Intervista di Pietro De Bonis a Luigi Trisolino e al suo “Culla sull’oblio”

Intervista di Pietro De Bonis a Luigi Trisolino e al suo “Culla sull’oblio”

Apr 7, 2012

Luigi Trisolino è nato l’11 ottobre 1989 a Francavilla Fontana (BR), in Puglia. Ha sempre amato scrivere sin dalla scuola elementare, e sin dai tempi dell’asilo amavo le parole “romanzo”e “romanziere”, preso dal fascino e dal curioso mistero di tali parole. All’età di dodici anni inizia a scrivere con costanza col sogno di diventare scrittore.

Era l’estate tra la seconda e terza media e la sua prima poesia “ufficiale” di allora si intitolava “Scintil di rose“. Il suo primo romanzo, inedito, l’ha scritto a 13 anni, nella sua camera da letto pugliese ispiratale durante i suoi giochi e le sue sensazioni nel pezzo di terra di proprietà dei genitori, pezzo recintato che chiamava “la campagna segreta”. È stato sempre stato molto legato alle poesie, alla giustizia e all’età di 15 anni fonda un piccolo e libero movimento culturale e sociale insieme a degli amici, il MixArt Per La Pace.

Nel 2008, dopo la maturità classica dove ha presa cento e lode, si avventura nella capitale, come studente di Giurisprudenza.  Ora vive a Roma, ma ritorna con piacere in Puglia durante le vacanze e nei giorni in cui può e gli va. Dall’età di 15 anni partecipa di tanto in tanto, con delle sue poesie, a concorsi letterari, ottenendo vari riconoscimenti (nelle varie edizioni de Il pozzo e l’arancio, il premio Burchi, il diploma d’onore al Concorso Internazionale Amico Rom, le selezioni per le antologie poetiche Il suono del silenzio, Il Federiciano, ecc). Ha pubblicato “Culla sull’oblio” (scritto nel 2009), con in appendice un suo vecchio racconto epistolare, “Stretti nella solita camicia (di forza! )” a fine 2010-inizio 2011.

E nei minuti di fusione carnale la percezione o, come si suol dire filosoficamente, l’appercezione delle loro coscienze spirituali s’annullava. Tutto era corpo. Bruta manifestazione fisica raggiunta e irraggiungibile insieme. Una sera, dopo varie e varie notti di sesso, c’era una spigolosa e sicura falce di luna, soffuso era il chiaro lunare tutt’intorno, sull’erba e sulle dune zollose. Stracci leggeri e sfilati ramificavano il cinereo abbraccio della fetta selenica col resto del disco, prima del sublime tramonto evanescente della luna.

Vanni, il protagonista del romanzo breve “Culla sull’oblio”, giovane praticante avvocato, riceve una telefonata con la sola notizia di una lettera da una persona importante del suo passato. Senza indugi e molto avventurosamente parte alla ricerca della verità circa i sentimenti e la vita della mittente di quella lettera. Da questo viaggio azzardato, strambisticamente, riceverà un non-ritorno e uno stravolgimento psico-esistenziale. Amori e ossessioni, voglia di libertà incompresa persino a se stesso, sesso e poesia, nonché tragiche notizie e riflessioni profonde accompagneranno la vita del giovane e il cammino del lettore nel suo immergersi profondo nell’opera.

 

P.D.B.: Benvenuto Luigi! Leggo testuali tue parole: “Con quest’opera voglio dare respiro alla fantasia e al mondo icastico che s’erge dentro me, trasportare me che l’ho scritta e i lettori che la leggeranno, in quell’indefinito ma inconfondibile senso di sublime che aleggia nel profondo di ogni animo umano, facendo vivere dalla prosa di un romanzo la magia e le immagini”, tu credi che tutte quante le persone conservino un immenso animo nel loro profondo? Hai molta fiducia nel prossimo?

