Resoconto del concerto dei "Dancefloor Stompers" all’Old Square, Cagliari

Resoconto del concerto dei "Dancefloor Stompers" all’Old Square, Cagliari

Gen 30, 2012

Resoconto del concerto del 27 Gennaio 2012 all’Old Square, a Cagliari

 

Stasera suonano i Dancefloor Stompers all’Old Square e noi ci siamo andati s-s-smoccolando p-p-parlottando t-t-tirando calci. Entrati ci siamo inghiottiti qualche anfe-tic-tac. Ci fa male la testa ma all’attacco di “Green onions ” di Booker T & The MG’s è tutto passato. M-m-mentre qualsiasi cosa succede abbiamo sgranato gli occhi: questi sono dei dritti abbiamo pensato. E-e-erano tre. Forse quattro. Ci ricordavamo tre. Sono quattro. C’è un chitarrista che prima era da un’altra parte. Quello è Marco Garau urlo in piedi davanti a tutti. G-g-già suda. Si dice sia da sole tre settimane a provare con il trio classico.

Calcare una pista da ballo fa sempre lo stesso e-e-effetto. Non è sporcarsi gli scarpini i-i-italiani, né la paura di gettare brillantina sul bel viso di qualche simpatica figliola. E’ il n-n-ervoso. E’ l’echo guitar. No, è il nervoso. Il nervoso che ci prende quando vediamo uno f-f-fissarci. E bere fa male e l’anfe è peggio ed è ancora presto e quell’hammond balordo. Non smette di girarci le vene del collo. Gli spasmi nella t-t-testa. E vogliamo stare davanti.
Sbattiamo le nocche sulle cosce. Ondeggiamo la testa come ossessi. Le punte di Tommy Tucker ci scuotono. No non è Tommy Tucker. No non è Il Re. No non è il piano infuocato né la chitarra elettrica. No non sono gli Zep,né i Dead né Jan. Non é Macca nè Wonda. Sono i Dancefloor Stompers e li davanti non c’è nessuno che sta a c-c-cantare sul microfono.
Prima. Prima ancora dell’era disco non c’era nessun dj esclama Jimi Diana. Prima c’erano i gruppi e il loro repertorio. Il venerdì notte come il sabato sera come la domenica pomeriggio. Tutti noi ragazzi si andava a b-b-allare per quattro o cinque ore di fronte a loro a consumarci i tacchi e urlare. A far bagarre all’evenienza. A guardare qualche gonna s-s-ollevarsi. Ho gli occhi fuori dalle orbite o-o-oddio scoppio. Qui ci sono troppi camerieri.

Su “Alligator boogaloo” di Lou Donaldson, il tutto si ribalta in controtempi jazzfunk e contrappunti melodici, di dialogo. Back to 1967. E’ un piacevole intermezzo leggero da vermouth con oliva. Come al tavolo di una sala da bar in moquette, trentatreeisimo piano del Pirellone. Una divina signorina chiacchiera incessantemente dell’ultimo giallo Mondadori che si è letta. La immagino già nel mio letto. Già che ci sono penso anche all’arredamento della camera da letto zebrata. Sento come fremere, sono le valvole collegate al Fender Jazz, direttamente dal bordorullante di Giacomo Salis: tintinnii di ride & l’anima di Big John Patton.

