Intervista di Giuseppe Giulio al fotografo Tatsuo Suzuki: il bianco ed il nero del mio Giappone

Intervista di Giuseppe Giulio al fotografo Tatsuo Suzuki: il bianco ed il nero del mio Giappone

Giu 4, 2012

Il sole tiepido di fine primavera fa da cornice al mio nuovo viaggio verso una terra lontana ma che nasconde molti artisti ancora da scoprire, i quali immortalano quotidianamente la cultura di questa terra ricca di storia, di leggende e anche di persone semplici che sorridono alla vita, e alle sue prove di coraggio umano. La terra protagonista del nostro nuovo viaggio è il Giappone, una terra immersa nell’oceano pacifico, legata a doppio filo alla religione buddista.

Oubliette Magazine è qui in questa terra per incontrare un amico oltre che un ospite eccezionale, un uomo che fotografa in bianco e nero i visi, e i sorrisi del suo popolo, un giapponese pronto a dimostrare al mondo il bianco e il nero del suo Giappone.

Siamo a Nara antica capitale giapponese dal  710 al 794, all’ingresso del maestoso Tempio Orientale, il Todai-ji  東大寺. Il tempio è considerato uno dei monumenti più importanti della città. La struttura è di una bellezza indescrivibile, mantenuta perfettamente e circondata da semplici, ma ben curati giardini, al suo interno si nascondano grandi pregi per il nostro patrimonio artistico mondiale, tra questi la “Great Buddha Hall” 大仏殿, è li ai piedi dell’immensa statua c’è il nostro amico e ospite che ci aspetta, il suo nome è….

Tatsuo Suzuki è questo il nome completo del nostro amico proveniente da una terra lontana ma adesso vicina ai lettori della nostra rivista.  Il nostro Tatsuo suscita l’attenzione dei passanti e dei turisti che vedono il suo sguardo perso nel volto dell’immenso Buddha, il “Daibutsu” 大仏 risalente alla metà dell’VIII secolo come se un incantesimo leggendario come il suo Giappone lo avesse intrappolato negli occhi della scultura.

 

G.G.: Tatsuo Suzuki! Sono Giuseppe, finalmente ci incontriamo, solo due semplici parole uscirono dalla mia bocca, perché ero stato completamente affascinato dai suoi occhi di un nero intenso, proprio come la sua fotografia.

Tatsuo Suzuki: Giuseppe, scusami ma ogni volta che vengo qua mi perdo, questo tempio mi affascina e mi ricarica allo stesso tempo. Sei in Giappone finalmente, e ora andiamo a Nara. Un luogo antichissimo non lontano dalla mia città natale e dopo andremo a Tokyo in auto. Nara  è stata dichiarata non molto recentemente patrimonio dell’umanità dall’Unesco ed è caratteristica la presenza di cervi che girano liberamente per parchi e chiedono in modo esplicito cibo ai turisti. Un animale che nella città è ovunque, anche sui tombini delle strade. Nara  è stata capitale del Giappone durante il periodo conosciuto come Nara.

 

G.G.: La fotografia è un’arma a doppio taglio che ti consente di vivere in due mondi, quello reale,  e quello immaginario.  Che cosa rappresenta per te quest’arma?

Tatsuo Suzuki: La fotografia per me è il mondo Giuseppe, almeno questo è il mio punto di vista, è difficile sai riuscire a descrivere una passione cosi grande. Oltre al mondo direi anche le persone che lo circondano, come quei due ragazzi che si baciano seduti su quella panchina nera o come quella famiglia che gioca sul prato. Le persone che scatto diventano uno strumento per condividere con altri quello che ho dentro, insomma per me  la fotografia è uno strumento di condivisione.

 

G.G.: Ci sei riuscito in pieno Tatsuo. Ogni artista, anche in Italia usa la propria passione come mezzo di condivisione, ed è certamente anche un desiderio di chi segue l’artista, e che fa di un quadro oppure di una fotografia un mezzo proprio. Perché allora rappresentare le persone?

Tatsuo Suzuki: È semplice, in qualche modo tutte le persone, e i volti che fotografo mi attraggono. La ragione per cui lo faccio non è ancora chiara per me; pensa ma stranamente ogni volta che scatto una foto ad una persona, il mio umore, quindi ciò che sono si arricchisce di più, i miei sentimenti si amplificano. Questa è la mia motivazione ed è questa che mi lega alla gente di Tokyo dove stiamo per andare. 

 

G.G.: 東京 letteralmente  significa città orientale trovandosi ad est della precedente capitale Kyoto. Giungiamo in tarda serata sulla baia di Tokyo, l’area più popolata della città divisa in ventitré quartieri speciali 特別区. Le luci della città sono straordinarie, ci sono colori ovunque, molte luci blu che ricordano una mia amica di università e di vita di nome Giada. I colori come dicono gli antichi saggi giapponesi, sono l’espressione di quello che siamo e di quello che vogliamo diffondere nella società, ma questo discorso non include la tua scelta artistica Tatsuo. Perché la scelta del bianco e del nero?

Tatsuo Suzuki: Giuseppe sei curioso direi, il blu è il tuo esatto colore….il bianco e il nero sono i due colori base oltre a rappresentare per me dei colori in grado di rappresentare i sentimenti delle persone che fotografo.

 

 In poche ore Tokyo s’illuminò di nuovi colori, dal giallo al rosso per finire con il verde, colori protagonisti di uno spettacolo pirotecnico che si svolse lungo il fiume Sumida. La straordinarietà di quest’ uomo è senza fine, un artista che ama quello che crea, escludendo il dessert che mi è stato servito a cena di nome L’Anmitisu, un dessert giapponese composto da piccoli cubetti di gelatina agar. Un incontro poco piacevole con la cucina giapponese che non mi lasciò il sapore amaro del Giappone.

La mia e la nostra avventura in Giappone e con Tatsuo terminò con un volo 743 di Alitalia in partenza dall’aeroporto di Tokyo-Narita a soli 57 Km a ovest dal centro storico. Salutai il nostro ospite con l’augurio di vederlo presto in Italia e in particolare a Roma con una sua mostra, per mostrare alla città eterna  il bianco e il nero della sua terra. Arrivederci Giappone.

 

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