Alda Merini raccontata dall’amica e poetessa Carmen Togni – Intervista di Pietro De Bonis

Alda Merini raccontata dall’amica e poetessa Carmen Togni – Intervista di Pietro De Bonis

Mar 20, 2012

Carmen Togni è nata a Castellarano di Reggio Emilia e risiede a Casalgrande (RE). Da sempre si è dedicata alla scrittura di poesia e prosa. Ha pubblicato nel 1988 presso la BookEditore di Bologna la raccolta di poesie “Essenza di vita”. Nel 1990 “I radi uccelli della felicità”, presso Wilmy Montanari editore di Casalgrande. Nel 1994 con il contributo del comune di residenza, la raccolta “Bologna dieci più uno” dedicata alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Nel 1995 la seconda edizione di “Bologna dieci più uno”, una parte dei versi di questa pubblicazione sono stati inseriti da Ennio Morricone in un’opera che il grande compositore ha dedicato alla strage del 2.8.80. Nel giugno del 1998, Carmen ha pubblicato “…Piccolo Charlot che se ne va”, presso la casa editrice Rossano Massacesi di Osimo. Detta raccolta dedicata a Massimo Troisi contiene una poesia ispirata al film il “Il postino” che ha vinto un premio in Ungheria per la poesia italiana. La raccolta è stata presentata per la prima volta in Dunakeszi, da dove è nata l’ispirazione per il quinto libro di Carmen Togni, “Ciao Dunakeszi voce del mio silenzio”, là pubblicata e presentata nel novembre del 2001.

Questa silloge di poesie tradotta in ungherese dal poeta Ferenc Parcz di Budapest, ha avuto la presentazione della poetessa milanese Alda Merini e ha inoltre ispirato la pittrice Eva Farkas per una serie di dipinti inseriti nella raccolta. Carmen ha partecipato a numerosi premi letterari, dove si è sempre classificata ai primi posti. Merita di essere menzionato il “Premio Aretusa Terzo Millenio” del 2006, che le ha assegnato la medaglia d’oro per la poesia “Le madri”. Nell’aprile del 2010 pubblica “Il sogno di Alda” con le Edizioni Del Poggio dopo aver vinto il premio Emozioni in Bianco e Nero del 2009 con la poesia. “Canto ultimo per Alda Merini” dedicata alla poetessa milanese recentemente scomparsa. “L’uomo dai calzoncini bianchi” pubblicazione ilmiolibro.it dell’ottobre 2010, è un breve romanzo dell’età giovanile. Come per il ilmiolibro.it del 2010 è “Meditazione. Sulle tracce del battagliero”.

 


P. D B.:
Mi parli di lei Carmen. Chi è?

Carmen Togni: Ora che me lo chiedi fingo di guardarmi allo specchio tentando di fare un bilancio della mia vita percorsa fino ad oggi. Bilancio che, di tanto in tanto, negli anni ho sempre fatto. Chi sono?
Sono una creatura arrivata su questa terra come tante, da una madre e da un padre che l’hanno voluta, educata e allevata con rigidità ma anche con amore. Sono sempre stata diversa dagli altri bambini, me ne sono sempre resa conto fin dalle prime luci della mia alba. Infatti preferivo stare seduta con le suore a guardare le altre bambine giocare, piuttosto che correre insieme a loro nel cortile dell’asilo sotto l’ombra di alcuni pioppi giganteschi, che ora per altro non ci sono più da diversi anni. Tolti, io ritengo, per motivi banalissimi mascherati da finti problemi. Perché sembra un piacere degli uomini, quando hanno qualcosa di bello a disposizione, prima o poi lo eliminano o lo rovinano.
Da sempre ho sentito di avere in me un’energia strana. All’età di circa undici-dodici anni ho cominciato a scrivere le prime poesiole, che tra l’altro sono andate perse. Una parlava di Garibaldi, una della primavera e altre delle quali non ricordo l’argomento. Poi bastava che il maestro o il professore azzardasse il titolo di un tema che, non mi fermavo più di scrivere e magari venivo rimproverata perché non doveva essere “prolisso”, parola che allora ancora non conoscevo e che mi suonava strana.
Man mano che sono andata avanti negli anni ho capito perché mi sentivo strana in mezzo alle altre persone, forse perché nascondevo in me questa energia misteriosa che è quella che porta a scrivere. E ho cominciato e continuato negli anni a dare spazio al fluire di questa energia che si comportava come l’acqua quando esce dalla sorgente della montagna. E allora la poesia non ha avuto limiti, lasciano lo spazio anche ai primi tentativi di scrivere cose più importanti strutturalmente, mi riferisco alla scrittura dei primi romanzi, due per la precisione e anche ad alcuni racconti. Va detto che ho sempre comunque parlato di temi socialmente importanti… Ma va detto che la poesia prima che sulle pagine l’ho scritta nella mia vita. Senza i miei figli non avrebbe potuto esistere nemmeno la mia poesia. Loro la rappresentano fisicamente.

