Intervista di Pietro De Bonis alla scrittrice Anna Russo

Anna Russo è stata segnalata al Premio Cento ed. 2005 con La bambina Babilonia edito da Salani e sempre con lo stesso testo nel 2007 ha vinto il premio Stefano Gay-Tachè. Nel frattempo ha pubblicato con Einaudi r. “Pao alla conquista del mondo” e “Caro Hamid”, fratello lontano. Ma è con Ibrahim, il bambino del campo che vengono trattati i temi più scottanti, senza mai dimenticare la poesia.

“Pao alla conquista del mondo” è stato pubblicato in Grecia (anno 2009) per le edizioni Patakis di Atene.
Gennaio 2010: esce “Il Baffo del dittatore” edito da Mursia. Il testo entra nella narrativa italiana. Ancora nel 2010 vince nuovamente il premio Stefano Gay-Tachè con Caro Hamid, fratello lontano edito da Einaudi. A Settembre esce nelle scuole medie l’edizione scolastica de il Baffo del dittatore come compendio didattico.
Con la casa editrice Alacran sempre nel 2010 esce Chuang Tse e il primo imperatore. Il testo si basa sul primo libro di storiografia esistente al mondo: il libro dei mari e dei monti.

Un lager è un posto in cui l’amore è andato a stare da un’altra parte.
Strano l’amore, è catalogato tra i sentimenti, eppure per l’esistenza della vita è necessario quanto l’aria e l’acqua e ce ne accorgiamo solo quando manca, perché per fortuna, proprio come l’aria e l’acqua c’è bene o male sempre. Al massimo ce n’è poco, ma è quando manca davvero che la vita si spegne. Quindi sarebbe opportuno eleggere l’amore ad elemento, così nei prossimi libri di chimica potremo leggere tra l’acqua ed il fuoco anche l’amore.

Gli uomini, afflitti da fame, freddo e paura sono ormai incapaci di provare amore. Così, accade che un neonato abbandonato venga salvato da un’eroica cagnolina bianca, che lo adotta, lo battezza Arf e lo fa crescere con i suoi compagni a quattro zampe. Mezzo uomo e mezzo cane, il piccolo cresce forte, felice e soprattutto inconsapevole della crudeltà che abita la terra. Finché un giorno viene scoperto, arrestato e portato in un campo di prigionia. Ma Arf, con l’innocenza e la leggerezza di chi dalla vita non ha mai avuto nulla, mette sottosopra l’intero campo, confonde i carcerieri, sovverte tutte le regole. E quando un giorno nel lager arriva, per caso, il Führer in persona, sembra riuscire a cambiare anche le sorti della guerra. (Il Baffo del Dittatore)

P.D.B.: Ciao Anna! Ti ringrazio prima di tutto d’aver accettato di essere intervistata da me! Poi passo subito alla prima question, sei contenta dei risultati finora ottenuti in qualità d’autrice?

Anna Russo: Certo che sono contenta e molto! Ho raggiunto dei risultati importanti. Ma la cosa più preziosa che ho appreso è stato proprio all’inizio di questa strada. Esattamente durante il primo incontro con i ragazzi. All’epoca avevo scritto “La bambina babilonia”, ed era appunto quello il testo che dovevo presentare. Ero in una scuola di Bologna. I bambini che dovevo incontrare erano piuttosto giovani, seconda elementare, e il mio testo era divertente. E invece mi sono trovata davanti dei piccoli uomini e delle piccole donne che avevano bisogno di risposte. Avevano tanti problemi. Erano preoccupati per i loro genitori, per il futuro delle loro famiglie… Presi il libro, lo misi da parte ed iniziai a rispondere, per quel poco che la mia vita mi permetteva. Uscii da quella scuola e quei bambini mi avevano insegnato cosa volesse dire scrivere. Avevo intuito che il mio scrivere avrebbe avuto un senso solo se fosse stato utile a qualcuno, se avesse potuto dare delle riposte, ma per rispondere avevo bisogno di conoscere le domande. Per conoscere le domande avrei dovuto vivere, fondermi con la gente, diventare trasparente ed imparare ad ascoltare. E’ quello che ho fatto. Ricordo ancora quei piccoli maestri. Li ricordo uno ad uno. Gli devo tanto. Da quel giorno la mia scrittura è iniziata ad andare di pari passo con quello che vivevo. Era quello il fiume in cui pescare. E come un fiume non si ferma mai. E’ una scrittura fatta dei sogni e dei desideri di tutti quelli che anche per un attimo incontro. Basta uno sguardo, un gesto. Tutto è poesia. E’ la vita stessa ad esserlo, anche quando è tragica. Scrivere mi sta insegnando a vivere, ad ascoltare la gente e ad amarla incondizionatamente, credo che questo valga davvero molto.

