“Alla controra”, album dei Dulevand – recensione di Teodora Mastrototaro

“Alla controra”, album dei Dulevand – recensione di Teodora Mastrototaro

Giu 7, 2012

La canzone “Fragile Rivolta” dei Dulevand è una delle 12 tracce  contenute all’interno della raccolta “Alla Controra”, CD prodotto dall’etichetta Ottavo Peccato Records ed in uscita a settembre 2012.

I musicisti si affacciano al mondo della discografia con un lavoro graffiante e “socialmente utile”  per le coscienze di chi li ascolta. Da sempre il gruppo ha affrontato le tematiche dell’uomo e della sua condizione sia intima che civica e lo hanno fatto metaforicamente ma sempre con l’impatto diretto e pulito di chi ha da dire, raccontare, denunciare senza il timore di farlo.

Così l’indifferenza , la solitudine, l’astio e l’individualismo tipici del nostro tempo, trovano il proprio spazio  nel mondo musicale e diventano motivo di comunicazione. Perfettamente in linea con il loro stile è la canzone “Fragile rivolta”.

Il testo si ispira ad un evento reale del mondo operaio argentino e induce ad una profonda  riflessione sulla crisi attuale che vivono dolorosamente gli operai di molti paesi. La canzone è testimonianza di quanto accadde nel 2002  nella città di Neuquen, in Argentina, dove gli operai che lavoravano nella fabbrica di ceramica acquisirono il controllo legale dell’azienda dopo che il proprietario ne aveva deciso la chiusura per non soddisfare le richieste di miglioramento delle condizioni di lavoro e salariali. Gli operai, preso il controllo della fabbrica, si organizzarono in autogestione per difendere il proprio lavoro e la propria dignità.

“Fragile Rivolta” è la storia di una volontà perseguita perché spinta dall’insofferenza di un diritto negato, di una speranza sottratta.

La “Fabbrica senza padroni” (FaSinPat), così è stata battezzata,  è l’emblema della voglia di libertà dei diritti, libertà da tutti agognata ma da pochi realmente realizzata, e se  realizzata è perché perseguita con  caparbietà e spinti dal desiderio di opporsi alle ingiustizie.

Il titolo gioca sulla contrapposizione di senso delle immagini che immediate  appaiono  alla mente. La fragilità di una farfalla e la durezza sui volti e delle azioni di chi partecipa ad una rivolta. Affascinante il gioco del bianco e nero, del santo e del peccaminoso, dell’ urlo e del silenzio quando convivono in uno stessa concetto perché l’uomo si ritrova nell’intimo dualismo. Si potrebbe chiedere come una rivolta possa  essere definita  fragile. La risposta è nel comportamento assunto dagli operai dell’industria per respingere l’arrivo delle forze dell’ordine contro i quali lanciavano pezzi di ceramica, materiale notoriamente fragile.

L’autore ha così investito nella delicatezza della parola la ruvidità di una vicenda che vede protagonista gli istinti più reconditi e che risalgono quando il diritto a vivere dignitosamente viene violato.

Il modo con cui gli operai difendevano la loro fabbrica deve essere molto caro all’autore perché, oltre che nel titolo della canzone, lo ritroviamo nei versi finali: “la risposta è nel lavoro che, pure fragile, non si arrende e ci difende”

Il tema del lavoro è il perno centrale intorno a cui ruota l’intera composizione.

Lavoro, essenziale nella vita, senza il quale l’uomo perderebbe la propria identità di animale sociale. Ma animali lo si diventa quando  il recondito istinto di sopravvivenza, che latente alberga in ognuno di noi, sfoga come è sfogato negli operai della Fasinpat quando hanno rivendicato i loro diritti. Una storia attuale quella della FaSinPat, soprattutto alla luce delle vicende degli ultimi mesi.

C’è una correlazione tra il 2002, l’anno della rivolta e della fabbrica senza padrone, e il 2012 l’anno della crisi profonda caratterizzata da una sequenza di suicidi di operai e di piccoli imprenditori. Altro concetto fondamentale infatti, meno palesato nel testo ma che ha spinto l’autore a voler parlare proprio di tale vicenda, è il concetto di “insieme”.

“Oggi la gente che perde il lavoro resta sola e si suicida. Gli operai argentini INSIEME si sono ripresi fabbrica e lavoro” (Savino Lasorsa)  e la dignità, aggiungerei.

Il 2002, l’anno dell’ “essere uniti” per diventare forza, il  2012 l’anno della solitudine e della fragilità propria di una farfalla.

Due i punti cardine, quindi,  di questa canzone. Due i punti di partenza per capirne profondamente  il senso e l’intento comunicativo dell’autore. Lavoro e Insieme, due parti di una clessidra dove si mescola il tempo vissuto attimo per attimo dagli operai argentini e messo in versi e immortalato da una canzone affinché possa essere da monito.

Cosa rimane di una rivolta? Di una ceramica frantumata? La testimonianza di un’artista che rende canzone la vita. Fragile la vita ma dura quanto basta per dare la forza ad una presa di posizione ben motivata.

L’artista è colui  che guarda la vita e la descrive. L’autore di Fragile Rivolta, l’ha guardata la vita e l’ha raccontata, l’ha scritta e l’ha musicata. Non è una follia andare sui luoghi che si vogliono raccontare, l’artista va in quei luoghi, vestito solo degli occhi e di ciò che di meglio  sa fare e  in questo caso: fare musica. La canzone è il mezzo con cui l’autore si è dato la possibilità di essere testimone di una vicenda che dietro l’apparente durezza dell’animo di chi è stato protagonista nasconde la fragilità dell’essere umano.

Che cosa rimane di un blocco di ceramica? Di una rivolta? Di un  insieme di menti e di forze? E di una canzone? Rimane l’ascolto e la testimonianza che “insieme” si può.

Written by Teodora Mastrototaro

 

http://youtu.be/pP4JbPqEvmE

 

Info:

http://www.dulevand.net/

http://www.myspace.com/dulevand

 

One comment

  1. Bellissima recensione Teodora!

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