Luigi Trisolino: Domanda arguta e particolare! Nel mondo (non è retorica, altrimenti, se lo fosse, vivremmo in un mondo florido) c’è molta indifferenza, che di per se è un atteggiamento negativo e improduttivo, non sensibile. Con ciò non condanno la persona che si ciba dello sterile nichilismo che s’annida nell’indifferenza, bensì critico negativamente l’atteggiamento di per se, e lo spersonalizzato modello di persona frivolo e speditamente superficiale che spesso i media propongono. Da bambini, si sa, si è nello sgorgare della purezza e genuinità dell’animo umano, la meraviglia si tesse di delicate e spesso incomprese sfumature le quali risultano essere alta forma di spontanea poesia del vivere. Quindi dentro ognuno di noi veglia un senso di emozione di fronte al sentimento, al fascino dell’essere, della natura, del mondo. Infatti, a mio parere, è quando l’uomo si scorda di adempiere pienamente al proprio io, al proprio senso dell’essere al mondo, che sedimenta dentro di se motivazioni e stati di malessere (o di finto benessere) che lo portano a non vivere poliedricamente, a non avere una vibrante percezione del proprio animo e, con esso, della propria straordinaria irripetibile umanità. Questa tematica scorre tra le righe, ma in alcuni passi proprio esplicitamente, del mio romanzo breve “Culla sull’oblio”. Personalmente, quindi, parto con una posizione di fiducia nelle capacità del prossimo, capacità di saper comprendere ed entrare nel vivo delle proprie emozioni di fronte a un pezzo di vita o di arte, e fiducia nelle capacità (apparentemente meno elevate ma che sicuramente richiedono uno sforzo non indifferente) di poter cambiare evolvendo la propria esistenza, arricchendola, appunto.

 

P.D.B.: Cercare di contribuire a un bene comune, questo forse il segreto affinché la nostra anima sia piena di una qualche peculiarità di senso compiuto, dobbiamo un po’ scoprire il dovere di fare, di dare, di essere, esser testimoni di noi stessi, sperimentare la nostra unicità, amare. Siamo fatti di nervi e sangue caldo come dice Benigni, ma è giusto lasciarci trascinare da questi fiumi, in qualche modo scegliere di soffrire? E perché no invece una vita facile? A chi dobbiamo dimostrare?

Luigi Trisolino: Vivere… anzi, vivere pienamente, significa per me anche mettersi in discussione e non annidarsi negli angoli insieme alla polvere dell’inerzia, del dovuto. Inevitabilmente l’esplicazione dialettica della personalità di ognuno, soprattutto se grintosa, porta a scegliere e a scegliere per il bene proprio e per quello comune insieme (almeno così dovrebbe essere). Non si può essere indifferenti al mondo e vivere una vita apparentemente “facile”, come una monade leibniziana (atomo spirituale sconnesso dagli altri), anche perché spesso gli eventi rompono quella campana di vetro che le paure costruiscono intorno alla persona. Per contribuire al bene comune, il singolo dovrebbe scrutarsi, capire innanzitutto chi è e quali ruoli vuole o vorrebbe avere nel mondo o anche soltanto nell’orto del proprio circoscritto presente (parlo al plurale, <>, in quanto io credo e benedico il principio di essenza poliedrica dell’essere umano!); poi, bisogna che l’individuo sappia riconoscere l’importanza, per se e per la comunità, del senso del dovere che dovrebbe spingerlo ad agire nella società, come lavoratore, come studente nel pieno della propria formazione, come artista, come Uomo. Il senso del dovere spesso mi conduce ad avvertire già talvolta una sensazione di rigarmi la fronte dai pensieri del da fare per poter sperare di arrivare alle mete che volta per volta mi attraggono. Però, dopo ogni sforzo, se ben desiderato nel profondo, raggiungo uno stadio di soddisfazione interiore e di graduale sgonfiamento delle tensioni accumulate. Dare un senso agli sforzi non sempre è facile, ma si arriva a spiegarli soggettivamente a seconda di ciò che si desidera nella vita, quindi nervi saldi e sangue ardente! E non dimentichiamoci mai che la vita è l’equilibrio fragile di un sottil filo che si muove bene con respiro leggero! Basta un’emozione per ripagare un dolore, o per darci la sensazione di ripagamento/appagamento. Senza dimostrare a nessuno, perché sono del parere che le dimostrazioni avvengono, se devono avvenire, all’insegna della serenità dei fatti già realizzati, serenità che si ciba di esperienza personale e sociale, per poi giungere alla (mai forse piena) saggezza.

 

P.D.B.: “Basta un’emozione per ripagare un dolore”, molto bella questa frase. Il tuo romanzo “Culla sull’Oblio”, Aletti Editore, parla esattamente di questo? Cioè indaga in profondità e sulla profondità dell’essere in quanto umano? Che reazioni ti aspetti da un lettore di giovane età?

