Viaggio nella Sharia: l’Islam dopo la Primavera Araba – articolo di Ninnj Di Stefano Busà

Viaggio nella Sharia: l’Islam dopo la Primavera Araba – articolo di Ninnj Di Stefano Busà

Mar 13, 2012

Dopo il vento da tregenda che ha spazzato via, uno dopo l’altro, eliminando dai loro scranni inamovibili, tutti o quasi gli sceicchi del male, (mali endemici di sopraffazione che si trascinavano da secoli) in molte e temibili, sanguinarie dittature mediorientali, spazzando via non senza spargimenti di sangue tanti corrotti e ben radicati sodalizi  islamici,  la famosa “primavera araba” si avvia a nuovi sviluppi e progetti di europeizzazione verso la democratizzazione dei loro popoli.

Ma a che punto stanno: l’applicazione dei diritti umani, le nuove istituzioni libertarie verso una conclamata opportunità di popoli liberi, alla riconquistata libertà di stampa, di elezioni? dove sta la giustizia sociale? come si sta organizzando? dove sta la palingenesi della dichiarazione dei principi legalitari e di diritto dei fratelli musulmani? Assistiamo ad una sorta di rinnovato modello che dovrebbe sorgere dalle ceneri dei vecchi modelli territoriali, lotte tra etnie tribali, tra opposizioni autoritarie, fatti da militari in carriera, da alleanze tra nazionalismi e islamismi estremi.

Non avendo un preciso progetto, le oligarchie nord africane hanno messo a punto un nuovo codice religioso islamico, molto variegato e ancora integralista per tutti i precetti applicabili e in uso nell’Arabia Saudita. Vige una linea che va dall’applicazione integrale di tali articoli ad una interpretazione più laica, supportata da una visione più illuminata come quella della Turchia. Il futuro e tutte le sfide che orientano l’Islam rinnovato è ammorbidito (si fa per dire), da un processo di conciliazione tra religioni e stati deve, di sua necessità, essere un processo di palingenesi, una rinascita, una vera riforma strutturale e democratica che organizzi la visione di nuove oligarchie, assommandole e ammodernizandole con le culture, gli usi, le tradizioni dei popoli che configgono. Vige, in verità, un modello di sharia che diventa forte ogni giorno di più, perché è duro lo sradicamento di vecchi schemi e il rinnovamento, socio economico e culturale delle varie tribù di appartenenza, il quale diventa ogni giorno un’accelerazione nuova per assecondare nuove forme di oligarchie e di violenze. E’ difficile, dopo la debacle e la caduta eversiva di taluni regimi totalitari che detenevano il potere da quarant’anni, sostituire, di colpo, la democrazia.

La democratizzazione di uno stato, di un popolo, di una nazione va di pari passo col processo di identificazione civile, di crescita umana, sociale e culturale degli stessi, Il percorso è una lunghissima gestazione, cresce e si costituisce in maniera autonoma e forte, dopo molti tentativi, svariate applicazioni, dopo un lungo apprendistato, attraverso vere riforme, nuovi orientamenti costituzionali, opportune legislazioni, nuovi atteggiamenti sulle condizioni reali dei sopravvissuti, come ad es. assistenza sanitaria, welfare, elezioni libere, diritto al lavoro, allo studio, parità tra uomo e donna, diritti civili e religiosi etc. Ma questi criteri vengono inficiati e influenzati (nel caso dei paesi arabi) da un fattore comune di discordanza: la sharia, (in arabo: strada, percorso, cammino) che costituisce la legge religiosa in Islam. Non è un diritto codificato, poiché non vi sono articoli e codici di legislazione, ma si basa su canoni adottati da religioni diverse, che devono convivere.

Prima di tutto il corano, subito seguito da un’altra fonte ecumenica fondata da Maometto, dettala Sunna, che contiene la raccolta delle sei opere che dettano migliaia di aneddoti e leggi del Profeta. Con la terza fonte si entra nel merito dei dotti, ovvero nella normativa prevista dal corano.

Ma è insormontabile il divario tra vecchio e nuovo, l’amalgama tra condizioni tribali e nuovi modelli comportamentali, per cercare cioè di unificare il concetto di “giurisdizione” dopo la caduta delle dittature e l’avvio di nuovi modelli democratici. In Nord Africa per lo più i movimenti insurrezionali sono composti da diversi elementi: modernisti, tradizionalisti, fondamentalisti, così come variegati e infinitamente sviluppati sono gli ordinamenti della sharia, con molte sfumature interpretative, che non possono essere applicati in tempi brevi.

Il 12 settembre in Libia è stata dichiarata da Mustafa Abdel Jalil la sharia come principale ordine della legislatura, ma altri capi dei nuovi governi di transizione si sono affrettati a sostenere altre forme di liberalismo dalle vecchie schiavitù.

Una sola democrazia che possa conciliare le varie forme ed essere un punto di partenza tra occidente ed oriente non c’è. I punti cruciali della sharia cambiano da un paese all’altro dell’Islam.

Vi sono paesi moderni o modernizzati dal colonialismo europeo (es. l’Egitto) che hanno adottato molti articoli e norme del codice napoleonico, quindi, un misto tra legge islamica tradizionale e adeguamento ad un modello più soft, come quello del diritto moderno.  Questo dimostra che l’Islam oggi, dopo la caduta delle dittature, è ad un bivio, si trova tra due poli opposti: chi vuole il ritorno alla tradizione, chi al conservatorismo oltransista  e chi si ispira a norme più occidentali, più aperte che non sempre coincidono coi precetti inequivocabili dell’antico islamismo.

Oggi il Nord Africa e in tutti i paesi a maggioranza islamica vige, pertanto, la sharia con notevoli e variegate interpretazioni: i sauditi  ad es. sono i più rigidi custodi di una tradizione integralista ad applicare alla lettera i loro comandamenti. Ma questo fronte d’integrazione comprende anche Sudan, Somalia, Nigeria del nord, Afghanistan e Pakistan. Negli altri paesi l’integrità della sharia è stata sostituita da codificazioni più moderne di stampo più europeizzato.

 

Written by Ninnj Di Stefano Busà

 

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