 

P.D.B.: Scrivere ti sta insegnando a vivere, sai di solito si dice che vivere insegni a scrivere, ma forse è propria dello scrittore ogni scrittura no? Poi soprattutto nei poeti, è radicata l’indole di amare incondizionatamente, anche chi in passato li ha derisi. Come te ho avuto occasione d’avere a che fare con dei bambini e quello che sono riuscito ad apprendere, dai sorrisi e anche solo movenze, ha fatto sì che tornassi io un po’ bambino, sono una sorta di vagonata d’innocenza da inalare a flussi per ricordarci quanto alla fine basti poco nella vita, in particolar modo a noi adulti. Naturalmente che tu Anna abbia scritto un libro per i giovani è ammirevole, perché è un oggetto che si può protrarre di generazione in generazione, di fanciullo in fanciullo. Quindi ora non smetti più di vivere e di scrivere?

Anna Russo: Scrivere per me è come respirare, non posso smettere. C’è stato un periodo in cui l’impulso alla scrittura era così forte che mi svegliavo alle tre di notte e dovevo scrivere. Io ci provavo a girarmi e rigirarmi nel letto, ma non c’era niente da fare, il mio orologio biologico imponeva la scrittura. Così ho imparato a convivere con questo nuovo elemento che è necessario alla sopravvivenza della mia anima, come se in lei qualcosa traboccasse e avesse un bisogno impellente di uscire. L’unica cosa a cui faccio attenzione é che il corpo riesca a sopportare il colpo. La scrittura a volte strema. Mi ritrovo a scrivere per moltissime ore, lontana dal mondo. Poi mi accorgo che sono trascorse sei a volte anche sette ore in un attimo. E’ ritornare con i piedi per terra la cosa più difficile. Ad attivare la scrittura poi… sono le persone. Basta una frase, a volte può essere uno sguardo o magari solo un gesto associato al niente, ed il libro è tutto lì concentrato in un pensiero da duecento pagine. Scrittura e vita sono talmente complementari l’una all’altra che non so più dove inizi una e dove finisca l’altra. Vivo in uno stato di perenne ascolto ed ho eliminato ogni forma di giudizio, questo mi permette di vedere la vita con gli occhi della gente che incontro e allora vedo un diamante con infinite sfaccettature che rimandano la luce o la vita, ognuna secondo una frequenza di colore diverso. E’ questa la vita, sono queste le storie. In realtà sembrano storie infinite ed invece sono tutte riconducibili a pochissimi elementi: il bisogno d’amare ed essere amati attraverso cui passa la volontà d’esistere. E’ per questo che quando la mia vita si incrocia, in qualsiasi modo, con quella di un altro, la mia gioia è profondissima. Lo considero un regalo che porterà regali ad entrambi in ogni caso.

 

P.D.B: Tutta la vita parla d’amore, e tramite il darne e il riceverne che il vivere un giorno ci basterà no? E’ molto bella la fiducia che riponi nel prossimo, la tua convinzione che comunque qualcosa di bello sia sempre presente nelle persone che s’incontrano. Mi dicevi alla base de “Il Baffo del Dittatore” c’è un verso di Charlie Chaplin, devo confessarti che leggendo questo titolo ho subito collegato co Il Grande Dittatore di Chaplin appunto, il film aveva una chiave ironica, anche se in realtà raccontava una grande sciagura della storia. Nel tuo libro, edito da Mursia, quanto c’è di inverosimile, di ironico e di drammatico?