Luigi Trisolino: Il mio romanzo “Culla sull’oblio” al termine della storia dà al lettore l’idea che sono le emozioni e i sentimenti a far sciogliere l’inestricabile e il dolorante disorientamento confusionale. Quando mi viene chiesto di cosa parla il mio scritto sono solito in prima battuta rispondere ch’esso è la storia degli stravolgimenti psico-esistenziali di un giovane praticante (ex) avvocato coi suoi ricordi ossessivi, le sue paure, le sue emozioni, i suoi quasi imperscrutabili desideri confusi, la sua voglia di amore e, infine, col suo (momentaneo?) raggiungimento di una quiete particolare; questa pace, questo sciogliersi di grovigli psicologici ed esistenziali si ha attraverso il sentimento e grazie al sentimento dell’amore verticale genitoriale: il protagonista del romanzo, Vanni, privato nella sua vita del padre perché morto in missione militare, riesce a colmare i propri vuoti e a trovare realisticamente quasi il proprio “posto nel mondo” nella figura di padre, con tutte le responsabilità che l’esser padre comporta. Quindi, sembra proprio che un’emozione basti per ripagare un dolore, soprattutto nella scena finale del romanzo, dove tutto un intreccio che verrà a galla manifestandosi chiaramente sarà sciolto da un semplice gesto, un qualcosa che si fa spesso tra genitori e figli, ma che in questo caso sembra essere la luce consolatrice (ma non solo!) e l’oblio amico per andare avanti serenamente nella vita. L’indagine sull’essere umano, sulla sua non conoscenza diretta e completa dell’infinito e sulla sua voglia di scrutarlo, di capire il mondo ma anche il proprio microcosmo colorato e vissuto tra sentimenti, emozioni, stridori interiori e soprattutto scelte e stili di vita diversi, affiora nelle pagine del mio romanzo “Culla sull’oblio” spontaneamente, proprio come spontaneamente e di getto l’ho scritto. E per questa ‘indagine’ all’insegna del riconoscimento della complessità dell’evoluzione del giovane animo umano, mi aspetto dai giovani lettori un incalzarsi di sensazioni di immedesimazione da un lato, e, dall’altro, di amichevole accompagnamento del protagonista nel suo parto di quella parziale consapevolezza che, dopo le avventure interiori e ed esterne nel mondo e con le persone, lo porterà ad un equilibrio tutto suo.

 

P.D.B.: Domanda bastarda, ti rivedi nel protagonista? Anzi ritiro l’irriflessione che coglie il personale, credi che uno scrittore sia in grado di stendere da zero una storia non vissuta in prima persona? La sua fantasia può sostituire le emozioni della pelle, o le parole all’interno di quel determinato racconto cambierebbero forma, risultando più reali, più capibili, più vere, perché sgorgate appunto dall’epidermide e non dai viaggi immaginativi della mente?

