"The Iron Lady", film di Phyllida Lloyd – recensione di Antonio Mazzuca

"The Iron Lady", film di Phyllida Lloyd – recensione di Antonio Mazzuca

Feb 14, 2012

La dura lezione della Lady di Ferro

The Iron Lady, un interpretazione da Oscar per un eroina terribilmente moderna.

The Iron Lady, film diretto dalla regista Phyllida Lloyd (Mamma Mia), incentrato sulla vita dell’ex Primo Ministro britannico Margaret Thatcher ha regalato l’ennesima candidatura all’Oscar per la brava Meryl Streep, la quale ha letteralmente assunto le sembianze della donna, ancora in vita, che ha guidato l’Inghilterra nei difficili anni della crisi economica dei primi anni 80.

Perché vedere un film come questo, che sembra assumere i contorni di un lento ritratto di un epoca apparentemente lontana?

I motivi sono sostanzialmente due. Il primo riguarda le incredibili doti camaleontiche e recitative della Streep che non meritano un approfondimento specifico: basti soltanto dire che la trasformazione è talmente evidente che già nella prima scena si stenta a riconoscere sia l’attrice che il suo personaggio in quella vecchina intenta a comprare il latte e a commentare i più recenti avvenimenti di guerra.

Il secondo motivo è invece l’inconsueta attualità delle vicende della Thatcher a quelle del nostro tempo e l’importante messaggio nascosto nelle pieghe di questo film a tratti difficile.

Un Biopic difficile

The Iron Lady rientra nel filone del Biopic,
(biographic picture, film biografico) un genere sempre vivo e raramente esente da critiche quando i personaggi “ritratti” dal cinema sono vicini ai nostri ricordi e piuttosto conosciuti alle masse.

Non è un caso che la Streep concorra come miglior attrice all’Oscar contro Michelle Williams, protagonista di un altrettanto difficile Biopic, quello della Marylin Monroe di My Week with Marilyn, un film che sembra definirsi controverso per il solo fatto di essere incentrato sulla donna più controversa della storia del cinema.

E a dirla tutta anche la Thatcher può ben definirsi la donna politica più controversa, almeno della storia inglese.

Nel film la Lady di Ferro, come fu definita dai russi, viene vista nel drammatico declino personale degli ultimi anni: la Thatcher si sta consumando nei sudori freddi dell’Alzheimer: apparentemente confusa dal ricordo del marito morto che le appare in ogni momento e la rende quasi pazza, quasi non uguale a se stessa. Ma è proprio quel “quasi” che rende il personaggio invece estremamente forte e terribilmente attuale. La ormai anziana Meryl-Thatcher ripercorre con nostalgia e una punta di disappunto il proprio passato politico, rileggendo con gli occhi “privati”, la propria vita pubblica e le proprie scelte impopolari.

L’amara medicina della Thatcher

Nella ricostruzione del proprio passato, la Meryl-Thatcher non segna una linea retta fra “ciò che è” e “ciò che è stato” il grande Primo Ministro: tanto nel passato che nell’epoca recente, e anche nonostante la malattia, la mente della Meryl-Thatcher è lucida e uguale a se stessa, capace di formulare osservazioni pregnanti e logicamente corrette, come faceva un tempo.

Ed ecco che arriva subito il messaggio per lo spettatore: “agire con lucidità: convertire i propri pensieri in azioni, curare le proprie azioni che diventeranno abitudini ed il proprio carattere che diventerà il proprio destino”. Giustappunto è proprio la lezione che la Thatcher malata dà al proprio medico. E fra le tante lezioni, o “medicine amare” che uno spettatore come me non ha potuto che appuntarsi sul proprio taccuino mentale c’è il severo monito a non limitarsi a pensare ciò che si diventerà ma a diventare ciò che si pensa. La strigliata morale della Thatcher va poi oltre e non è solo quella riservata agli inglesi degli anni 80,  ma colpisce i tempi moderni. Il principio, più di una volta ribadito “Realizza qualcosa di importante, non desiderare di essere importante” è una sberla alla vacuità politica e sociale del tempo presente, alla incapacità attuale  di prendere decisioni, anche impopolari, è una bacchettata che vale sia per gli attuali politici, (partito conservatore britannico attuale? Forse, o stiamo parlando dell’Amministrazione Obama?) e per tutti i contemporanei che fanno dei propri sogni di popolarità lo scopo della propria vita.

E quanto a lezioni impopolari, le politiche di rigore che già nel Regno Unito degli anni 80 parevano necessarie e che la Thatcher ha tanto difeso (“Non posso non essere uguale a me stessa”) non sono forse le stesse che dovremmo applicare oggi? Rialzo dei tassi d’interesse, calo dell’inflazione, liberalizzazioni e soffocamento delle pretese sindacali, seppur condotte con una rigidità considerata eccessiva, sono ormai il nostro pane indigesto quotidiano. Lo sa bene la Merryl-Thatcer, che osserva con aplomb British, che sì “La medicina è amara, ma il malato ne avrà bisogno”. Che sia un richiamo anche per Paesi come il nostro e la Grecia proprio nei mesi cruciali per i destini dell’Europa unita, la stessa Europa che la Thatcher osteggiava con (allora) inspiegabile caparbia.

La domanda per lo spettatore alla fine del film è quindi la seguente: “Stiamo parlando soprattutto degli anni 80? E soprattutto, quelle lezioni sono davvero così solo strettamente politiche e non anche fatalmente personali?”

Non c’è forse la consapevolezza che passando i decenni, certi errori della politica e della nostra stessa vita non ritornino a galla? Non è forse vero che spesso la stagnazione della vita non è solo una questione economica ma uno stato d’essere, che forse chi stagna nei propri sogni siamo noi, quegli incapaci di realizzare ciò che si sogna di diventare?

Allo spettatore l’ultima parola, in attesa dell’Oscar.

I numeri di The Iron Lady

30 dicembre 2011: distribuzione del film negli USA (incasso totale 21.641.295$)

6 gennaio 2012: distribuzione del film in UK (incasso totale 14.196.183$)

27 gennaio 2012: distribuzione del film in Italia (incasso totale 841.439€)

 Written by Antonio Mazzuca

eliantio@hotmail.it
http://eliantio.wordpress.com/

Trailer ufficiale

 

 

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