Anna Russo: Si dice che quello che dai ricevi. Io ho fatto di questa massima una forma di vita, così mi attengo a questo semplice “comandamento” e lo uso come una sorta di faro nella notte. Dare amore in maniera incondizionata, significa abolire l’ego e penetrare gli altri, in cambio ne ricevi un amore grandissimo, che è fatto di aiuto vero, comprensione, amicizia e tutto quello che davvero desideriamo. Io poi trasferisco tutto nei libri. Il baffo del dittatore nasce proprio da uno di questi momenti. A crearlo fu un cane, perché la fantasia ha sempre solide fondamenta nella realtà. Accadde un pomeriggio d’estate. Mia figlia, che allora aveva circa cinque anni, nuotava in una piscina. Notai che il labrador bianco, dei proprietari della casa, non la perdeva d’occhio. Addirittura quando la bambina raggiunse il centro della piscina, il cane scatto in piedi e si posizionò sul bordo, poi iniziò a seguirla e non solo con lo sguardo. Quel cane era una corda tesa. In qualche modo riuscì persino a farmi sentire in colpa. Io ero la madre e me ne stavo tranquilla seduta all’ombra e invece quel cane, era in ansia e la sorvegliava come se fosse stata l’unica bambina al mondo. In quell’attimo divenne il protagonista del Baffo del Dittatore e fu nominato Bianca. Bianca è una cagnolina che vive con una famiglia ebrea, una tra le prime famiglie ad essere deportate. Dato che è un cane nessuno fa caso al suo dolore, mentre le portano via i suoi tre bambini. Il libro ha una chiave ironica molto particolare, perché non c’è una vera ironia. L’ironia nasce dall’assurdità del suo protagonista, ovvero dal cane che ama gli uomini e li considera degli esseri superiori e si chiede come possano preoccuparsi del colore della loro pelle. Ma si sa conclude Bianca, e qui anche io uso le sue parole, – gli uomini sono molto più intelligenti dei cani – .

 

P.D.B.: Ora capisco la presenza dei cani in copertina! E’ bello scoprire come nascono i libri, il tuo “Baffo del Dittatore”, da quali avvenimenti curiosi. Tu sei mamma giusto? Quanto esserlo ha influito nella stesura del racconto, quanto il crescere e conoscere un figlio fa scrivere meglio di un bambino abbandonato, solo con il proprio cane?

Anna Russo: L’essere madre o padre è solo uno dei tanti aspetti del ruolo di una persona nella vita, e i ruoli ovviamente dipendono dai momenti che si stanno vivendo, quindi proprio a causa di questo costante variare, cerco nella scrittura di allontanarmi il più possibile dal ruolo che investo in quell’attimo, al fine di cercare una sorta di imparzialità. Ritengo solo la sensazione del ruolo e quello che mi ha permesso di apprendere. Cerco sempre di guardare dal di fuori il mio essere madre, figlia, moglie, amica, ecc…, nella stessa maniera considero anche i ruoli degli altri, nonni, mariti, e li guardo dal di fuori esattamente come faccio con me. Considero quella parte come una sorta di recita, esterna al vero essere. Questa maniera mi permette di non attaccarmi al ruolo e poter considerare tranquillamente tutti gli aspetti. Eliminando l’attaccamento si possono considerare molteplici possibilità di evoluzione e sono queste espressioni che creano la scrittura. La stessa cosa è accaduta nel Baffo. Se fossi stata attaccata al ruolo di madre non avrei permesso al cane di prendere in qualche modo il mio posto. Ma ho cercato di guardare la scena da spettatore. Essere spettatore è per me la fonte della scrittura. Osservare, guardare, fagocitare senza giudicare i ruoli, le vite, le strane coincidenze che non sono mai casuali. E stare su un sasso a guardare lo scorrere della vita è una meraviglia.

