Intervista di Federia Ferretti al pittore Tommaso Cascella

Giu 8, 2012

Evocare l’Abruzzo nella contaminazione con il resto del Mondo… la sensibilità di Tommaso Cascella che ricorda la terra paterna (appartenente al gruppo di famosi artisti Cascella che cominciano con Basilio e sembrano non finire mai, destinati comunque ad imprimerse un segno decisivo  nell’Arte), ma decide fermamente di tenere la pelle   a contatto delle altre regioni e civiltà…

Per proiettarsi in una dimensione a metà tra il conscio e l’inconscio, suggestione e realtà, nella predilezione di un colore: rosso,  rosso  ” Cascella”.

 

F.F.: Dagli esordi abruzzesi ( figlio del celebre artista nostro corregionale)alla capitale: contaminazioni di vita quotidiana tra Lazio ed Abruzzo.

Tommaso Cascella: Non ho avuto esordi abruzzesi ma romani e milanesi. Sono nato a Roma e la prima mostra che ho fatto è stata da Luigi De Ambrogi a Milano. In un mondo così aperto e “contaminato” è difficile dire cosa c’è in me dell’Abruzzo paterno. Posso dire, senza dubbio, che c’è molto di mio padre nel mio lavoro e, probabilmente, molto Abruzzo sognato ed evocato, irreale e sublimato che passa da D’Annunzio, Silone e Flaiano che possiamo leggere nell’opera di Pietro e Andrea Cascella.

 

F.F.: Cosa significa dipingere con un occhio aperto ed un chiuso.

Tommaso Cascella: Mi rimane difficile dipingere con un solo occhio… il grande Victor Brauner ne aveva solo uno e produceva capolavori, ma io, possedendoli entrambi li uso contemporaneamente. Se dipingere con un solo occhio si intende strizzare un occhio per ammiccare a qualcosa, questo si, lo faccio spesso; una sorta di intesa tra il mio lavoro e il suo osservatore, una complicità o simpatia reciproca. I miei lavori migliori sono comunque quelli fatti con il famoso terzo occhio che guarda all’interno.

 

F.F.: Come definirebbe la sua espressione?

Tommaso Cascella: Sono refrattario alle definizioni, alle etichette per potere essere collocato in qualche scaffale insieme ad improbabili miei simili. L’Arte non si può etichettare ne collocare in un periodo storico. L’Arte non ha tempo ne storia, è ciclica, ora stiamo rivisitando le origini, la cosiddetta preistoria ma, nello stesso tempo, rileggiamo Caravaggio e la Pop.

 

F.F.: Come rivive la città nella sua pittura?

Tommaso Cascella: La mia città deve essere ancora costruita. L’immagino colorata e solare, con case inventate da chi le abita in architetture fantastiche dove siano presenti orti e giardini, collegate da funivie e trenini tipo montagne russe, cablata, interconnessa, con video intelligenti al posto delle pubblicità e  energia alternativa. La mia pittura può dare delle indicazioni in questo senso.

 

 

F.F.: Potenzialità della pittura contemporanea.

Tommaso Cascella: La pittura e scultura, le vecchie arti figurative sono da intendersi come “laboratori di ricerca”, un equivalente di quello che è la Ricerca Scientifica in Fisica o Matematica o la Filosofia. Tutto questo non serve apparentemente a nulla ma è il motore di tutto quello che vediamo e usiamo.

 

F.F.: Crede che un giovane possa avere delle possibilità di sfondare al giorno d’oggi?

Tommaso Cascella: I giovani hanno sempre “sfondato” da che mondo è mondo. Non mi piace il termine “sfondare” che trovo militaresco e sopraffattore, credo sia più appropriato “prendere il testimone” e proseguire. “Sfondare” lo associo a successo, soldi, mercato, tutte cose che non centrano con l’Arte.

 

F.F.: Nella sua arte rivivono rituali antichi, graffiti primordiali, simboli ancestrali: perché?

Tommaso Cascella: Come dicevo prima: “ho preso il testimone”, se poi ho ripreso quello delle origini, il segno sacro e misterioso, vuol dire che sto cercando nella confusione contemporanea i “segnali cosmici” che ci hanno permesso di procedere nella Storia.

 

F.F.: Quali colori predilige?

Tommaso Cascella: Prediligo il rosso perché è perentorio e sanguigno, perché è bandiera sempre e comunque, perché è visibile segnale d’amore vivo. Questa mia preferenza non esclude gli altri colori perché per raccontare una storia abbiamo bisogno di tutte le lettere dell’alfabeto.

 

F.F.: Le odierne fonti della sua ispirazione

Tommaso Cascella: Onestamente non so bene cosa significhi “ispirazione”. Per me non c’è “ispirazione” perché trovo che questo termine limiti  quello che per me è fare arte. “Ispirazione” mi fa venire in mente compositori di canzonette che non trovano la nota giusta oppure pittori della domenica che si “ispirano” alla vista del bel paesaggio. Io sono sempre sintonizzato su una “lunghezza d’onda” che mi fa vedere .

 

F.F.: Consigli per i giovani talenti che si affacciano alle arti pittoriche.

Tommaso Cascella: Per i pochi che sono sopravvissuti puri alle maestrine dell’asilo, ai “lavoretti” del Natale, all’Educazione Visiva, alla prospettiva, alla teoria del colore, all’anatomia, alla composizione, alle accademie, alle scuole varie, non ho nulla da consigliargli perché sono salvi e possono fare. Cosa poi faranno questi esclusi da tutto non lo so ma ogni tanto ne viene fuori qualcuno interessante. Gli altri occuperanno gli spazi dei cosiddetti “creativi” nella pubblicità, nello spettacolo, nel web design e tutto quello che colpisce il nostro paesaggio quotidiano nel bene e nel male. Comunque vada mancano fabbri, falegnami, muratori, contadini, elettricisti, idraulici con la “visione” di quell’unico occhio che ci può far vivere veramente la vita.

 

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