“La fattoria degli animali” di George Orwell – recensione di Fiorella Carcereri

“La fattoria degli animali” di George Orwell – recensione di Fiorella Carcereri

Apr 29, 2012

Eric Arthur Blair (George Orwell) nasce nel 1903 in India dove il padre lavora per il Civil Service. Torna in Inghilterra nel 1907 e nel 1917 entra a Eton dove collabora con varie riviste del college.

Il suo primo articolo viene pubblicato su Le Monde nel 1928. Tra le sue opere più famose “The Road to Wigan Pier”, “Coming Up for Air”, “Homage to Catalonia” e “1984” con il quale vende più di due milioni di copie. Muore di tubercolosi nel 1950.

Al pari di “1984”, “Animal farm”, pubblicato per la prima volta da Penguin nel 1945, è stato un successo mondiale. Il libro è diventato, meritatamente, la favola politica per eccellenza del ventesimo secolo.

Aggiungendo il suo marchio di amarezza e di ingegno, Orwell racconta la storia di una rivoluzione scoppiata tra gli animali di una fattoria e di come l’idealismo fu tradito dal potere, dalla corruzione e dalle menzogne.

All’inizio della rivoluzione, gli animali avevano scritto sul muro esterno della fattoria, a grandi caratteri bianchi, i sette comandamenti che avrebbero dovuto regolare tutte le loro azioni da quel momento in poi:

“1-Chiunque si sposti su due gambe è un nemico

2-Chiunque si sposti si quattro zampe, o sia munito di ali, è un amico

3-Gli animali non indossano vestiti

4-Gli animali non dormono in un letto

5-Gli animali non possono bere alcol

6-Nessun animale può uccidere un altro animale

7-Tutti gli animali sono uguali”.

La ribellione intendeva contrapporsi allo sfruttamento e alle ingiustizie perpetrate dall’uomo ai loro danni ma poi qualcosa cominciò a sgretolarsi, fino al giorno in cui gli animali più prepotenti cancellarono dal muro tutti i comandamenti, tranne il settimo, che però era stato così modificato: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali di altri”.

Dopo questo fatto, nulla da stupirsi quindi se il giorno successivo i maiali addetti alla supervisione del lavoro nella fattoria cominciarono a usare dei frustini. Nulla di strano se si predispose l’allacciamento del telefono e se Napoleone, il capo dei maiali, iniziò a farsi vedere in giro con la pipa in bocca indossando gli abiti che erano appartenuti al sig. Jones.

Fino a quando gli animali corrotti tornarono ad essere amici degli uomini e incredibilmente simili a loro.

Un forte vociare proveniva dalla fattoria. Gli animali sbirciarono attraverso la finestra. Sì, un violento litigio era in corso. E udirono grida, pugni sul tavolo e furiosi rifiuti e intravvidero sguardi sospettosi. Il litigio sembrava essere scaturito dal fatto che Napoleone e il sig. Pilkingtion avevano giocato un asso di spade contemporaneamente”.

E la favola termina con queste amare parole di Orwell: “Dodici voci al massimo della collera, tutte uguali fra loro. E fu subito chiaro che cosa era accaduto alle facce dei maiali.  Le creature fuori nel cortile passarono con lo sguardo dal maiale all’uomo, e dall’uomo al maiale, e poi di nuovo dal maiale all’uomo; ma era ormai impossibile distinguerli”.

 

 Written by Fiorella Carcereri

 

 

One comment

  1. Uomo-maiale, maiale-uomo, è una triste considerazione: due mammiferi, non simili, ma uguali?
    La recensione, rende bene l’idea; grazie Fiorella.

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