Novità in libreria per Besa Editrice, gennaio 2012

Novità in libreria per Besa Editrice, gennaio 2012

Gen 20, 2012

Eccovi le novità per il mese di Gennaio 2012 per la casa editrice Besa Editrice.


Lecce Sbaroccadi Franco Ungaro. “L’amato/odiato sud in un saggio che raccoglie l’insegnamento di Pasolini e Bene”. Franco Ungaro è direttore organizzativo dei Cantieri Teatrali Koreja di Lecce. L’autore realizza un lavoro su Lecce e il salento, sulle politiche culturali, attoriali e artistiche di queste latitudini come mai nessuno ha fatto ad oggi. Scrive nella postfazione Goffredo Fofi:

“Ogni regione, ogni capoluogo, e quasi ogni paese ha in Italia e forse in tutta Europa il suo cantore, il suo storico, il suo linguista, il suo poeta dialettale, i suoi innamorati.  Ma gli innamorati non sono tutti eguali, ci sono gli innamorati entusiasti e ci sono anche gli innamorati delusi, e gli innamorati non della città ma della possibilità di conquistarla, di imporvisi.Lecce non è da meno, ieri come oggi. Le librerie di Lecce hanno necessariamente la loro vetrina e il loro scaffale dedicati all’editoria locale. Ci sono le guide turistiche, i libri di cucina e di folklore, i libri di storia, i dischi di pizzica, i romanzi di autori del luogo o sul luogo, i poeti vernacolari, le memorie paesane, le cartoline firmate e talora dei ninnoli, l’artigianato locale, le statuine di cartapesta, e magari le buste di taralli e di biscotti…Tra questi libri troverà senz’altro posto questo di Franco Ungaro, che è alla confluenza di più generi, ma che appartiene alla schiera delle dichiarazioni d’amore esigenti. E se un innamorato o innamorata non sa vedere e considerare i difetti dell’amata o dell’amato insieme ai suoi pregi, e se non amerebbe veder sparire i difetti e trionfare i pregi, che razza d’amore è mai il suo? Un amore stupido, un amore melenso, un amore ipocrita. Franco Ungaro è un innamorato esigente, e sa vedere di Lecce il buono e il cattivo, il bello e il brutto.  Sa vedere e sa giudicare.”

 

Doppio scaccodi Giulio Calò Carducci. “Il primo naval-thriller italiano”. Giulio Calò Carducci nasce a Bari. Si diploma Capitano di lungo corso e per un decennio naviga su navi mercantili italiane e battenti bandiera ombra, con gradi da allievo ufficiale a primo ufficiale di coperta. Nella seconda fase della sua vita si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia. Partecipa attivamente alle lotte studentesche e si laurea discutendo una tesi su Lukàcs. Si è occupato in seguito del management della Sanità Pubblica in Puglia.

Ascesa e declino di un giovane marinaio a bordo delle navi tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso. Giacomo è un giovane che ha appena terminato gli studi nautici e si affaccia alla vita adulta pieno di sogni e speranze. Durante una vacanza si innamora di una avvenente e ricca ragazza, e negli stessi giorni riceve la proposta per un imbarco, in qualità di terzo ufficiale, a bordo di un mercantile battente bandiera ombra. Tutto sembra girare per il verso giusto: gli affetti, il lavoro, gli amici.
Ma l’illusione dura poco: la nave su cui si imbarca è armata da un trafficante senza scrupoli legato alla mafia americana, il quale, per condurre il proprio contrabbando, ha reclutato un equipaggio di personaggi “sconfitti”. Tutto questo Giacomo lo ignora e si cimenta con la complessa vita di bordo, offrendo al lettore uno spaccato vivace della vita di mare. In seguito a una violenta burrasca e ai conflitti personali a bordo la situazione precipita: traffici oscuri e un delitto animano la sottile trama gialla sottesa alla narrazione. Giacomo torna in Italia per un breve permesso e scopre che la donna amata lo ha abbandonato. Questo “doppio scacco” costituisce per il protagonista l’occasione di una rivincita.

 


Aldo Moro, L’Italia Repubblicana e i Balcani” a cura di Italo Garzia, Luciano Monzali e Massimo Bucarelli.  
“Un saggio ambizioso sul rapporto tra Italia e Balcani ai tempi di Aldo Moro”

La politica estera di Aldo Moro e la paziente tessitura di buone relazioni con i paesi vicini dell’area balcanica sono al centro del volume “Aldo Moro, l’Italia repubblicana e i Balcani 1963-1978” (Besa Editrice) a cura di Italo Garzia, Luciano Monzali e Massimo Bucarelli.