 

P.D.B.: Deve essere bello guardare una scena da spettatore sapendo che quella scena è stata scritta da noi, come Hitchcock che voleva sempre comparire nei suoi film come comparsa, forse le persone più importanti si nascondono proprio dietro il breve o l’improvviso, si concedono poco, un saluto al volo, una presenza casuale ma voluta, poi ci sfuggono davanti senza nemmeno ce ne accorgiamo, e diventano imprendibili! Tu sei una persona imprendibile? Ti nascondi bene?

Anna Russo: Questa domanda è come dare il La ad un musicista. Hai centrato in pieno l’origine di tutta la mia scrittura che è sempre dominata da una vaga sensazione di incertezza tra l’apparire e lo scomparire imprigionata in un eterno divenire. Il fatto di starmene a guardare la vita nei suoi molteplici aspetti mi porta a considerare il continuo nascere e morire dei ruoli. Un giorno sono stata una sposa ed avevo l’abito bianco, il giorno dopo non lo ero più. Un giorno sono stata incinta ed avevo un grande pancione, che adesso non c’è più. Un giorno ho avuto le trecce, mi perdevo nei campi e consideravo le discariche dei tesori, raccoglievo fichi d’india con i cartoni e aspettavo che piovesse per uscire, adesso faccio il contrario. Quando penso a tutto questo mi chiedo chi sono e… non lo so. Sono, siamo, tutto questo insieme e tutto quello che verrà. Alcuni hanno conosciuto la guardarobiera e non la scrittrice, altri l’agente immobiliare e non la mamma, altri ancora la moglie e non l’assistente del medico, altri una donna molto seccata, altri una donna degna di merito… Questo io lo chiamo: guardare la vita attraverso il diamante. E poi c’è la scrittura che per me è la stessa cosa che guardare la vita. Sto davanti al computer o con carta e penna in mano e le scene vengono da sole, è come guardare un film. La vita dei personaggi scorre. E dopo la sensazione di meraviglia che provo nel leggere una scena è quasi di estraneità: quella vita non l’ho vissuta io, l’ho solo riportata. Personalmente mi sento come una frase scritta in un libro immenso, che ogni tanto si ripete, in alcune pagine c’è di più, in altre scompare per riapparire dopo qualche capitolo. Mi sembrano così le vite di tutti e se desidero conoscere meglio qualcuno, allora appunto le pagine che ne parlano e le leggo e le rileggo, finché non ho capito cosa vogliono dirmi.

 

P.D.B.: Benissimo Anna, starei ore a dialogare con te, ma ahimè siamo giunti alla conclusione! Hai scritto diversi libri tra cui appunto La Bambina Babilonia, PAO alla Conquista del Mondo (Einaudi Editore) , Chuang Tse e il Primon Imperatore, altri ancora, e ultimo “Il Baffo del Dittatore”, dove possiamo reperire i tuoi libri? Hai in vista nuove presentazioni? Ci lasciamo con due citazioni? La mia è, riprendo Charlie Chaplin, “La Vita è troppo bella per essere insignificante!”, la tua?

Anna Russo: I libri si trovano nel cuore e nella testa è da lì che partono ed è lì che arrivano, nel frattempo soggiornano per qualche tempo nelle librerie o adesso nelle librerie on-line, finché qualcuno non li scorge e li coglie. Le presentazioni poi sono la gioia degli scrittori. Scrivere è un atto di solitudine, anche se nella tua testa i compagni sono ben reali, poi ci sono le presentazioni, che bilanciano l’equilibrio e ti fanno incontrare la gente. Prossimamente terrò tre conferenze a Maggio in alcuni licei di Frosinone, e sarà per me un grande onore. Anche per me è stato un piacere grandissimo questo dialogo e ti saluto caramente con la massima di uno dei miei maestri: – un passo alla volta mi basta. – Mahatma Gandhi. Ti lascio con un grazie ed un carissimo abbraccio.