 

P. D. B.: La poesia nella vita dei poeti, la poesia nella vita delle persone che sono accanto ai poeti, i poeti che amano la loro passione come una persona, sostituendola a volte all’amore della propria vita, impalpabile. Lei Carmen non mi sembra caduta in questo errore, lei ha scelto prima d’amare gli uomini, di rappresentare fisicamente una famiglia, dei figli, e tramite questi la sua poesia. Pensa che una persona possa arrivare ad innamorarsi a tal punto della sua arte da rinunciare all’affetto semplice terreno di un individuo? Quanto egoismo trova in questo? Soprattutto lo ritiene un errore?

Carmen Togni: Ritengo che la poesia faccia parte della vita stessa di tutti gli uomini e quindi dell’intera umanità. Certo non tutti l’ascoltano o la sanno riconoscere. Anzi, pare che siano molto pochi, tanto che molte volte chi la pratica, specialmente con la scrittura viene giudicato un reietto, un ingenuo anche passibile di compatimento in molti casi, specialmente se questi è donna. Abbiamo avuto sotto gli occhi casi clamorosi di poetesse discriminate per la loro particolare sensibilità.
Credo che la poesia sia, anzi ne sono certa, un’energia che fluttua nell’aria e attraversa la mente e il fisico dell’umanità tutta e sia quindi un modo per tenere i fili con le nostre radici permettendoci di comunicare con gli uomini che verranno dopo di noi. Si esprime in vari linguaggi, oltre alla scrittura, la musica, la scultura e la pittura, e tutte le varie forme di arte che esistono o anche le varie forme di attività che le persone esercitano con amore verso se stessi o anche verso il prossimo.
Personalmente mi ha consentito di analizzare la mia vita e quella della realtà che mi stava intorno, cercando di carpirne il significato ed il senso più profondo. Per questo ritengo di aver cominciato a scrivere proprio nelle prime luci della mia alba, anche se ancora non ero in grado di vergare parole su fogli bianchi, ma scrivevo sul libro della mia vita raccogliendo in esso tutte le bellezze che essa mi poneva dinnanzi e delle quali conservo un misterioso scrigno dentro di me.
Con il passare degli anni questa poesia si è cristallizzata sul volto dei miei cari, principalmente su quello dei miei figli ai quali ho cercato di trasmettere i miei valori pur nel rispetto di ognuno di loro.
Non so se sia possibile innamorarsi a tal punto della propria arte da rinunciare all’affetto dei propri cari. Se succede, credo sia dovuta al fatto che molto spesso l’individuo che professa la poesia non si sente capito, principalmente da loro e anche dalla società che gli pullula intorno. La poesia diventa conseguentemente un rifugio dove cercare di ritrovare se stessi.

 

P.D.B.: Lei ha una visione molto bella della poesia. E credo la più reale sia quella paragonata ad un’energia quasi sconosciuta che fluttua nell’aria e ci attraversa tutti e che non tutti sanno cogliere, forse giustamente, l’arte almeno, meglio che rimanga solo per alcuni eletti non crede? Ritiene che essere “troppo” sensibili paghi caro in questo mondo? Quando parla di casi clamorosi di poetesse discriminate per la loro particolare sensibilità, fa riferimento a qualcuna in particolare?

