Intervista di Federica Ferretti all’attore e regista Mario Donatone

Intervista di Federica Ferretti all’attore e regista Mario Donatone

Mag 6, 2012

Il famoso Attore-Regista Mario Donatone si confessa in una straordinaria intervista rilasciata in esclusiva per gli amici di Oubliette:  dagli esordi all’ultimo progetto, un vero e prioprio “canto dell’anima”…

Nato a Tripoli, in Libia, ha da sempre lavorato in Italia. Inizia la sua carriera d’attore nel 1946 e nel 1951 con il film Bellissima di Luchino Visconti. Lo ricordiamo per aver recitato in numerosi film come Il camorristanel 1986, regia di Giuseppe Tornatore. Nel 2004 recita in Natura morta, regia di Cristiano Civitillo. Molte anche le partecipazioni a serie televisive come Distretto di Polizia nel 2000, Valeria medico legale sempre nel 2000.

 

F.F.: Un uomo che ha attraversato il nostro migliore Cinema e che, ad oggi, lo rappresenta: impressioni…

Mario Donatone: Beh, debbo iniziare dal mio primo film al quale ho partecipato, nel 1951, ovvero “Bellissima”, con Anna Magnani, Walter Chiari, Visconti regista… Tornato a Roma dopo cinque anni di assenza ma con quattro anni di Teatro sulle spalle come Attore, grazie a un mio amico ho potuto lavorare per tre mesi come Aiuto-microfonista, ed anche, finalmente, per tre notti, come Generico Parlante. Beh, come prima esperienza, penso che sia stata il Top… ovvero lavorare in un film, dicia-molo pure: talmente grande che ancora oggi, dopo tantissimi anni, se ne parla, ecco-me! Ed anche io, grazie a quella piccola/grande esperienza su un Set vero, impor-tante, con Artisti e nomi di quel peso…, vengo spesso chiamato a certi “Incontri” su Annarella per narrare ciò che passai allora, per parlare di Lei, della sua femminilità, della sua bravura e -perché no- della Sua amicizia con quel semplice tecnicuzzo di 18 anni che ero io… “A regazzi’ – mi diceva ogni tanto – vie’ co’ me, bello, accompagne-me…”: beh, come non parlare dell’argomento Cinema che conobbi molto bene, anche con i suoi misteri, i suoi meandri oscuri ma limpidi per la genialità e la bravura della gente che, ben chiamata “Cinematografari”, era un Simbolo, un Esempio per il Cinema Mondiale dell’epoca! Epoca in cui i giravano 400 film all’anno! Inoltre, come non ricor-dare che in quel film hanno collaborato, nelle loro proprie vesti, grossi Nomi?… Certo che come “cappello” è un po’ lunghetto, ma va a far comprendere meglio quali potrebbero essere e sono le mie Impressioni: che sono amarognole, come si può capire da ciò che segue, in risposta alle altre domande.

 

F.F.: Un’epoca che rivive di se stessa: cosa ne pensa del tentativo neo-realista di taluno cinema?

Mario Donatone: Vediamo un po’ se ho capito bene il quesito, con queste righe che dovrebbero rispondere ad hoc. Il tentativo di ripetere il neorealismo che vorrebbe far rivivere quell’epoca è soltanto un Tentativo, appunto, perché il vero neorealismo è irripetibile, come tutti i capola-vori di qualsiasi Arte. Infatti, è un mio pensiero, in ogni forma d’arte i relativi capola-vori sono nati dai tentativi dei “primìperi”, come li chiamo io, ovvero coloro i quali, giovani, si accostarono all’Arte facendo uscire dal magnifico cilindro dell’invenzione dettata dalla Fame…, quella vera della Povertà, i Capolavori più… sinceri, veri, perché figli di parti distocici. E così per il Cinema… per il suo datato Neorealismo, nato dalla fantasia e dal Lavoro costruito essenzialmente sulla povertà di mezzi, sulla pochezza dei veri strumenti del vero Cinema… normale, i nostri più grandi Autori di tali espe-rienze di cimentarono in quel modo, dovuto ad una Fame di una Povertà che veniva dal Dopoguerra. Di conseguenza,  per tentare ciò ci vorrebbero quegli stessi Soggetti-sti, quegli Sceneggiatori e… quella Fame. Ma soprattutto quei Registi realizzatori… che non ci sono più… Anche quelli che, ben avendolo fatto, quel Cinema, una volta usciti dalla ristrettezza economica ed entrati nel dorato nuovo mondo del Cinema dell’ Academy World di Hollywood, quello degli Oscar, hanno continuato a fare quello che, ben lontano dal vero Neorealismo, ma su quell’impronta, li ha portati a raggiungere quella famosa appena detta Statuetta dorata di Zio Oscar. Ovvero, il Neorealismo è nato e morto con quei Signori, ma rimane impresso nella residua celluloide, a disposizione di quei cinefili intenditori dell’Arte cinematografica.

