“Le stelle: A voyage adrift” album degli I.C.O. Incoming Cerebral Overdrive – recensione di Emanuele Bertola

“Le stelle: A voyage adrift” album degli I.C.O. Incoming Cerebral Overdrive – recensione di Emanuele Bertola

Mag 1, 2012

Preparatevi ad una spedizione astrale, un viaggio intergalattico esasperante e coinvolgente. Abbandonate l’idea romantica delle stelle e dimenticatevi le poetiche visioni letterarie dei corpi celesti.

Non aspettatevi il buonismo di Star Trek e non pensate di trovarvi di fronte Kirk, in tutina gialla d’ordinanza, con il suo diario del capitano catalogato sotto date astrali tutte ben ordinate; le pagine di questo diario sono disordinate e si tingono di nero perchè il viaggio è confusionario e oscuro, e perchè le scintillanti stelle viste da vicino non sono poi così romantiche, anzi, fanno paura, scuotono dentro e potrebbero farvi impazzire…

Alla guida dell’astronave non c’è il colorato equipaggio di Star Trek, ci sono invece gli Incoming Cerebral Overdrive, quintetto pistoiese tra i nomi più interessanti del metalcore e di tutta quella branca sperimentale, emozionale e psichedelica del metal.

Nella sala di comando troviamo la formazione completa: Samuele Storai alla voce, Maurizio Tuci alla chitarra, Stefano Tocci impegnato con chitarra e Synth, Alessio Corsini al basso e Filippo Baldi alla batteria, per l’occasione coadiuvati da due eccezionali tecnici specializzati come Urlo e Poia degli Ufomammut, tutto è pronto e alla fine del count down basta premere play per proiettarsi in “Le stelle: A voyage adrift”, terzo lavoro della band toscana, diario di bordo di un viaggio alla deriva tra le stelle della volta celeste senza una direzione precisa trasposto in un caliginoso concept album attraverso 10 brani e poco più di tre quarti d’ora del più oscuro e inquietante doom metal.

Ogni brano è una tappa del viaggio, ogni tappa è una stella che vi si pone di fronte, maestosa, esaltante, ma a volte anche terrificante; Siete carichi a mille quando l’astronave poggia sul suolo di “Mirzam”, nel bel mezzo della costellazione del Cane Maggiore, e l’atmosfera è eccitante ed elettrica, ma di colpo diventa nervosa, vi rendete conto che intorno a voi l’universo è buio, infinitamente grande eppure spaventosamente claustrofobico, vi manca l’aria e il lieve sospetto di una presenza nascosta vi spaventa… Via! Di corsa! Sulla nave! Si riparte, direzione “Sirius“, e poi via via le altre stelle, in un percorso senza una logica che rimbalza dal Cane Maggiore a Orione finanche all’Orsa Minore affrontando ansie, paure, frenetiche inversioni di rotta, snervanti fughe e irrazionale rabbia.

Tra riff martellanti e linee di basso pesantissime, ritmi incalzanti e timbriche sguaiate e ossessive vi ritrovate senza motivo apparente a rimbalzare tra sensazioni esasperanti e deliri schizofrenici che l’attimo prima vi portano ad essere rabbiosi e mordenti e l’attimo dopo vi lasciano cadere, annientati dal nichilismo cosmico; ma nemmeno il tempo di poggiare i gomiti sulle ginocchia che una nuova sensazione, un nuovo brivido, una nuova inquietudine vi sconvolge, una nuova sconosciuta stella si fa luce all’orizzonte, e poco conta che sia “Pherkad”, “Bellatrix” o “Betelgeuse”, la trepidazione e l’angoscia non vi lasciano un attimo di tregua, non c’è pausa tra le tappe, il cuore batte a velocità che non credevate possibili e quando arrivate a “Rigel“, decima e ultima tappa della spedizione, un senso di calma piatta vi coglie impreparati, vi sentite addirittura straniti ma è solo la quiete prima della tempesta, vi aspetta il bombardamento più lungo e pesante di questa avventura, una mitragliata emotiva di oltre 10 minuti che vi toglie il respiro per un’ultima volta e in fondo alla quale, come alla fine di un tunnel, vedete una luce avvicinarsi…

Il viaggio volge al termine e voi siete stremati, logori e illividiti, un oscuro alone di paura aleggia ancora un po’ intorno a voi, finché alzate lo sguardo e mirate in lontananza quelle stelle così poetiche e affascinanti viste da quaggiù eppure così spaventose affrontate da vicino, prendete in mano il diario e sfogliandolo vi rendete conto di aver provato sensazioni dall’intensità inconcepibile, vi accorgete di non aver avuto più paura del buio da una vita intera, ma stanotte forse dormirete con la luce accesa… E che si fottano il capitano Kirk, le sue date astrali e la sua stramaledetta tuta gialla!

 

Tracklist “Le stelle: A voyage adrift”

1. Mirzam

2. Sirius

3. Betelgeuse

4. Kochab

5. Adhara

6. Pherkad

7. Sirius B

8. Polaris

9. Bellatrix

10. Rigel

 

Written by Emanuele Bertola

 

 

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