Carmen Togni: Se guardiamo anche ai grandi poeti uomini, mi riferisco a Ungaretti, in particolare, per passare da Davide Maria Turoldo, grande poeta e officiante, guarda caso, del primo matrimonio di Alda Merini, per ricordare anche l’indimenticabile Pasolini, uno dei primi intellettuali ad apprezzare la nostra Alda Dei Navigli, non ultimo mi sento di nominare anche Edoardo Sanguineti, ebbene anche questi grandi poeti non hanno avuto la vita facile, come tutti sappiamo. 
Il poeta è colui che mette una luce nelle parti d’ombra della vita, una luce che consentirebbe di smascherare le bugie passate per verità alle quali l’uomo moderno è soggetto. Sembra quasi che l’uomo della strada, o qualsiasi altro che incontriamo sul nostro cammino, abbia in antipatia colui che le impedisce di nascondere la testa nella sabbia del deserto di valori che impera nella nostra società.
Assomiglia a quei mariti o anche mogli che bastonano la propria affezionata sposa/o tutti i giorni perché tanto prima o poi se le merita, per poi correre appresso a gonnelle o pantaloni stupidi e leggeri che portano la famiglia a naufragare sulle spiagge in preda alla disperazione e allo sconforto. In questa realtà le donne sono quelle che pagano il pegno più alto.
Alda Merini ritengo sia un esempio eclatante al quale guardare per far sì che almeno ciò che è accaduto a lei, non possa più succedere ad altre donne. La realtà però non è cambiata di molto. Conosco donne intelligenti e sensibili, capaci di grande poesia della vita, alle quali il “manicomio” è stato costruito su misura nel segreto delle loro case, attorniate da tutte le comodità necessarie, ma il pensiero delle quali viene compatito o ignorato dalla società in mano, in taluni casi, a mariti benestanti e ammirati da tutti.
Credo che l’arte sia un bene che, come detto prima, può essere accolto o raccolto da qualsiasi persona. Certo che il raccoglierlo dovrebbe portare a una coltivazione e cura estreme di questa peculiarità che si va ad acquisire, se si vuole trasformarla in bene dal quale la società potrà trarne beneficio per la propria crescita dei valori insiti nelle realtà di ogni generazione… da questo si può capire il perché i grandi poeti sono rari nell’arco di un secolo, come affermato dal grande Alberto Moravia al funerale di Pier Paolo Pasolini, addirittura egli ne contò tre quattro al massimo.

“La verità è sempre quella…”

La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l’amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

Alda Merini, da “Terra d’amore”

 

P.D.B.: Le cose che mi sta dicendo Carmen sono veramente tante e tutte interessantissime, avrei voglia di porle mille domande, ma una su mille ce l’ha fa.  I poeti sono persone buone, che accettano tutti gli accadimenti spiacevoli nella loro vita, con grande dignità, che soffrono forse più degli altri, ma che si attaccano a questa sofferenza e la tramutano magicamente in poesia. Io guardo in foto gli occhi di questi grandi esseri umani, dalla Merini, a Pasolini, a Ungaretti, e non posso non notare un sguardo remissivo, un anima disciplinata alla vita, non sconfitta intendiamoci ma in pace con essa, e m’appaiono con un’aura bellissima, come avvolti da una vittoria segreta. Lei so che è stata accanto ad Alda Merini, soprattutto gli ultimi anni, cosa le diceva Alda sulla poesia? Quale desiderio bramava per questo genere di scrittura?

Carmen Togni: Mi è capitato diverse volte di incontrare poeti importanti, Tonino Guerra, Edoardo Sanguineti, Dario Bellezza e com’è noto Alda Merini. Mi ha sempre colpito la loro frugalità, sia nel vestire che nell’esporre la loro poesia al pubblico. Sono sempre rimasta incantata dinnanzi alle loro parole espresse con una luce magica negli occhi. Se parlassi dell’incanto che ho trovato nelle parole di Tonino Guerra mentre parlava dei luoghi magici della Russia, laddove la poesia pare sia praticata più che da noi, farei senz’altro torto a Dario Bellezza e in particolare a Sanguineti che, presentatosi con un abito particolarmente mesto, forse più degli altri, mi raccontò, in privata sede, di alcuni suoi viaggi che doveva intraprendere in varie città del mondo, uno in particolare in Giappone. Il viaggio di uno scarno uccellino coraggioso fino, laddove fosse necessario, al sacrificio di se stesso. Forse in quei paesi ha trovato una delle tante ragioni della sua poesia? Descrivo come immagino questo viaggio in una poesia: … e quindi Sanguineti viaggia solo/lungamente lentamente una lacrima di treno/culla i pensieri ed i tormenti/sempre l’orizzonte sarà limpido/allo sguardo dinnanzi ed ai sorrisi… (14 maggio 2007).