 

F.F.: Poliedricità di un attore: dal teatro alla televisione, il segreto?

Mario Donatone: La risposta è la stessa che detti, dopo aver girato una Scena drammatica -a due- del TVfilm “Scoop”, al giovane attore che, dopo lo “Stop” del Regista Josè Maria San-chez, mi disse, serio: “Ma che m’hai fatto?” – ed io- “Che t’ho fatto” -e lui continuan-do- “Ma che ne so… m’hai fatto sentire come se io fossi veramente tuo figlio, e tu ve-ramente mio padre…”. -“Ah”, continuai io chiedendogli- “Ma tu fai l’attore?” -lui mi rispose- “Sì” -ed io conclusi- “Io invece lo sono…”. Tutto qua.  Ovvero: c’è chi FA l’Attore, e chi invece lo E’. In effetti, quello che lo Fa si ripete  spessissimo, quello che lo E’ non si ripete mai! Ogni personaggio DEVE essere diffe-rente dall’altro… e non è un segreto, come chiede l’intervistatrice Federica Ferretti, ma semplicemente un Principio… che deve essere rispettato dall’Attore fin dall’inizio della propria attività. Non per ripetermi sulle mie esperienze, ma debbo ancora “citarmi”, anche perché non posso farlo su esperienze altrui, se non per esemplificare. Fin da quanto iniziai nel 1946, a 13 anni, nel Teatro del mio Collegio P. Monti, a Saronno (Va), con l’unica Compagnia di Prosa della Città, per il nostro ormai affezionato Pubblico… che ci seguiva anche quando, in assenza di Spettacoli di Prosa, lo accontentavamo con proie-zioni cinematografiche. E qui mi corre l’obbligo di tornare al discorso Cinema. Noi Attori della Compagnia di Prosa dovevamo fare anche i Proiezionisti (o Operatori) di cabina. Infatti, anch’io -quando era il mio turno- montavo le “Pizze” dei Film nella macchina, e li proiettavo. Fin qui niente di speciale; ma lo speciale veniva quando la pellicola, per un fermo mo-mentaneo dovuto alla vetustà del grosso Proiettore e per la intensità delle lampade, andava a fuoco… Vociare allarmato del Pubblico che aveva visto la fiammata sullo Schermo, rapido strappo della stessa pellicola, luce in cabina, luce in Sala, riparazione della pellicola con l’apposita macchinetta e con l’acetone, rimessa a posto della pelli-cola (con, logicamente, 7-8 fotogrammi in meno), buio in sala, buio in cabina, riavvio del film… che io seguivo dall’apposta quadrata finestrella… Tutte cose che ho rivisto nel Film “Ultimo Cinema paradiso” di Tornatore (con il quale ho girato “Il camorri-sta”)… Non s’inventa mia niente nello Spettacolo! Torno alla poliedricità dell’Attore. Non è poliedricità: è poliformità, polifisionomicità, con preghiera di passarmi queste parole bestiali che non so nemmeno se fanno parte dell’Italiano parlato. E passo ad un esempio pratico, tornando a me. Un mio attore, tecnico bravissimo in queste cose, mi ha creato un DVD con dodici pezzi di certi film da me girati… Beh: ci sono io. Appunto, che interpreto dodici personaggi