Luigi Trisolino: Domanda che tocca una riflessione innanzitutto intima a cui lo scrittore deve sottoporsi. Ci ho riflettuto. Io ho scritto il romanzo breve Culla sull’oblio a fine luglio-inizio agosto 2009, terminandolo, appunto, nelle ultime pagine, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre dello stesso anno. Tra quando ho iniziato a scriverlo e quando l’ho finito la mia vita era cambiata, dati alcuni eventi che avevo scelto io stesso e che han cambiato la mia vita, col senno di poi, assolutamente in positivo (però ovviamente penso che delle belle esperienze della vita non si butta mai nulla, anzi, mentre le viviamo sono sempre travolgenti e importanti, e col passare del tempo sono dei piccoli gioielli da custodire nel cuore come ricordi). Alcune parti della storia del protagonista, Vanni Purli, han dato da pensare che io stessi parlando di me, ma, in realtà, non è assolutamente così. Malgrado anche io come Vanni sia attaccato al mondo del diritto, le età non corrispondono (io tutt’ora di anni più piccolo rispetto a lui), con passati ed esperienze differenti (non ho avuto nessun incidente stradale che mi ha fatto dividere da qualche mia ex, non sono mai stato “scaricato”, al contrario del protagonista), con aspirazioni diverse (io non ho mai pensato di fare l’avvocato quand’ero piccolo ne nei primi anni adolescenziali, al contrario del protagonista che sin da bambino sognava di diventare un uomo di legge); ancora, io ho esperienze politiche, di mobilitazioni sociali, al contrario di Vanni che non ci pensava proprio e anzi in un passo della storia vi si troverà in mezzo per caso sentendosi all’inizio un pochino a disagio. Così come l’ambiente familiare (io non sono orfano di padre, Vanni sì). E a confermare la mia non identificazione nel personaggio di Vanni vi è un passo in cui io, Luigi Trisolino, incontro per caso il protagonista medesimo. Le cose in comune con quest’ultimo comunque ci sono, seppur con sfumature e magari significati diversi: l’osservare il mondo, la psiche delle persone intorno, l’amore per la filosofia, per la poesia e per la natura (passioni che il protagonista sviluppa più che altro nelle sue inaspettate avventure “on the road”). Ma soprattutto, abbiamo io e Vanni in comune il senso del voler cercare un senso, o forse il senso, delle cose, della vita e delle scelte, degli stili di vita. Io e Vanni abbiamo in comune il non dare nulla per scontato. Ho scritto Culla sull’oblio in un periodo di lieve ansia che scorreva sotto la mia pelle, mentre di mio non sono una persona ansiosa, anzi, amo la solarità, non ho tempo per le ansie (al massimo sono caratterizzato da un fervore che spesso diventa irrequietezza, ma sempre per il discorso sul mio sangue che scorre e che non sa essere indifferente quasi a nulla). Ritengo che uno scrittore possa scrivere esprimendo passioni e sensazioni anche con una immedesimazione, il tocco magico della penna e della follia della creazione letteraria sta spesso nella grinta della vena a lasciar sciogliere la propria identità per poi amalgamarsi nuovamente in nuove (magari istintivamente casuali) figure identitarie, creando appunto dei profili (per me spontanei e non programmati a tavolino) che diventano i personaggi dei romanzi. Col senno di poi, ma ricordo anche dai momenti in cui scrivevo sotto la veranda di campagna mia in Puglia nell’estate del 2009, ho notato che un timore di precarietà di quel periodo mi faceva immaginare con dolore una vita di tormenti, e forse è stato così che ho ideato il personaggio di Vanni Purli. Per quanto riguarda il racconto epistolare, “Stretti nella solita camicia (di forza!)”, che ho inserito nel libro in appendice, non nasce come racconto epistolare, ma come una serie staccata di miei pensieri, e alcuni di quelli sono diaristicamente vissuti sulla pelle (infatti, la prima epistola è un mio compito in classe di quinto ginnasio ispirato a Pirandello e ad alcune persone che sono state vicine nella mia infanzia; un’altra epistola è un mio sfogo estivo quasi diariale; un’altra un mio sms notturno, tutti risalenti all’anno 2005). In questo caso i sentimenti e gli stadi dell’animo spinti da disillusione, delusione, pentimento, analisi psicologica del prossimo sgorgano da reali esperienze non determinate e non precisamente comprensibili nelle righe del carteggio d’appendice). Posso quindi dire di essere fautore di una scrittura che parla e ha da parlare di ciò che l’animo ha provato ma anche di ciò che pur non avendo provato immagina, con una immaginazione dettata, forse, a tratti, dal timore di provare alcune situazioni (apparentemente) inestricabili. L’invito che faccio a tutti coloro che vogliono scrivere nella loro vita, al di là di pubblicazioni anche, è quello di vivere in primis, e poi di immaginare; spesso, comunque, le due cose si incontrano e si scontrano nel quotidiano!

 

P.D.B.: Bene Luigi siamo giunti a fine intervista, è stato molto bello dialogare con te, sei un uomo profondo che si fa sfuggire poche cose della vita. Hai in previsione nuove presentazioni del tuo romanzo? Le persone dove possono trovare la “Culla sull’oblio”?

Luigi Trisolino: Ho in progetto una presentazione credo per ottobre, dipende da alcune disponibilità e dai miei impegni accademici.
“Culla sull’oblio” da poco è libero nei diritti di utilizzazione economica che possono essere ceduti ad altri editori, quindi lo si trova a Roma presso la Libreria Rinascita Agosta di viale Agosta, 36 e presso la Libreria Silvio D’Amico di via Silvio D’Amico, 1 e ad aprile sarà in vendita anche presso la libreria del Caffè Letterario di via Ostiense, 95; a Francavilla Fontana (BR) presso la Libreria Cultura Moderna di via San Francesco, 67\A; oppure inviando una e-mail a principe.delfino@hotmail.it

 

“Quando un’intervista vista l’ora è appena finita, una nuova intervista è appena iniziata. Un’intervista per amare, per sognare, per vivere…”
Written by Pietro De Bonis, in Marzullo

http://pietrodebonis.blogspot.it/

 

Dare respiro alla fantasia e al mondo icastico che s’erge dentro me, trasportare me che la scrissi e i lettori che la leggeranno, in quell’indefinito ma inconfondibile senso di sublime che aleggia nel profondo di ogni animo umano, facendo vivere dalla prosa di un romanzo la magia e le immagini, oserei dire le spiagge della poesia. Tra umorismo, che pure è presente al limite della quotidianità, tra tragedia del vivere, confusione esistenziale, tra contorsioni sentimentali che infine sembrano dileguarsi in una riflessione più matura sulle essenzialità del nostro vivere, e accenti sui rapporti verticali tra padre e figlio… Auguro a tutti un’aulente lettura!
Luigi Trisolino

 

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