Il desiderio più grande che aveva Alda Merini era la Laurea Honoris Causa. La Sicilia, e precisamente Messina, ha esaudito questo suo sogno a lungo carezzato il 16 ottobre 2007. Ho avuto la fortuna di assistere alla cerimonia di quel bellissimo e interminabile giorno. L’ evento si è tenuto dinnanzi ad un folto pubblico di docenti, studenti, giornalisti e fotografi. Lei pareva estasiata proprio come quando, finalmente, si corona un sogno bellissimo… Io non ho esitato a intrufolarmi nella mischia dei numerosi fotografi e di clic in clic, ora dispongo di una raccolta di fotografie veramente invidiabile. Quando le guardo mi sembra di sentire ancora l’alitare del suo respiro misto al suo sorriso veramente radioso. E’ stata una giornata di grande soddisfazione e gioia, tanto che sembrava che anche la natura tutta che sbirciava dalle finestre dell’Aula Magna, partecipasse alla grande festa. Questo lo racconto nel libro “Il sogno di Alda” edito da del Poggio Edizioni di Foggia, dopo che ho vinto il primo premio al concorso Emozioni in Bianco e Nero del 2009 con la poesia “Canto ultimo per Alda Merini”. 
Il comune di Casalgrande in provincia di Reggio Emilia, dove risiedo, ha poi organizzato una presentazione del libro “Il sogno di Alda”presso la sala mostra a disposizione delle Arti in genere della nostra comunità. A corolla di questo evento si è tenuta una mostra delle fotografie più belle della Laurea Honoris Causa a Messina, seguita da una serie di fotografie della partecipazione della poetessa dei Navigli al Festival della Letteratura di Mantova del 5 settembre 2008, ultimo giorno che l’ho incontrata. A Casalgrande si sono tenuti, per l’occasione, alcuni spettacoli di recitazione e musica in suo onore, nell’arco della settimana dedicata espressamente a lei. In quell’occasione la Edizioni Del Poggio arrivata da Foggia, mi ha consegnato il premio che mi ha consentito la pubblicazione del libro. Libro che, va detto, avevo promesso ad Alda ma che non sono riuscita a pubblicare prima della sua morte.  Tornando a Mantova, Alda Merini era circondata da migliaia di persone, specialmente giovani, venuti appositamente per lei. Quel giorno è stata particolarmente simpatica e irriverente, molto diversa da Messina, forse in quel momento, a differenza di Messina, la salute le ha arriso un po’ di più. Un pomeriggio indimenticabile… anche in quell’occasione le foto sono riuscite bellissime e di grande fascino.
Va detto che ne “Il sogno di Alda”ho pubblicato un monologo che lei mi aveva registrato in casa sua una domenica di luglio del 2008, precisamente il giorno 13. In modo deciso si era appropriata del mio registratorino che mi portavo sempre appresso e cominciò a parlare fino ad esaurimento del suo concetto che voleva evidentemente esprimere. Mi ha riconsegnato l’apparecchio dopo aver espresso la sua volontà di vedere pubblicate le sue parole ne “Il sogno di Alda” del quale avevo consegnato a lei una delle tre copie del manoscritto. Le altre due copie, una era in mio possesso e l’altra l’avevo mandata a un critico letterario, Giovanni Zacchìa, il quale aveva scritto una prefazione al mio lavoro. In seguito la prefazione è diventata una postfazione nella pubblicazione finale. Credo che questo non possa che aumentare il pregio dello scritto di Giovanni Zacchìa da Bordighera, il quale però ora ha raggiunto Alda Merini nei prati e lungo i ruscelli d’acqua del cielo.

 

 

P.D.B.: Sa’ la invidio signora Togni… Ne ha di cose da raccontare, e poi lo fa in un modo così minuzioso di particolari da ricordarsi addirittura il giorno, come fosse il compleanno di un figlio, forse se posso permettermi nel suo “misterioso scrigno” oltre a centinaia di poesie bellissime deve avere anche Alda, col suo respiro misto sorriso vero e radioso che le ricorda ogni tanto tutte le cose belle passate insieme, delle voglie e delle soddisfazioni raggiungibili da un essere umano se combatte. Io non posso che ringraziarla del tempo che ha dedicato a un giovane come me, alla sua inesperienza, all’inverosimile considerazione dei suoi occhi nei miei riguardi, che m’hanno reso succube allegro e distante dalla realtà, affascinato e totalmente rapito da avvenimenti di grandi persone che non sono appartenute alla mia età ma che ora in qualche modo sono riuscito a vivere tramite lei, la sua accortezza e peculiarità nel raccontare.

Carmen Togni: Nella mia abitazione frammenti dell’anima di diversi artisti che ho avuto la fortuna di incontrare durante il percorso della mia vita hanno trovato una loro precisa collocazione. Lo spazio più grande lo occupa Alda Merini che, ormai è di casa. Fa parte della vita dei miei figli che ho sempre reso partecipi dei risvolti e degli accadimenti dei miei viaggi da Reggio Emilia a Milano e ritorno. La conoscono anche le mie tre nipotine che vanno dai tre ai cinque anni, ha fatto parte della loro crescita naturale insieme al latte e ai biscotti. Ormai, quando entrano nella mia casa, fanno a gara a chi pronuncia per prima il nome di Alda, mentre lei sorride al loro passaggio dalle foto appese alle pareti.
Personalmente, ho sempre vissuto fra giovani che stavano crescendo come fra anziani che avevano bisogno di cure speciali. E tanto agli uni come agli altri ho sempre regalato i miei pensieri. Gli uni, in quanto detentori della speranza in un futuro migliore e gli altri, detentori di quell’esperienza necessaria che trasmessa ai giovani potrà dare in futuro preziosi frutti.
Va detto che è comunque un rapporto fra generazioni che serve a tutti per sentirsi più ricchi e più umani, che è l’ultima delle possibilità che ha l’uomo per salvare se stesso.