differentissi-mi l’uno dall’altro, e ve li cito, ma voi cancellateli a volontà: 1) – “Il bambino con la pistola” (1° premio del Primo Giffoni Festival): un nonno ex mafioso; 2) – “L’angelo con la pistola”: un grosso avvocato della Mafia; 3) – “Edera” (TV): un camionista; 4) – “Scoop”: un padre ex ndrangheta; 5) – “Rigatoni”: un padre padrone; 6) – “La XV Epistola”: un ex ergastolano; 7) – Classe di ferro: un consigliere comunale/commer-ciante; 8) – “Il padrino P.te III”: un finto prete… killer; 9 – “Io non spezzo, rompo”: un gangster italo-americano; 10) – “Casa Vianello” TV: un Cav. Cornuto; 11) – “Phe-nomena”: l’avvocato della protagonista; 12) – “Assassinio sul Tevere”: un Procuratore pugilistico. E così di seguito, per gli altri 168 film o TVfilm da me girati. Per quanto riguarda… “Dal teatro alla televisione”, beh, manca il Cinema, ma co-munque vediamo un po’. In Teatro, un attore non deve sbagliare: né con la mancanza di memoria di una o più battute, né con le famose Papere: errori nel dire una parola o una battuta; e qui la cosa ha due aspetti: se sei un attore agli inizi… beh: ti becchi l’ errore e le conseguenze che vengono sia per l’attore stesso che direttamente dal Pub-blico… più o meno evidenti; se sei un attore consumato, puoi nascondere la papera con la creazione, lapperlà, di una qualcosa che mascheri o supplisca a ciò che hai omesso… tanto -dico sempre io agli allievi (perché insegno, anche)- il Pubblico non conosce il Testo… E ve lo dico anche come Autore, quale sono. Per gli errori, le papere o quant’altro in TV, qui è un’altra dimensione… che si divide in due zone: una, in caso di trasmissioni quali “Scherzi a parte” di quelli veri, cioè dove la Vittima non conosce l’attore, e questo deve addirittura creare il testo, su un “labile” filo-scaletta d’avvio, se l’attore stesso commette un errore manda all’aria tutta la trasmissione, oppure (ed è questo che avviene) deve far passare l’errore come spunto per una gag a seguire; se invece è una trasmissione non “in diretta”, l’attore – che va a sfascio perché qualcuno glielo permette per motivi strani (ed è quello che accade spesso) -, quando l’attore sbaglia, fa una pernacchia, una linguaccia, o manda un vaffa con risata incosciente, e si rifà la scena… Beh: avrei voluto vedere questi signori con un film girato “in pellicola” (costosa)… In questi casi, allora, su un errore, l’attore faceva una figuraccia davanti a se stesso, davanti a tutti e… chiedeva scusa… senza ridere! Ma oggi, con i Film girati “in digitale”, cioè non in pellicola ma col nastro che costa poco, sugli errori ci si passa sopra… ma non si dovrebbe: la deontologia non lo permette… se si è Veri Attori.

 

F.F.: Perché si crede che ogni personaggio possa vivere della stessa vita di un attore? E’ solo una leggenda metropolitana?

