“Godzilla”, film di Ishirò Hoda – recensione di Antonio Petti

“Godzilla”, film di Ishirò Hoda – recensione di Antonio Petti

Feb 1, 2012

Film leggendario del 1954, Gojira (titolo originale), rappresenta il primo di quel filone chiamato “cinema dei mostri” (Kaiju Eiga)! Diretto da Ishirò Hoda, ex-collaboratore di Akira Kurosawa, assieme agli amici/colleghi Eiji Tsuburaya e Tomoyuki Tanaka.

Questo trio fu la vera anima del genere kaiju, assieme si dedicarono completamente al loro Godzilla, fino al 1975. La saga di Godzilla che va dal 1954 al 1975 è chiamata Era Showa, la prima di tre (le altre due sono Heisei e Millennium).

La prima era si concluse con l’orribile Distruggete Kong! La Terra è in pericolo! (Mekagojira no Gyakushù, 1975).

Godzilla è un film metafora sulla minaccia nucleare e sul l’uso sregolato di tale energia. Tragedia che aveva da poco colpito il Giappone (Hiroshima e Nagasaki).

La minaccia ha le sembianze di un gigantesco (50 metri d’altezza e 20.000 tonnellate di peso) dinosauro preistorico rafforzato dalle radiazioni nucleari e che gli hanno dato la facoltà di lanciare un raggio radioattivo.

La storia è incentrata sul violento attacco di Godzilla al Giappone (emerso dalle profondità marine per sopravvivenza), più precisamente a Tokyo, che verrà spazzata via dalla sua furia e del tentativo dei giapponesi di sconfiggerlo.

Godzilla sembra inarrestabile, fino a che, sulla sua strada non trova lo scienziato Serizawa  e la sua terribile invenzione.

Il film, girato in bianco e nero, è innovativo per quei tempi. Gli effetti speciali sono degni di Harryhausen. La storia è drammatica e non lascia spazio all’umorismo o alla semplice leggerezza.

A produrre il film fu la Toho con un enorme sforzo finanziario (budget 60 milioni di yen). Sforzo ricompensato dal successo clamoroso. Godzilla, nelle sequenze ravvicinate, era interpretato da un mimo (l’allora ventenne Haruo Nakajima) che si infilava un pesante costume di gomma imbottita.

Mentre per i campi lunghi venivano usati due Godzilla in miniatura, mossi come burattini o con la stop-motion. I palazzi distrutti dal lucertolone erano modellini in scala 1/25. Le scene con Godzilla erano filmate con velocità maggiore rispetto al normale, in modo tale che proiettata la pellicola a velocità standard, i movimenti di Godzilla e la distruzione fossero più realisticamente drammatici.

Invece, il raggio radioattivo era un disegno animato disegnato direttamente sulla pellicola.

Mentre il suo verso particolare si ottenne col riverbero del suono di un contrabbasso unito a quello di una corda da strumento di un’ottava sotto la norma e strofinata con un guanto di cuoio grezzo.

Nonostante siano datati come effetti speciali, la pellicola è ancora godibile. Godzilla divenne il Re dei Mostri. Un vero cult che cambiò il cinema giapponese e quello di genere. Da recuperare.

 

Written by Antonio Petti

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