 

Quando un’intervista vista l’ora è appena finita, una nuova intervista è appena iniziata. Un’intervista per amare, per sognare, per vivere…
Written by Pietro De Bonis, in Marzullo

http://pietrodebonis.blogspot.it/

Info:
http://annarussobooks.blogspot.it/

Booktrailer Seven Billion:


 

Booktrailer Chuang Tse e il primo imperatore:

 

13 pensieri su “Intervista di Pietro De Bonis alla scrittrice Anna Russo

  1. Conosco Anna da quando aveva 10 anni…abbiamo frequentato insieme le scuole medie e già da allora si vedeva che avrebbe intrapreso una carriera brillante da scrittrice…ha sempre amato raccontare storie e far sognare chi l’ascoltava. Ognuno nasce con un talento e quello di Anna è questo. Cosa augurarle? Per lei solo il meglio…continuare sempre a svegliarsi di notte con idee nuove e metterle su carta !!! E’ questa la sua felicità…ne sono convinta !!!

  2. Anna è sempre stata la mia cugina preferita. A volte mi irritava quel suo sguardo perso… ma poi scoprivo che col suo pensiero lei era già avanti, molto avanti… ciò che io comprendevo col tempo, lei lo precorreva col pensiero. Quale geniale intuizione, ditemi, quella di ironizzare, facendosene beffa, sulle nequizie umane vissute dal “pensiero” del più fiducioso amico dell’uomo, che per la sua essenza priva di iniquità, è incapace di percepirne la seppure evidente malvagità, ma soltanto la sua superiorità intellettiva. Anna resterà sempre la mia sorella-cugina preferita. Anna è il mio mito. Sono orgoglioso di lei. Anche la buonanima di Chaplin interpretava un modello di figura simile a Bianca, ne “il Grande Dittatore”. Ma Chaplin era un genio, come mia cugina Anna!

  3. Anna, è una gioia per me sapere che stai ottenendo meritate soddisfazioni e successi con i tuoi libri! Io ho letto solo “Il baffo del dittatore” e lo apprezzai moltissimo: mi riprometto di leggere anche le altre tue opere!

  4. Bellissima intervista da parte sua. La sua scrittura è molto originale così come i temi da lei affrontati, storicamente molto qualificati ed espressi con impareggiabile bravura letteraria. Le auguro di salire sempre più in alto per il valore letterario della sua produzione, risultato di una ricerca senza luoghi comuni e senza subalternità ai canoni di mercato. Prima o poi arriverà anche l’invito da parte del mio liceo per ascoltarla. Complimneti. Antonio Scialpi

  5. Conosco Anna da quando ho conosciuto mio marito e quindi da quasi 30 anni. E’ la moglie di un suo cugino e fino a poco tempo fa non sapevo niente di questa sua passione della scrittura. L’ho sempre ritenuta una ragazza simpatica, solare, espansiva, con la quale si può parlare di tutto e con facilità. Ora scopro che è molto di più, che è anche brava a raccontare e a scrivere, che dentro di se ha un mondo ancora tutto da esternare. Non sono ancora riuscita a trovare un suo libro per poter leggere di questa sua passione, ho solo potuto trovare qualche sua notizia su internet. Ma sono sicura che nel momento in cui mi troverò tra le mani una sua opera, conoscerò ancora di più questa splendida donna e la mia stima ed il mio affetto per lei aumenteranno. Le auguro di vero cuore di continuare ad avere successo nel suo lavoro. Un grosso in bocca al lupo Anna.