Mario Donatone: E chi lo crede? Nel caso mio, con i 5.000 spettacoli teatrali e -ripeto- i 180 film, se dovessi vivere delle o nelle centinaia di Personaggi che ho interpretato… buona notte! Come dovrei fare? Certo, mi sono rimasti in mente i primi personaggi di quando ini-ziai, di qualcun altro un po’ particolare, come lo schifoso Riccardo Terzo, Antonio (…e Cleopatra), Ciampa del “Berretto a sonagli” di Pirandello, Mosca del Padrino III, e poi… poi che? Sono troppi, manco me li ricordo più… fra i 112 spettacoli Teatrali e i film… sono circa 300 personaggi… e come si può immaginare che ognuno di essi possa entrare nella mia vita? Ma chi si è inventata ‘sta leggenda? E metropolitana? Una cosa a parte: in molti casi, in Teatro, ma a me successo anche in Cinema, ci sono i cosid-detti “Raddoppi”; ovvero un attore può interpretare più personaggi… da non far riconoscere: anche questa è abilità nel Lavoro. Ma c’è un “Ammenoché”. Ed eccolo: ammenoché non si tratti di qualche attore che si sia impelagato (beato lui) in qualche personaggio fisso di una (o più) serie televisiva di mille puntate… metti Zingaretti quale Commissario Montalbano… allora bisogne-rebbe chiederlo a lui: Commissario Montalb… Pardon: Signor Zingaretti, come la chia-ma la gente per strada? Zingaretti o Montalbano? E lei ‘sto Commissario se lo porta a casa anche per dormire? Non posso rispondere per lui (ecco la esemplificazione che ho detto su). Certo, anche a me, di certi personaggi un po’ particolari che ho interpretato ma in qualche film, la gente, quando mi ferma, mi dice il nome del personaggio stesso e addirittura anche qualche battuta, come ad esempio mi ha fatto Marco Baldini; ma non tutti possono essere cinefili per cinefilizzarmi 24h per farmi portare a casa ‘sti personaggi!

 

F.F.: Il personaggio in cui si è maggiormente immedesimato.

Mario Donatone: Nella mia volontà di essere un vero Attore per interpretare i vari personaggi cui sarei andato incontro, ho cercato dei Maestri, ma non ho avuto Maestri… ovvero, ne ho avuti un paio, ma pseudotali… Pseudotali perché nonostante avessi “tentato” di frequentarli come maestri, ed essermi presentato loro come Attore con qualche annet-to di povera esperienza (dei miei primi anni) che voleva saperne di più, quasi fossero usciti a loro volta da una medesima Scuola, mi dissero pressappoco: Non potrai mai fare l’attore, mi dispiace: lascia perdere. Uno aggiunse addirittura: E’ come se volessi dipingere… senza saper disegnare. E pensare che uno di questi, ad alcuni anni dalla sua morte, ancora lo celebrano come grande maestro. Però, siccome non mi tengo il cecio in bocca, una volta, invitato ad una sua celebrazione con facoltà di parlare (conoscendomi)… dissi la mia verità; ma non infierii oltre l’aver ripetuto le sue parole di diniego nei miei confronti, con l’aggiunta… “Meno male che mi pronosticò la mia deficienza professionale… che mi ha portato fortuna con tutto il mio lavoro fin qui svolto in Italia e all’Estero e con gli oltre 100 Premi alla Carriera compreso il Migliore Attore che mi hanno attribuito… V’immaginate se mi avesse detto che sarei stato un bravo Professionista? Quando mai avrei lavorato?”. I responsabili della Ricorrenza ci rimasero male, ma molti sorrisero sotto i baffi! Questa è solo una premessa a ciò che penso sull’essere Attore. Ho iniziato con l’af-fermare che non ho avuto maestri, ed è vero. Se uno lo è, Attore, è perché lo è “dentro”, ma non può soltanto dire di esserlo: lo deve dimostrare, e se la gente che lo vede all’opera ne rimane entusiasta… bene: lo è! Ma se la gente non ne rimane entu-siasta… beh: Ragazzo, non smettere… insisti! Attenzione però con l’applauso… L’ap-plauso è come il bacio: non si chiede, perché l’applauso chiesto è solo uno sbattimen-to di mani, e il bacio chiesto… non lo è. Torno alla Domanda: Il personaggio in cui mi sono maggiormente immedesimato: la risposta è in quella del n. 4, appunto perché sono l’Attore descritto in questo nu-mero 5.

 

F.F.: Il personaggio che ha odiato.

