Intervista di Carina Spurio a Fabio Petrella ed al suo "Cronache di un cittadino qualunque"

Intervista di Carina Spurio a Fabio Petrella ed al suo "Cronache di un cittadino qualunque"

Feb 6, 2012

Fabio Petrella è nato a Teramo, dove vive, nel 1987. Si è diplomato presso il Liceo Classico Melchiorre Delfico” e attualmente orbita nel mondo dell’informazione collaborando con la testata giornalistica locale L’altra Parola e con SpazioRock, periodico telematico di successo che si occupa di musica.

È un appassionato di montagna e di calcio, sport che pratica a livello amatoriale.

Eccovi un’intervista esclusiva all’autore!

 

C.S.:Cronache di un cittadino qualunque” è la sua prima opera in cui descrive il Cittadino: un personaggio anonimo, ingenuo e sprovveduto, alle prese con alienanti riti quotidiani. ..

Fabio Petrella: Proprio così. Un cittadino qualunque, appunto, che inquadrato come un automa (ma con sentimenti ovviamente umani) nel rigido sistema della società contemporanea la subisce senza via di fuga che non sia l’estremo atto (anche di protesta) del suicidio. Un personaggio senza tanti grilli per la testa, semplice e destinato a un tragico destino quotidiano, ma immortale. L’immortalità è l’unico barlume accecante di speranza per il Cittadino che, a ben vedere, è l’ultimo degli eroi, un moderno paladino di Carlo Magno che lotta contro i soprusi e alla fine, con grande dignità, inevitabilmente perisce. Ma rinasce sempre, come il sole dopo una notte di tempesta.

 

C.S.: Com’è nata questa raccolta di 31 microstorie e qual è stata l’idea che ha dato il via al libro?

Fabio Petrella: Dal nulla e, come per ogni cosa, quasi per caso. In origine il libro doveva essere una raccolta di articoli satirici sulla società moderna analizzata e giudicata dal mio punto di vista, ma poi una volta iniziata la stesura si è via via delineata la figura del buon Cittadino che, ispirata a più illustri personaggi di fantasia (penso a Fantozzi ma anche a Homer Simpson), riesce a imporsi nell’immaginario e nella realtà di tutti noi perché è facile identificarsi in lui, con tutti i suoi pregi, manie e difetti.

 

C.S.: Ci può illustrare la copertina del libro?

Fabio Petrella: Al centro della copertina, semplice ed essenziale, tratteggiata di nero su sfondo bianco, è raffigurata una carta da gioco, un tarocco per l’esattezza, che ha come soggetto il Cittadino in una posa interrogativa e perplessa, come se stesse domandando informazioni a qualche funzionario seccato dalle sue richieste. Un occhio attento si accorgerà che sopra la carta è stampato il numero romano LXXIX (79). Non è un dettaglio lasciato al caso. I tarocchi, infatti, secondo tradizione sono formati da 78 carte e quella del Cittadino si vuole aggiungere, quasi per dispetto (o forse anche di diritto), a una collezione già stravagante e misteriosa.

 

C.S.: … il suo Cittadino anonimo, resiste stoicamente ad “un’aspra metà” e fugge dalle “arpie che lo guardano con malcelato compatimento”. La sua penna, pulita e affilata, descrive una figura femminile tradizionalista e tiranna …

Fabio Petrella: Ma non solo la moglie, anche i figli ad esempio si comportano in egual modo. Tutta la società è tirannica con il Cittadino e la famiglia, essendone il nucleo principale, ne rispecchia le leggi e i comportamenti. La conflittualità con il gentil sesso è solo uno dei fronti su cui combatte il Cittadino, che da uomo sposato ama e odia la consorte. Non c’è una “discriminazione” premeditata contro le donne, anche se nei racconti sono spesso ostili al protagonista.

 

C.S.: Nel suo libro, le dinamiche familiari si intrecciano a quelle sociali:“In ufficio parte la raccolta fondi, una questua che dovrebbe servire per aiutare i bambini poveri del terzo mondo. Il Cittadino, dopo le spese folli della moglie, rientra di diritto tra essi, ma non può dirlo, che figura farebbe?” da “Il sabato sera alla discoteca”. Sembra un po’ il timore del Cittadino medio della nostra Italia, non ancora nel terzo mondo ma in caduta libera …

Fabio Petrella: Sì, in questo senso è molto attuale. Ma è anche un timore di apparire inadeguato allo stile di vita imposto da media e da modelli sbagliati. In questo mi ha “ispirato”, se così possiamo dire, l’ambiente che vivo ogni giorno: la nostra cara Teramo che dal provincialismo proprio non vuole (o non può?) uscire.

 

C.S.: Il suo goffo Cittadino senza nome, ipotetico rappresentante di ogni città “contento come un bambino il giorno di Natale”, realizza il suo sogno nel cassetto: “andrà all’Isola dei Famosi” … scappatoia dell’uomo inetto che si rifugia nel miraggio della fama?