  6. Bellissimo, Anna sei una bravissima scrittrice.
    Scrivi testi poetici, non ”favole”.
    Ancora tanti Complimenti aspettando i prossimi…

    Sarah

  7. Ho letto quasi tutti i libri di Anna e poi sono riuscito a conoscerla personalmente ed è stata la prima volta che le parole scritte coincidevano con la realtà. E’ incredibile, ma Anna vive davvero quello che scrive. La trovo una scrittrice straordinaria. Ha talento da vendere e davanti una strada splendida. Nunzia Bruno

  8. “Dare amore in maniera incondizionata”, ecco cosa ho letto negli occhi di Anna la prima volta che l’ho incontrata! La magia tra noi due era già iniziata dal nostro primo contatto epistolare ed io, dopo aver letto Il Baffo del Dittatore, ho capito che il suo desiderio di dare era così grande e sincero da riuscire a esprimerlo anche attraverso un libro che narra un momento così drammatico della nostra storia.
    Ora sto leggendo Chuang Tse e il Primo Imperatore e sono molto affascinata dalla narrazione e dai personaggi.
    Brava Anna! Continua a sorprenderci!

  9. Non e’ facile ne’scrivere ne’ leggere una storia quando l’ambientazione e i personaggi rimandano subito a momenti di sofferenza e a tragedie cosi’ grandi nella storia.
    Eppure Anna Russo riesce fin dalle prime righe del “Baffo” a portarci per mano in modo delicato quanto deciso nel mondo di Arf….il suo mondo. E da li’ in poi ci si ritrova tra umanita’, cani randagi, campi, sentimenti e perfino sorrisi, testimoni di dettagli e spiegazioni che piu’ che dalla fantasia sembrano tirati fuori da archivi segreti militari…
    Ancora una volta da Anna una grande dimostrazione di tecnica narrativa… e un messaggio d’amore.

  10. Carissima Anna, concordo con te quando asserisci che per scrivere bisogna prima porsi delle domande ed i bambini sono i migliori interlocutori al riguardo perché necessitano di risposte. Non mi stupisco affatto che quegli allievi di una seconda elementare di Bologna,quei piccoli uomini e donne come tu li definisci,ti abbiano illuminato su che cosa significhi realmente scrivere. L’ispirazione,l’input partono sempre dal quotidiano, odori,colori, situazioni, persone che incontriamo ogni giorno.Scrivere è vita e le parole che compongono questo magnifico romanzo dal finale incerto siamo noi,che unendoci in miliardi di combinazioni diverse diamo origine a storie,fatti, avvenimenti,eventi drammi e commedie umane uniche e straordinarie. L’amore per la scrittura è un fatto biologico,è insito in noi,non mi sorprenderei se un giorno un qualche scienziato, poi non tanto pazzo,dovesse scoprirne la formula chimica e catologarlo nella tabella degli elementi.Condivido con te la follia e la frenesia instancabile dello scrivere,un impulso vitale come il battito cardiaco,una sorta di fibrillazione ventricolare artistica di cui non puoi fare a meno e che ti tiene ore ed ore incollata davanti ad un computer con le idee che si partoriscono da sole e le immagini che prendono vita come in un film di cui tu non sei ne’ il regista,ne’ l’attore, ma solo un semplice spettatore… perchè certe storie si scrivono da sole, nascono e muoiono nel giro di un capitolo senza che tu abbia fatto niente per gestirle. Perchè i libri, come dici tu, partono dal cuore, la testa, aggiugo io,li elabora e la penna le condivide con il resto del mondo. Perchè se è vero che scrivere è un atto di solitudine e intimità con i propri pensieri, un colloquio silenzioso con l’animo è anche vero che chi scrive ha il dovere di regalare compagnia al mondo.Se tu sapessi cara Anna quanta compagnia mi hanno regalato i libri…non so se è stato più bello leggerli o scriverne…Infine,e con questo concludo, voglio dedicare queste ultime righe al tuo amore per gli animali. Mi riferisco all’episodio del cane che guardava con apprensione la tua bimba mentre nuotava in piscina. Non mi meraviglierò mai della grandezza dei nostri “fratelli minori” (come li definiva S.Francesco), a tal proposito ho una marea di aneddoti e di storie che mi sono capitate con gli animali alcune delle quali rasentano l’inverosimile ed il paranormale. Perciò sono felice di trovare in te una donna bella,intelligente e sensibile alle cause dei più deboli (animali compresi). Ti auguro ogni bene e che la serenità splenda raggiante nella vita tua e dei tuoi cari. Asia Damiani

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