Mario Donatone: Non odio nessuno: solo i cretini, per essere, loro, dei nemici contro i quali ogni intelligenza è vana. Dei personaggi cine-teatrali che ho interpretato: nessuno. Ci potrebbe essere quell’ infamone, ignobile, assassino, cattivo, deforme Ricardo III… che “anche i cani m’ar-rancano appresso”, come dice lui stesso, ma siccome mi ci sono divertito tanto anche nel deformarmi come lui… beh: perché lo debbo odiare, poverino? Chiudo il copione, e lo conservo nella mia memoria… benevolmente, anche perché mi ha portato bei soldi nel rappresentarlo, e… come diceva Vespasiano: Pecunia non olet.

 

F.F.: Secondo lei, cosa ci stiamo perdendo?

Mario Donatone: Tanti bravissimi attori, ma non li abbiamo persi… sono nascosti in Teatro, quello vero, dove se non sono bravi… il Pubblico non cambia canale, ma rimane lì, nella pro-pria poltrona della Platea o dei Palchetti, ad applaudire o no. Ma sono nascosti soprat-tutto  dalla Televisione, che preferisce i soliti raccomandati che non sanno fare altro  che esporre… le proprie capacità deduttive, seduttrici, a base di sesso e confini. Show Girl, Soubrette, Attrice, Fantasista… ma dove? Ai confini della realtà! Le presenzialiste, i presenzialismi, i rifatti dal chirurgo, i denunciati, i ricattatori, i malandrini in libertà… Ma andiamo! Un nome solo fra i troppi: Flavia Vento: un’intera stagione in una tra-smissione TV… per fare che? Per stare appollaiata sotto un tavolino!.. Ma cacchio: se fosse stata un cagnolino, sarebbero insorti gli animalisti e la Protezione Animali! In-vece… oggi è una delle regine del Gossip! E i nostri Attori, Attrici… i veri Artisti? Dove sono? Ecco chi stiamo perdendo!

 

F.F.: Se io dico: Cantalamore…

Mario Donatone: Beh… mi prendi sul vivo, mi tocchi il cuore… Ho avuto la fortuna e la ventura di conoscere la Scrittrice Eleonora Giovannini, il suo modo di scrivere che arriva al cer-vello, il suo modo di Poetare che t’arriva nelle… più intime fibre delle radici. Come non pensare di divulgare questa sua Arte con uno Spettacolo Teatrale? Il Colosseo qua-drato che è all’Eur, a Roma, porta inciso sul suo marmo: Popolo di Poeti… Quindi, siccome siamo tutti Poeti, è bene che si porti a tutti questa grossa occasione di godere della nostra Mostra di Poesie… nata da questo nostro Incontro… sia fortuito che fortunato! Poesia… infinito pentagramma del pensiero, dove rosee gocce di cuore so-no poste ad essiccare al vento, tratte dal lago profondo dell’anima… È una mia idea… Ma di che si tratta? Semplice: accompagnati dal nostro bravo amico Emilio Vallorani con le sue musiche e con i vari strumenti di cui è Maestro, Eleonora ed io interprete-remo alcune Poesie, scelte dalle centinaia che ha scritto, per far godere -chi ci ascolta- di quanto e di meglio c’è in questo delicato settore della Poesia, quella vera, che va diretta al cuore, ai pensieri più intimi di chi ascolta, per farli dondolare nei sogni dell’ immaginario sentimentale. Eleonora, da canto suo, mi ha chiesto di interpretare accanto a lei le sue Opere, dopo avermi sentito in alcune Poesie che l’hanno “presa”, come dice lei stessa, per il mio particolare modo di declamarle, accompagnato dalla mia Voce… che ha graziosa-ente accettato per… ma non fatemi “fare addosso”: chiedetelo a lei. Questo nostro -permettetemelo- Incontro Poetico prenderà corpo in uno Spettacolo Teatrale intitolato, appunto: CANTALAMORE – Melologo, Poesia in Concerto. La nostra Legale Rappresentante Organizzatrice è la inesauribile simpaticissima Maria Assunta Di Matteo… opìma di intelligente arguzia.

 

F.F.: Uno sguardo al futuro.