 

A intervista terminata sono rimato scioccato da queste parole che la signora Togni ha avuto per me in qualità non più di intervistatore ma di “fantomatico” poeta.

“Incontrare ai nostri giorni qualcuno che si dedica alla scrittura e specialmente alla poesia, lo considero una sorta di miracolo, specialmente se questi è un giovane uomo. In una realtà dove tutto il bello e i valori dell’esistenza appaiono come farfalle colorate che volano intorno ad una lampada, la luce della quale pare imprigionata nella plastica malefica di un falso benessere, incontrare qualcuno che cerca nelle cose e nelle persone che lo circondano il vero senso della vita è un fatto prezioso e importantissimo, quello che tiene alto il valore della speranza. Pietro sonda ed esamina i sentimenti più belli degli esseri umani, si lascia penetrare da essi per trarne la vera essenza e donarla poi al prossimo affinché questi possa meditare a sua volta su ciò che veramente vale nella propria esistenza.”

 

Il Poeta raccoglie i dolori e sorrisi

e mette assieme tutti i suoi giorni

in una mano tesa per donare,

in una mano che assolve

perché vede il cuore di Dio.

Ma la città è triste

perché nessuno pensa

che i fiori del Poeta

sbocciano per vivere molto a lungo

per le vie anguste della grazia.

Alda Merini, da “Alla tua salute, amore mio”

 

 

Considerazione conclusiva di Pietro De Bonis

“I poeti amano la vita, alcuni arrivano a pensare che sia proprio la poesia a darle un senso, e si arrendono ad essa, alla sua bellezza predace, a volte portando all’arresa tutte le altre passioni, come se la poesia fosse loro sufficiente, talmente un dono già così grande, un amore così immenso, anche se impalpabile. E questo nel tempo forse diventa un piccolo rimpianto, non essere riusciti a farsi toccare da una persona come dalla propria scrittura, un rammarico che diventa dolce malinconia, una veste infuocata che fa amare tutti indistintamente. Perché prima dei poeti parlano le persone.”

 

“Canto ultimo per Alda Merini”

I
Ora tu
creatura dolce e benedetta
innocente e leggera
sei come una cerbiatta nel vento
non vedrai più la paura
quel sentimento folle
lungo i sentieri cupi della solitudine.
Finalmente la meritata luce
di un’alba rosata e radiosa di pace
ove il cuore tuo prediletto giacerà
nell’amore giusto ed eterno
al quale da sempre e ogni giorno

II
Il sorriso dell’angelo
ha piegato la sua ala
nell’alveo dolce del riposo.
E ti accarezza piano ora la quiete
nitida e splendida certezza
ove l’uomo cercherà nel tuo ricordo
la propria immagine a somiglianza di Dio
quella in cui tu credevi e anelavi
da sempre giorno per giorno pregando
con gli occhi e la bocca rivolti
pur nel silenzio
al cielo della tua vita piegato
al fresco ruscello della speranza.

Venerdì 6 Novembre 2009

 

I libri di Carmen si possono acquistare via internet nei siti destinati a ciò.

Blog Carmen:

http://carmentogni.wordpress.com/

 

Written by Pietro De Bonis

http://pietrodebonis.blogspot.it/

 

One comment

  1. I poeti amano la vita, alcuni arrivano a pensare che sia proprio la poesia a darle un senso, e si arrendono ad essa, alla sua bellezza predace, a volte portando all’arresa tutte le altre passioni, come se la poesia fosse loro sufficiente, talmente un dono già così grande, un amore così immenso, anche se impalpabile. E questo nel tempo forse diventa un piccolo rimpianto, non essere riusciti a farsi toccare da una persona come dalla propria scrittura, un rammarico che diventa dolce malinconia, una veste infuocata che fa amare tutti indistintamente. Perché prima dei poeti parlano le persone.” MI HAI TOLTO DI BOCCA LE PAROLE… MA SI FA COSI’? BELLISSIMO PIETRO, GRAZIE

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