“Andrà tutto bene” di Mirella Delfini – recensione di Rebecca Mais

Per Mirella Delfini non si tratta certamente del primo libro, visto il lungo elenco di pubblicazioni che può vantare: da “Insetto sarai tu” a “Senti chi parla” (editi ambedue da Mondadori), da “La vita segreta dei piccoli abitanti del mare” (Franco Muzzio Editore) all’ultimo “Dal Big Bang all’Homo stupidus stupidus” (Editori Riuniti University Press).

Ma Andrà tutto bene, pubblicato pochi  mesi fa dalla Abel Books in formato elettronico, si differenzia dai precedenti e al tempo stesso li riunisce tutti.

Si tratta infatti di una brillante autobiografia all’interno della quale le vicende personali si intersecano con i fatti culturali e politici susseguitesi in quegli anni.

Il racconto comincia negli anni venti e prosegue fino ai nostri tempi toccando varie regioni d’Italia e diverse parti del mondo. Si parte dalla sua nascita e poi infanzia per poi crescere e giungere all’età adulta con i suoi problemi e le sue gioie.

E anche noi cresciamo con Mirella, finendo irrimediabilmente per affezionarci intimamente a lei. Così ci viene presentato quasi un secolo di storia, in maniera semplice e lieve seppur talvolta ironica e cruda, ma in ogni caso senza che la noia ci sfiori neppure per un istante.

Non a caso Mirella Delfini è considerata la scrittrice che ha inventato la divulgazione scientifica umoristica.

Si rimane stupiti nel leggere quante disavventure vive la protagonista e quali grandi personaggi ha la fortuna di incontrare lungo il suo cammino, non sempre semplice ma in fondo ricco di soddisfazioni.

È anche uno spaccato della vita italiana degli anni del fascismo, di vita e cultura popolare ed ha l’ essenza del romanzo di formazione. E’ invero la presa di coscienza di una vita che talora non è come ce l’aspettavamo, è il passaggio dall’età dell’innocenza a quella in cui si comprende che l’infanzia non è eterna.

Sì, ma non si trattava solo di giocare o no, si trattava di qualcosa di enorme, di terribile, stavo cominciando a capire che l’infanzia non dura. Ormai ero sul bordo della palude del futuro piena di zanzare e scorpioni che mi stavano parecchio antipatici. Il futuro doveva essere sicuramente qualcosa di brutto perché gli adulti non facevano che lagnarsi.

Tra opere liriche e poesia, grandi passioni rispettivamente del padre e della madre di Mirella, e musica sinfonica del grande Dvořák, è una storia per chi, come l’autrice, quegli anni li ha vissuti ma anche per coloro i quali ne hanno sentito parlare dai propri nonni o genitori e vogliono averne una visione ed un’interpretazione diverse.

È una storia che sorprende, che commuove, che fa sorridere e che permette di conoscere fatti legati a personaggi importanti mai narrati prima.

Non va infine dimenticato che si tratta anche di una storia in cui il rispetto per l’ambiente ha una notevole importanza. Mirella, difatti, fin da bambina era affascinata dalla natura in ogni suo più piccola parte e questo interesse non ha fatto altro che crescere col tempo, arrivando ad occuparsi in prima persona delle grandi tematiche che affliggono il nostro pianeta.

Ed i bambini, come l’autrice sostiene,sono i soli che possono salvare la Terra”.

 

Written by Rebecca Mais

 

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