“1Q84” di Haruki Murakami – recensione di Rebecca Mais

“La memoria si trasmette dai genitori ai figli. Il mondo, Aomame, è una lotta senza fine tra una memoria e un’altra che le si oppone.”

Acclamato in Giappone come il capolavoro di Haruki Murakami, la trilogia “1Q84” è approdato nelle librerie italiane, con solamente i primi due capitoli, alla fine del 2011, edito dalla Einaudi.

Si tratta di settecentodiciotto pagine dense di idee, di vita, di morte, di amore e di quel tocco di fantasia che non guasta. Ambientato a Tokio e vicinanze, Murakami ci regala uno splendido affresco del Giappone del 1984, anno scelto non a caso.

Va infatti detto che con questo romanzo l’autore ha voluto, in modo non dichiarato, porgere un omaggio al grande George Orwell e al suo “1984”. E lo fa prima di tutto con il titolo: la pronuncia giapponese, infatti, è ichi-kyuu-hachi-yon e vi è un gioco di parole basato sull’omofonia tra la lettera Q e il numero 9 (in giapponese kyuu). Numerose, inoltre, sono le citazioni tratte dal capolavoro di Orwell.

 “Ma se mi è consentito citare dal grande classico di George Orwell – perché il suo romanzo è un immenso bacino da cui attingere citazioni – siamo molto vicini a quello che lui chiama <reato di pensiero>. Per una strana coincidenza viviamo nel 1984. Una specie di fatalità, si direbbe.”

Protagonisti del romanzo sono due ventinovenni, Aomame e Tengo. La prima lavora come istruttrice presso una palestra ma di tanto in tanto veste gli abiti di una abilissima assassina, come una sorta di paladina in difesa di coloro che hanno subito violenze; il secondo invece è un insegnante di matematica ma nel tempo libero ama scrivere, ama profondamente i libri e grazie, o a causa, del suo talento, viene coinvolto nella riscrittura del romanzo di una misteriosa ragazza che si pensa possa vincere un importante concorso per scrittori esordienti.

“Nello stesso momento, la foresta dei romanzi iniziò ad affascinare il suo cuore con forza sempre maggiore. Naturalmente anche la lettura di romanzi era una via di fuga. Dopo aver chiuso un libro era costretto a tornare nel mondo della realtà.”

 Entra così in gioco anche la diciassettenne Fukaeri, autrice del romanzo “La crisalide d’aria” che narra di una capra morta e dei Little People, esseri tanto straordinari quanto misteriosi, i quali usciti dal suo corpo, realizzano una crisalide d’aria ed una volta fatto spuntano in cielo due lune. Tutti sono convinti che la storia sia scaturita dalla fantasia della ragazza ma così non è e ciò che si scoprirà sarà peggiore di quanto chiunque potesse pensare.

Al tempo stesso Aomame si rende conto che il suo mondo ha subito delle modifiche, ma non riesce a spiegarsene il motivo, ed è per ciò che cambia nome all’anno, il 1984. In un primo momento, inoltre, non comprendiamo quale sia il collegamento tra i due protagonisti, ma ben presto si scopre che qualcosa di molto profondo, che va al di là di tutto il resto, li unisce.

“Era cosciente del fatto che non stava vivendo nel 1984, ma nell’anno 1Q84, e apparteneva a un modo che aveva subito diverse modifiche. […] <Anno 1Q84. Ecco, d’ora in poi lo chiamerò così>, decise Aomame. Q è la Q del question mark, il punto interrogativo.”

Questo è quanto accade nel libro uno. Nel libro 2 il ritmo diventa più incalzante, la vicenda dei due protagonisti s’infittisce e ricopre di un mistero ancora più profondo. Il tutto si tinge di giallo, tutti sono sotto controllo da parte di un potente personaggio capo di una setta e vi è chi non vuole che Aomame e Tengo si incontrino, perché ora anche quest’ultimo è consapevole della situazione e come lei vede le due lune.

“Il Grande Fratello ti guarda”.

L’autore utilizza una complessa tecnica narrativa ricca di intrecci, i quali però risultano sempre chiari e mai confusionari. Con un susseguirsi di colpi di scena e di dettagliate descrizioni dei pensieri e sentimenti dei vari personaggi, Murakami crea un’atmosfera avvinghiante che fa sì che non ci si annoi neppure per un attimo, anzi, la voglia di proseguire aumenta di pagina in pagina.

Ci si ritrova così all’interno di quel mondo talvolta fittizio e talvolta manifestamente reale e crudele in cui le scelte fatte possono cambiare la vita così fragile e la sofferenza ne è un aspetto fondamentale. Così come un ruolo centrale l’hanno le religioni, le ossessioni della vita e la morte in tutti i loro aspetti.

“E quasi nessuno vuole soffrire. Quello di cui le persone hanno bisogno è una storia bella e piacevole, che renda la loro esistenza almeno un po’ più significativa. E’ proprio per questo che nascono le religioni.”

Da non dimenticare che la traduzione del libro è di Giorgio Amitrano, che in tanti conosceranno già per aver tradotto la gran parte dei libri di Banana Yoshimoto. Unica pecca, la mancanza di un glossario per i termini giapponesi che avrebbe dato l’opportunità di conoscere e comprendere meglio il mondo giapponese.

“Per un essere umano il momento della morte è molto importante. Non si può scegliere come nascere, ma si può scegliere come morire.”

Written and Photo “The Crow” e “Le due lune” by Rebecca Mais

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