Fabio Petrella: Esattamente. Il suo sogno è di essere protagonista del mondo magico oltre lo schermo, come se la notorietà fosse l’unica cura per la sua mediocre ma eroica quotidianità. Ma alla fine anche lui capirà che la fama è passeggera.

 

C.S.: Quando ha capito che la scrittura avrebbe fatto parte della sua vita?

Fabio Petrella: Difficile rispondere. Già al liceo sentivo il bisogno di comunicare qualcosa, ma probabilmente ancora non l’ho capito del tutto. E forse è meglio così.

 

C.S.: Scrive di getto o asseconda delle pause?

Fabio Petrella: Di getto, perché a lungo andare finisco per stufarmi. Più che altro dipendo da umori e sensazioni spesso fulminanti.

 

C.S.: … su carta o al computer?

Fabio Petrella: Uso il computer. Dita come penne per scrivere su fogli che non assorbono l’inchiostro.

 

C.S.: Quali sono stati gli autori che l’anno influenzata – ispirata?

Fabio Petrella: Per il piglio umoristico di “Cronache di un cittadino qualunque” ho subito l’influenza degli scritti di Paolo Villaggio con il suo Fantozzi, e penso che la cosa sia abbastanza evidente. La cornice bizzarra dei racconti, invece, è dovuta alle storie fantastiche di cui sono ghiotto. Anche se probabilmente c’entra poco o nulla con questo libro, il mio autore preferito è Dino Buzzati.

 

C.S.: Nella quarta di copertina si legge che oltre la scrittura è un appassionato di montagna, calcio e sport…

Fabio Petrella: Amo la montagna per le sue guglie e i suoi spigoli inaccessibili, per la solitudine, i silenzi e il senso di tranquillità che mi trasmette. Inoltre, da parte di madre sono originario di Poggio Umbricchio, piccola frazione del comune di Crognaleto, mio personale rifugio e castello inviolabile. Peccato che la politica abbia abbandonato a se stessa la nostra montagna. Sono sempre più numerosi i paesi, custodi di tradizioni secolari, che si spopolano e finiscono per aleggiare lugubri sulle rupi come fantasmi di pietra. Sono molto legato al paese e alla sua gente (esiliata nelle città di tutta Italia) e per questo combatto affinché non venga del tutto dimenticato. A suffragio di ciò, e per unire le mie più forti passioni, con l’appoggio della Pro Loco e dei suoi inossidabili rappresentanti abbiamo dato vita all’ASD Poggio Umbricchio, squadra di calcio che gioca il ruolo di un vero e proprio miracolo sportivo e sociale. Grazie alla disponibilità del sindaco di Crognaleto Giuseppe D’Alonzo, e quando il tempo lo permette, giochiamo le gare casalinghe a Nerito, ma il nostro sogno è di ripristinare l’impianto sportivo del nostro paese, il primo che venne realizzato nel circondario e in disuso da troppi anni.

 

C.S.: Le capita mai di litigare con se stesso?

Fabio Petrella: Spesso, forse anche troppo. È un conflitto che mi porta ad essere molto severo con me stesso, e che non vede e non vedrà mai un momento di stallo definitivo, se non per temporanei e passeggeri momenti di mitezza.

 

C.S.: Qual è il suo rapporto con Internet …

Fabio Petrella: Direi morboso, ma forse suonerebbe eccessivo. Internet è un mezzo di cui non posso più a fare a meno. Vuoi per l’informazione, per la comunicazione e anche e soprattutto per lo svago.

 

C.S.: La prima cosa che pensa quando si sveglia?

Fabio Petrella: Che dovrei lavorare. Ma nell’Italia di oggi è un diritto che, senza fare dell’inutile retorica, non viene riconosciuto ai giovani. Ed è gravissimo.

 

C.S.: Lei è timido o estroverso?

Fabio Petrella: Timido per natura, ma non ho nessuna difficoltà a integrarmi o rapportarmi con le persone. Anzi, a dir la verità, spesso finiscono io per coinvolgere gli altri.

 

C.S.: … nel prossimo futuro del Cittadino Fabio Petrella arriverà un prossimo libro?

Fabio Petrella: Altro materiale e idee ci sono. Ora devo battere il ferro finché è caldo con “Cronache di un cittadino qualunque”, poi si vedrà. Non nego che mi piacerebbe.

 

C.S.: Un ringraziamento …
Fabio Petrella: Pratico e diretto: alla Evoé che ha creduto in me e a chi mi sostiene e mi dà coraggio.

 

C.S.: Teramo. Qual è il suo rapporto con la città che l’ha vista nascere?

Fabio Petrella: Un rapporto pacifico e senza pretese. Ma preferisco il mio Poggio.

