Intervista di Giuseppe Giulio al pittore Roberto Eduardo Maria Mazzarago

Intervista di Giuseppe Giulio al pittore Roberto Eduardo Maria Mazzarago

Mag 4, 2012

Molte sono le emozioni, i sentimenti e le sensazioni che teniamo nascoste all’interno della nostra anima, unica chiave di accesso alla persona che realmente siamo e che abbiamo paura di mostrare al mondo. Anime che giacciono sull’acqua cristallina dell’oceano altre invece nascoste dietro la fitta nebbia, ma tutte condividono la stessa sensazione, paura, parole che solo gli angeli potrebbero udire.

Molti di noi si nascondono in piccolo cappotto nero nel quale poter riporre il proprio sguardo e le guancie sottili e soffici, altri vedono nel teschio un simbolo di rinascita e di ribellione alla vita. Roberto Eduardo Maria Mazzarago è l’uomo che riesce a trasmettere un messaggio serio e preciso, accompagnato dai suoi volti e dai suoi colori unici e rari, un’artista che vede le anime delle persone e che trasforma quello che realmente siamo in arte perfetta.

Il suo “Desperate Romantic” è un grido per chi ama la vita perché essa è bella, spericolata e saggia ma anche per chi ama anche la non vita, quella che si nasconde in ognuno di noi e che ricade come un indiscusso protagonista nelle nostre emozioni, questo è il romanticismo disperato di Roberto Eduardo Maria Mazzarago. Le sue ultime due opere dal titolo “L’attesa” e “Il grande Ritorno” pubblicate sul sito equilibriarte.net descrivono in modo quasi sublime ma in maniera perfetta la gioventù di oggi, quella insicura, debole, frustata ma viva, un popolo che non muore mai ma che vive di sola speranza, quella di poter vivere oppure rivivere un grande ritorno. Roberto è l’artista con l’A maiuscola, un uomo che riesce ad unire diverse emozioni in un solo quadro, ogni sua opera diventa un racconto fatto di nero ma che di bianco.

 

G.G.: Esplorando la tua arte e la tua persona, quello che subito ha colpito i miei occhi e interesse è l’opera dal titolo “Il Bivio“. Ci sono colori freschi e naturali pronti ad affascinare ogni appassionato d’arte. Qual è il tuo bivio?

Roberto Eduardo: Il bivio è naturalmente la possibilità di compiere una scelta. Quando dipinsi quell’opera avevo in mente una grande marina, un naufragio, una tempesta ma, come spesso mi accade, l’idea iniziale, quella prettamente concettuale, viene scalzata dall’espressione più genuina di ciò che provo in quel determinato momento, lasciandomi guidare dal colore, infatti sono dell’idea che le mie opere non siano altro che metafore di ciò che mi accade, di esperienze di vita, filtrate poi attraverso l’elemento che più mi è vicino artisticamente parlando, il paesaggio. In quel caso il mio bivio era una scelta totalmente personale che riguardava il mio passato ed il presente di allora, ma non chiedetemi di più perché non amo spiegare le mie opere, io sono della convinzione che uscita dalle mani del pittore l’opera non gli appartenga più, quindi è giusto non svelare mai, ne tantomeno imporre, la mia personale visione al fruitore che deve sentirsi libero di vedere e provare ciò che vuole di fronte alla mia opera, aiutato anche dall’ermetismo del titolo e dal rapporto che questo ha con un immagine spesso poco descrittiva . Penso che in maniera più generale, l’eterno bivio di un pittore sia la scelta fra il dipingere ciò che piace e ciò che in realtà si è. È una questione di presa di coscienza; spesso i giovani pittori sono accecati dal voler raggiungere il successo o in altri casi eguagliare i virtuosismi di maestri del passato che ammirano così tanto da fargli perdere la bussola in merito alla vera questione della pittura, ovvero “dipingi te stesso e per te stesso” (insomma quello che i maestri hanno fatto per diventare tali); il successo è una questione secondaria, e piena di compromessi se si dipinge per gli altri. Spesso il mio bivio è stato proprio questo, e ancora oggi lo è; il dubbio è una condizione sana, significa mettersi in discussione, l’importante è, di fronte al bivio, imboccare sempre la strada giusta, e per me questa rappresentata  essere sinceri con se stessi, dipingere ciò che si è e non ciò che si vorrebbe essere, meno ancora ciò che gli altri vorrebbero che tu fossi.

 

G.G.: Oltre che artista sei anche proprietario di una galleria d’arte di nome “Le muse Giovani“. Ci parli di questa sua galleria e perché il nome “Muse“?