La “roba italiana” de I Componenti non spezza il fluire onirico/liquoroso della scaletta. Danger Mouse sorriderebbe sulla melodia spaghetti western massacrata dal Garau. Tutto d’un tratto, qualcosa s’inceppa. Il Muff della Epiphone semiacustica. Ma, mentre Marco smanetta li sotto, gli altri ci danno dentro. La benedizione di Riz Ortolani mette tutti in stato di grazia. Sguardi complicissimi, rullatone, cavalcate, una ritmica da spionaggio, i commenti pianistici del maestro Andrea Schirru (sempre più alto e senza portafogli) sono come sillogismi/aforismi. Da antologia.
Uno stacco e si fa largo l’afflato surf di “Foot stompin’“. Presumibilmente sulla cresta dell’onda di The Underbeats, o The Flares. Sembra ci siano quattro mani che picchiano le tastiere. Atmosfera bollente. Su etichetta Blue Note, spadroneggia “The turnaround“.  Madlib si sta mangiando le mani. Ecco poi di nuovo Patton e il suo Hammond B3. Da qualche parte, bracciali variopinti lucidi, acconciature spropositate, vestitini fioriti, pieni di ghirigori simmetrici, inducono occhiali alla Buñuel a sistemarsi per guardarli ancheggiare meglio, spegnere la sigaretta e alzarsi per quattro salti, sempre compassati, ché di sera si va al cineforum o si legge Marcuse. Sono allucinazioni, o vedo le labbra di Andrea mimare la melodia, mentre guarda Marco dettargli ben bene tutto a memoria? Qui sarebbe da jammare per ore.

Disquisiamo, quasi seri. Questa “Gassin’“? The Peddlers? Non ne sono sicuro, ma la sezione ritmica, archittetture batteristiche & tuttofare bassissico, si produce al suo meglio. Siamo al picco della serata, siamo al calore forsennato dell’organo elettrico, acclamato protagonista.
Si saccheggia ancora la Blue Note con un classico sornione del pianista Horace Silver. Impeccabile. Intravedo la maschera ghignante di Danilo Murtas. Fa capolino in mezzo al pubblico divertito. Sventagliate alla sei corde e ride a campana a far da cornice. Si passa all’Herbie Hancock più bass oriented con “Bring down the birds“. Una plymouth ghetto funk scintillante. Cosa che non è dispiaciuta al Michelangelo Antonioni di “Blow-up“.
Mentre scopro che il signor Marco Bonacci non ha statistica tra gli esami di laurea, si palesano velocemente il saliscendi di “The cat“, merito di Jimmy Smith, e la doppietta omaggio a Nora Orlandi di “Shakin’ with Edwige“/”Soho“, con la signora Wardh infogatissima. Completamente pilotati sull’erotico/thriller. Air e Calibro 35. Ciò senza che ne abbia conservato memoria. L’ho detto, stavo discutendo col Bonacci. Chi scrive è su di giri, gesticolante, in quella velocissima sequela di fraseggi azzeccati e minuti spediti.

Mi sorprendo a scarabocchiare geroglifici incessantemente. Sto in mezzo gli incalzanti tamburi di “Tic tac toe“, scuola “Colpo grosso“, orchestrazione Rat Pack. Infine, arrivo finalmente all’unico, putroppo, Ray Charles della serata: “I don’t need no doctor“. Le sue distorsioni, i fusti traballanti, l’anima che traspira più della stanchezza persa dalla fronte, e sotto le gambe, nella smania di tirare lontano le braccia della tua lei, per poter poi rivederla tornare con un sorriso sempre più grande, stampato sul viso.

Estasi nostalgia furore. I quadretti e le cromatura brillano senza sosta nella mente. Intanto ci avviamo all’uscita. In mezzo al chiacchiericcio. Abbiamo fame, abbiamo voglia di saltare tutta la notte. Ci sono le luci. E noi scappiamo via lontano.

Scaletta:

Green onions
Hi heel sneakers
Alligator boogaloo
Fat Judy
Zeus
Cani e gatti
Foot stompin’
Claudia
Cool jerk
The turnaround
Gassin’
The Jody grind
Bring down the birds
The cat
Shakin’ with Edwige
Tic tac toe
I don’t need no doctor
Soho

Foto di Paola Corrias 

(http://www.flickr.com/photos/paolacorrias/)

Testo di Alessandro Pilia 

(http://www.facebook.com/profile.php?id=1422829837)

Info Dancefloor Stompers:

http://www.myspace.com/dancefloorstompers
http://it-it.facebook.com/pages/The-Dancefloor-Stompers-Trio/365785098494


2 comments

  1. giulio muscas /

    braviiiiiiiiii

  2. F43!0 /

    Molto bravi!

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