Questo volume ha l’ambizione di fornire un contributo serio e documentato a un aspetto poco noto della politica estera dell’Italia degli anni Sessanta e Settanta: il rapporto con gli Stati balcanici. Si tratta di un tema a lungo trascurato, a causa soprattutto del “mezzo secolo di socialismo reale”, che dopo la seconda guerra mondiale ha caratterizzato la vita della maggior parte dei paesi balcanici e adriatici, e che ha apparentemente depotenziato – se non addirittura congelato – ogni contatto e legame tra l’Italia e l’area balcanica.
L’importanza delle relazioni politiche, economiche e culturali, con i paesi dell’area balcanica non sfuggì certo ad Aldo Moro, che, in qualità sia di presidente del Consiglio che di ministro degli Esteri, fu tra i principali protagonisti della politica estera italiana di quegli anni.
Il libro raccoglie relazioni che sono state presentate e discusse a un convegno organizzato dall’università degli studi di Bari “Aldo Moro”, dalla Fondazione Gramsci di Puglia e dal Centro Studi e Formazione nelle Relazioni Interadriatiche – cesforia di Bari.

 


Binario Morto”
di Edoardo Angelino. “Premiato come il miglior romanzo poliziesco italiano”. Edoardo Angelino è nato ad Alessandria nel 1950 e risiede ad Asti. Ha esordito nel 1995 con L’inverno dei mongoli, edito da Einaudi, con il quale ha vinto il premio Berto quale miglior esordiente ed è stato finalista al premio Alassio. Il libro ha avuto due edizioni in sei mesi ed è stato accolto con favore dalla critica.

L’azione è ambientata in una città del Piemonte meridionale nel marzo del 1948. Nello scalo merci della stazione ferroviaria viene trovato il cadavere di un capotreno fascista. L’indagine è affidata a Pietro Contini, ora diventato commissario di P.S., coadiuvato dal vecchio maresciallo Pautass, esperto conoscitore della mala locale. Le ricerche portano dapprima ai bassifondi cittadini, poi si orientano verso un gruppo di ferrovieri comunisti, subito incarcerati. Il loro arresto fa salire la tensione in città e provoca duri scontri tra polizia e manifestanti di sinistra. Il questore e il capo della divisione politica vorrebbero strumentalizzare il caso in vista delle imminenti elezioni e cogliere l’occasione per vietare un comizio di Togliatti. Contini, poco convinto della colpevolezza degli indiziati, segue altre piste.
Gli è d’aiuto la figlia della sua padrona di casa, giovane militante comunista, che lo mette in contatto con gli ambienti della sinistra locale. Sempre più osteggiato dai superiori, il commissario porta avanti con testardaggine l’inchiesta e fa riaffiorare il recente passato che molti vorrebbero dimenticare.
Seguendo i canoni del giallo tradizionale, Contini riuscirà all’ultimo minuto a scovare il vero colpevole, in un finale che gli consentirà anche di consumare una sottile vendetta dal sapore anarchico contro l’autorità costituita.

 


La sposa Rapitadi Artur Spanjolli. “Un favola dark nel passato lontano dell’Albania”. Artur Spanjolli nato a Durazzo nel 1970. Dal 1992 vive in Italia, dove si è laureato in lettere. Scultore e poeta, nel 1993 ha pubblicato in Albania una raccolta di poesie, prose poetiche e riflessioni dal titolo La notte dei cipressi stranieri. “Cronaca di una vita in silenzio” (Besa Editrice 2010) è il suo primo romanzo, scritto direttamente in italiano, cui hanno fatto seguito “Eduart” (Besa Editrice 2005) e “La Teqja” (Besa Editrice 2006).Scrittore di respiro internazionale ha incendiato con la sua scrittura gli animi di migliaia di lettori dell’europa dell’Est.

Con una precisione degna di uno storiografo, Artur Spanjolli colloca la storia di “La sposa rapita” in un remoto passato dell’Albania, quando le donne erano schiave degli uomini e le figlie merci di scambio per matrimoni convenienti, quando gli affari di cuore si risolvevano armi alla mano, nel divampare di passioni primitive, faide familiari e morte.
Lo scrittore che ci ha fatto conoscere la religione della famiglia e degli avi in Cronaca di una vita in silenzio, offrendoci il ritratto della stirpe dei Cialliku come esempio di civiltà e di buone usanze, intende narrare l’altra faccia della medaglia, quella selvaggia e barbara di due famiglie in lotta.
Spanjolli racconta un episodio di sangue, attinto dalla cronaca locale, che con la consueta perizia narrativa trasforma in una favola amara dai molteplici significati.

 

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