Roberto Eduardo: A fare il gallerista mi ci sono trovato quasi per caso, era una di quelle cose che si dicono davanti alle macchinette del caffè nelle pause fra una lezione e l’altra in accademia. Poi qualche anno fa ho incontrato i gestori di una galleria pugliese, Le Muse appunto (il nome quindi non è opera mia, ma lo apprezzo perché parla di ciò che dovrebbe essere secondo me l’artista per un gallerista), con loro c’è stata subito un’intesa forte, è nata una bella amicizia. Bisogna premettere che loro trattano pittori contemporanei già molto affermati e che quasi per nulla hanno nelle loro scuderie artisti sotto i trentacinque anni. Il desiderio di aprire la loro galleria ad un pubblico più giovane però c’era, così non appena ho avuto un luogo da ristrutturare, abbastanza grande da poter ospitare una mostra d’arte, ho proposto loro l’apertura di una sede distaccata che promuovesse giovani pittori fino ai trentacinque anni (da qui l’aggiunta di Giovani al già esistente Le Muse) e l’ho fatto per due motivi fondamentalmente: il primo è che qui a Bari e nella provincia manca una galleria attenta ad un certo tipo di pittura, un luogo dove i giovani talenti di questa antica (e considerata spesso ormai sorpassata) arte, potessero proporre il loro lavoro. Io per primo ho vissuto il disagio di non avere una galleria di riferimento cui poter proporre la mia pittura, sentendomi spesso accusato di essere un mero paesaggista, come se questa fosse una mia colpa, un qualcosa di cui mi sarei dovuto vergognare. Video, installazioni, performance, qui vanno molto, c’è quasi una tendenza a voler dimostrare di non essere provinciali, di essere al passo con le grandi città, quasi un’ansia da prestazione che permea le scelte artistiche alle volte vuote di questa città. Non disprezzo il contemporaneo, sia ben chiaro, e apprezzo anche gli sforzi di altre gallerie baresi che propongono artisti davvero interessanti, io per primo ho accolto nella mia galleria anche illustratori, designer,  street artist , ragazzi che eseguono performance e costruiscono installazioni oltre che dipingere, e comunque molti degli artisti che più ammiro sono astrattisti, non certo pittori del ‘400, ‘500 e via discorrendo, ma il fatto è che credo fermamente nell’oggetto “quadro” “scultura” (andrebbero rivalutati) e che volevo dare, in maniera un po’ presuntuosa lo ammetto, un’alternativa a questo territorio. C’è comunque una tendenza a farlo, io sono solo uno dei tanti “curatori” che vanno controcorrente. Il secondo motivo per cui ho aperto questa galleria è che in quanto artista io stesso, volevo creare un’istituzione capace di dare ai propri artisti tutte le sicurezze che spesso vengono a mancare, quelle piccolezze che ti creano il curriculum, o semplicemente che ti fanno essere sereno in un rapporto lavorativo, come ad esempio un testo critico, un catalogo (noi lo proponiamo digitale), spese di spedizione di ritorno sempre a nostro carico, senza richieste assurde di pagamenti per ricevere servizi che dovrebbero essere scontati per una galleria. Le gallerie che sfruttano gli artisti (specialmente gli emergenti) sono una delle cose che più odio, e purtroppo ce ne sono tante in giro. Spesso mi chiedono se c’è una quota d’iscrizione alle collettive che propongo, è una cosa assurda per me questa. In questo volevo distinguermi, anche se sapevo benissimo, e non ho avuto torto a questo proposito, che sarebbe stata dura, specialmente economicamente. La verità è che non lo faccio con l’intento di speculare sugli artisti che propongo, ma perché credo in loro, credo che si possa diventare un buon artista e comunque se si lavora con serietà rispettando il proprio lavoro e quello altrui non si può che essere ripagati degli sforzi fatti. Ad ogni modo devo ammettere che senza il fondamentale aiuto della mia compagna, che gestisce con me gli aspetti più pratici della questione, e i preziosi consigli dei gestori de Le Muse, probabilmente non avrei mai aperto questo spazio in un momento tanto difficile per l’arte.

 

G.G.: …ci sono tante opere che mi hanno colpito, ma pesco una, legata alla mia più grande passione il “Mare“. Sei nato a Bari, una grande città di mare ma anche di popolo. L’opera è “Il respiro del mare“.  Che Cosa rappresenta per te il mare?

Roberto Eduardo: Eh eh, questa è una bella domanda perché chi mi conosce, sa benissimo che non amo il mare nel senso più estivo del termine pur essendo naturalmente affascinato da un folklore spiaggistico tutto barese che non può che farti sorridere dopo tanti anni che sei qui. Il mare lo amo d’inverno, in autunno, quando fa freddo e prende colori che d’estate non vedresti mai, quando ci sono le onde grosse ed il tempo grigio si riflette sull’acqua creando dei verdi particolarissimi, tipici dei paesaggi nordici. Spesso il metro di giudizio qui è la limpidezza dell’acqua, attratti da mete esotiche dove il mare sembra di cristallo. E’ una condizione che non amo, per me il mare deve essere torbido, deve ricordare la pittura primo novecentesca. L’acqua è un elemento che ricorre spesso nei miei quadri forse proprio perché sono tanto abituato a vederlo, è un elemento estraneo all’uomo da cui però non  può prescindere, fa paura quando è mare; per me rappresenta la paura dell’ignoto, uno stato di agitazione, di tormento, tutt’altro che la rappresentazione di un luogo rilassante; le onde, i rivoli, questo perenne movimento sono cose che mi affascinano tantissimo, allo stesso modo che il cielo.

 

La vita è fatta di mistero e l’arte di Roberto Eduardo è mistero, tutto quello che circonda la sua arte, è mistero, sembra un piccolo gioco di parole ma è la verità, altra protagonista nell’arte e nella vita del nostro ospite. La verità è quella “pietra” che non s’illude ma si rappresenta, perché è solo in un quadro che essa può emergere dalle viscere più oscure della vita. Roberto Eduardo è capace di questo.

 

Nessun commento

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trackbacks/Pingbacks

  1. Intervista di Giuseppe Giulio a Roberto Eduardo Maria Mazzarago questa è la mia verità - oubliettemagazine - Webpedia - [...] Molte sono le emozioni, i sentimenti e le sensazioni che teniamo nascoste all’interno della nostra anima, unica chiave di…
  2. Intervista di Giuseppe Giulio al pittore Roberto Eduardo Maria Mazzarago - 4 maggio 2012 - Arte e Cultura | Allnewz.it - [...] la fitta nebbia, ma tutte condividono la stessa sensazione, paura, parole che [...]Autore Post  Leggi l’articolo completo su Arte…
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: