Intervista di Alessia Mocci ad Elena Mearini ed al suo "360 gradi di rabbia"

Intervista di Alessia Mocci ad Elena Mearini ed al suo "360 gradi di rabbia"

Gen 9, 2012

360 gradi di rabbia”, edito presso la casa editrice Excelsior 1881, è un romanzo che non vuole sbalordire ma soltanto raccontare un problema intimo e sociale presente in tutte le parti del Mondo.

Elena Mearini

L’autrice, Elena Mearini, conosce quel problema, lo conosce bene. È stato con lei per ben dieci anni ma è riuscita a risolverlo, ad un certo punto della sua vita si è resa conto che non era più lei, che non si riconosceva più in quella che sarebbe voluta diventare.

La solitudine era una conseguenza inevitabile dell’anoressia.

Elena Mearini, si è portata tutto dentro e con estrema forza ha deciso di scrivere una storia sull’anoressia, non la sua storia personale ma una comune che può esser d’aiuto e di conoscenza.

L’autrice ha risposto ad alcune domande per noi di OublietteMagazine.

 

A.M.: “360 gradi di rabbia” è un titolo che intriga, molto libero per interpretazioni personali. Come mai hai scelto questo titolo?

Elena Mearini: 360 gradi di rabbia” è titolo che abbraccia il cerchio intero di piedi puntati a protesta di un’ingiustizia. Rappresenta il grido collettivo di tutte le voci offese che ci si accalcano in bocca a causa di quelle situazioni guaste che spesso la vita ci presenta e che noi recepiamo come torti. Talvolta sono soltanto interruzioni di corrente, buchi di luce lungo il nostro cammino. Ma a noi paiono assalti di buio senza risoluzione. Ed allora dobbiamo urlare, tirare fuori un giro di fiato a 360 gradi per segnalare la nostra posizione in attesa che il soccorso arrivi.

 

A.M.: La storia raccontata in “360 gradi di rabbia” è abbastanza toccante, di profonda sensibilità. Qual è la percentuale di Elena Mearini nel testo?

360 gradi di rabbia

Elena Mearini: Io sto dentro in tutto ciò che scrivo, mi offro a scaglie in ogni parola stesa sulla carta per ritrovarmi intera nel componimento finale. In “360 gradi di rabbia” ho messo parte del mio vissuto reale e parte del mio tempo d’invenzione. Ho incontrato l’anoressia, le ho stretto la mano per dieci anni. Quando nel palmo il callo si è fatto duro ed insolente ho mollato la presa. L’ho fatto per non ritrovarmi un domani a mano muta e sorda, incapace di godere di qualsiasi altra stretta che non fosse quella del digiuno costante e crudele.

 
A.M.: Pensi che la malattia dell’anoressia si possa curare o per lo meno individuare anche con la lettura di un libro come il tuo?

Elena Mearini: Il disturbo alimentare è guasto alla vita, interruzione di corrente, fulmine caduto sui tralicci dell’anima… puoi tornare a trasmettere, aggiustare i cavi del sentire, riparare i fili del tuo stare… ma la memoria della scarica resta. La minaccia del temporale rimane pure in pieno sole. L’importante è insistere, non rinunciare ad alzare la testa. Credere che comunque quello sguardo consacrato al sole sarà scongiuro capace di tenere testa a qualsiasi  specie di nube o tempesta. La nostalgia di un corpo vivo, capace di stare con e tra gli altri, è unica spinta capace di resurrezione. Le persone care, gli affetti attorno, possono soltanto garantire una presenza, convalidare vicinanza con la stretta di una mano, la presa di uno sguardo, la verità di un accanto che non chiede spiegazione, che non pretende risposta. Per uscire da un incendio devi avere voglia di non bruciare più. Finché cerchi l’urgenza di un’ustione sulla pelle, il grido di una combustione addosso, nessun getto d’acqua potrà toglierti alle fiamme.

 

A.M.: Cos’è la scrittura?

Elena Mearini: La scrittura è revisione di tutti gli agguati che teniamo dentro, serve a scoprire l’avamposto di combattimento, mette a fuoco l’origine degli spari contro. Vale a conoscere l’inutilità della distruzione, il valore di scansare macerie per ricostruire. Edificare  a nuovo per motivare l’arrivo di un altro domani. Se vissuta in questa maniera, può accompagnare la guarigione, tenerla per mano, camminarci al fianco.

 

A.M.: Come definiresti con cinque aggettivi il tuo libro?

Elena Mearini

Elena Mearini: Vivo, scomodo, vero, crudele, religioso.

 

A.M.: Pensi che il target del libro sia esclusivamente femminile?

Elena Mearini: Il target del romanzo è rivolto non solo a un pubblico femminile ma a tutti coloro che credono possibile fare di un inciampo la leva buona a spiccare il volo.

 

 A.M.: Hai in programma una nuova idea editoriale? Ci puoi anticipare qualcosa?

Elena Mearini: Sto lavorando a un  nuovo romanzo che parla di violenza subita in nome di un amore assoluto e radicale. Alla fine il sacrificio generale di se porterà però alla perdita del senso, allo smarrimento di quella stella fissa che orienta il cammino di ognuno. Perdere di vista se stessi non conduce all’incontro che salva, non porta all’amore che risolve bensì alla cecità che complica e condanna.

 

Written by Alessia Mocci

 

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