Mario Donatone: Quale? Il futuro lo hanno solo i suddetti padroni dell’inutilità, senza valore, che spaziano in TV con il beneplacito dei cosiddetti Editori. Ma a me non interessa imitarli, anche perché non ho i presupposti per spaziarvi: non sono un frocio, né un trans, non ho amicizie strette con i padroni, sono italiano, bianco, so parlare, conosco la lingua italiana, sono un professionista, non ho commes-so né atti impuri né reati civili e/o penali, non sono legato a nessuno dei signori di quel potere, non appartengo a strane Lobbies, né alla Mafia, o Ndrangheda, o Camorra o Sacra Corona unita, né a Logge più o meno segrete… perciò, quale futuro? Potrei apparire Solo se capitasse una qualcosa dove occorre un vero Attore… ma logi-camente, essendolo, stonerei fra gli altri, quelli che “loro” debbono preferire!

 

F.F.: Consigli per le giovani leve…

Mario Donatone: Di giovani leve ce ne sono molte e di molte specie e con molte mire. Quelle che mirano al Settore dello Spettacolo sono tante, troppe. Tutti i giorni mi arrivano in FB e non solo molte richieste di consigli e di lavoro… Beh, è da ridere il secondo caso! Lo so che il Teatro, Il Cinema, il fare l’Attore, l’Attrice, il Ballo, il Canto, insomma l’ Artista dello Spettacolo, tutte queste cose… sono il sogno di tanti giovani (e non)… Ma ragazzi miei, giovanotti, giovanotte… lo Spettacolo è un Campo minato: non si-gnifica solo fare l’Artista, ma arrivare a farlo! E le mine sono dappertutto, più o meno nascoste ma comunque pericolosissime, e di svariate forme… non fatemi essere espli-cito: me ne vergognerei pur non essendo un santarello! E se ve lo dico, e con sicurez-za, è perché ho diversi esempi… molto vicini; non solo… Credete che io stesso non ne sia rimasto colpito? Certo ma ne sono rimasto immune… ma solo perché non ho mai accettato compromessi! Non sono una donna, ovvio, ma ciò non significa che anch’io non sia passato per certe chine: ho avuto anch’io delle proposte… diciamo strane, stranissime, e molte volte allettanti, eccome! Da Registi, da Attori… arrivati, da signo-re facoltose… perché anch’io sono stato giovane e, perché no, aitante e appetitoso! Ma ho saputo evitare… e non dico Resistere, anche perché non me n’è mai fregato niente, non essendo nel mio abito mentale il… vestire certi panni! Ma anche qui vige l’“Ammenoché”. Eccolo: Ammenoché non si abbia la fortuna di essere capaci, di essere bravi… diciamo “naturalmente”, e in modo tale che la bravura emerga alla grande, e possa capitare sotto lo sguardo di qualcuno -pulito- che, folgo-rato da tale bravura, ed essendo in grado di fare qualcosa di concreto perché addentro nel Settore precipuo, si prefigga di far emergere questa bravura ufficialmente e aper-tamente, cioè in occasioni ben precise. E il gioco è fatto. Io stesso, e uso un verbo in voga qualche tempo fa nel Settore, ho inventato qualcuno, azzeccandoci  alla grande, al punto di essere ancora lieto di vedere queste persone che, grazie alla loro bravura da me scoperta e da me messa in risalto in Teatro o in Cinema, hanno poi fatto passi da gigante. Ho avuto però anche una delusione… Fra i tanti allievi da me preparati, ce ne fu uno che, giunto ad un livello di bravura accettabile, lo mandai da un regista amico mio per prenderlo in un film che stava girando a Napoli… Beh: ne rimase delu-so sia il ragazzo che lo stesso regista: Il primo mi telefono mogio mogio dicendomi… “Sono rimasto bloccato!…”, mentre il regista mi disse: Ma chi m’hai mandato? Quando è toccato a lui a dire le battute, è rimasto zitto!”… Non sfuggii alla brutta figura… che mi proibì in seguito di indicare altri aspiranti professionisti! E non chiedetemi perché accadde quel che accadde. Di risposte ce ne sarebbero molte. Perciò, un consiglio… Tentate!.. ma attenti alle mine! In bocca al lupo!

 

 

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