 

 

 

4 comments

  1. colasuonno maria teresa /

    Premetto che mio marito fa di cognome Petrella,chissa’forse anche lui sicuramente di origini abbruzzesi.Finalmente qualcuno che ha avuto il coraggio di dire che siamo tutti fanzozziani simpsonsiani,perche’questa e’ laverita’,come e’vero che vogliamo vivere una vita di lusso,e che poi ci vergognamo di dichiarare davanti alla gente.Che vorremmo,come dice lo scrittore avere il nostro momento famoso partecipando a qualsiasi cosa pur di stare in tv.Basta con tutti i :no,io nn lo farei,mai ci andrei,mi basta vivere la mia vita,ma nn prendiamoci in giro,ognuno di noi mira a qualcosa e per riuscirci userebbe qualsiasi mezzo.Basta con l’ipocrisia delle persone,specie quelle benestanti che si nascondono dietro il loro perbenismo. Siamo tutti cittadini qualunque,e se pur con teste diverse ,purtroppo ragioniamo tutti nello stsso modo.Io sono di Roma ma da 38 anni passo tutte le estati a Nerito di Crognaleto,conosco bene Poggio Umbricchio,e Teramo.L’Abbruzzo mi e’ entrato nel sangue e sono sempre contenta e fiera se un abbruzzese riesce a farsi conoscere,nel canto come nella scrittura,o nella poesia(vedi Carina Spurio)E’stato un piacere conoscere un giovane scrittore,abbruzzese,e un augurio affinche la sua scrittura entri nelle menti della gente.

    • Carina Spurio /

      Ciao Teresa. Il prossimo autore che ho appena finito di intervistare, ha lo stesso cognome di Fabio, il prossimo Petrella però è di Roma…chissà che non lo sia anche il papà di Fabio, lui è di Poggio da parte di madre, sono sicura che ci illuminerà! “Cronache di un cittadino qualunque” è davvero un libro spassoso, intriso di verismo (perbenismo) e di surrealismo ( l’idioma in alcuni casi è talmente fantastico che ridere viene spontaneo). Si ha sempre più bisogno di nuovi talenti. Come ho spesso ripetuto in passato, li amo particolarmente, hanno un’energia particolare e la trasmettono, credono in ciò che fanno e questa consapevolezza diventa una linfa vitale potente. Con Fabio, ho scoperto un nuovo talento del Comune di Crognaleto: difendo quel territorio come lui e credo nelle risorse umane di questa difficile terra …ho scoperto anche che ha la mia stessa casa editrice, la Evoè Edizioni. In ogni microstoria, sono presenti tutte le tragedie alle quale un essere umano è esposto: La tragedia del pranzo di Natale, il centro commerciale, lo skipass giornaliero che costa un occhio della testa, l’estate bollente sulla spiaggia, le ciabatte sbiadite risalenti ai gloriosi anni settanta e lo chalet dal titolo inequivocabile “I Quaranta Ladroni”, nonostante il nome poco stimolante, tutti gli ombrelloni sono occupati, la cena dell’anniversario di matrimonio e il costoso regalo…assicuro a tutti i lettori che il libro è da leggere!

  2. Fabio Petrella /

    Il piacere è tutto mio, e non posso che ringraziarvi. Siete state fin troppo generose nei commenti. “Cronache di un cittadino qualunque” è un libro senza pretese, che non ambisce (anche perché è inadeguato) a palcoscenici virtuosi ma vuole solo divertire (anche se allo stesso tempo il libro è molto amaro), e se ci riesce mi ritengo parecchio fortunato perché il mio scopo era proprio quello (e far meditare sulla morale). Devo dire che fino ad ora è piaciuto a chiunque l’abbia letto ed è sicuramente una piccola grande soddisfazione.

    Passando ad altro, vi devo deludere: mio padre è un teramano doc, e a Roma non sopravviverebbe più di un giorno! :D

    Riguardo la nostra montagna (è un piacere sapere che c’è gente di fuori come Maria Teresa che viene a stare da noi ogni estate) io penso che potrebbe competere con i rinomati centri alpini, ma nessuno crede più in essa (i nuovi e futuristici impianti di risalita ai prati di tivo sono uno specchietto per le allodole) e non riesco a capirne il motivo. Vedere che da settembre a luglio il mio paese, i nostri paesi, sono desolati (non tutti ma quasi, o ci si avvicinano) mi fa imbestialire troppo, per non dire incazzare, anche perché molti li hanno abbandonati magari per trasferirsi a montorio, a pochi passi, e senza senso. Però, da una parte questi “migranti” hanno ragione: i servizi sono inesistenti e per uno che deve lavorare è difficile convivere con questi disagi. Ma io credo che basti poco, veramente poco, per poterci vivere senza problemi. D’altronde la gente ci ha vissuto da sempre senza servizi e ora che vivere su in fondo è (quasi) come vivere giù sono scappati tutti. Una fuga sociale, una diaspora, davvero imperdonabile.

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