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Resoconto del concerto dei "Padrini" all’Old Square, Cagliari

Resoconto del concerto del 16 dicembre 2011 all’Old Square, Cagliari

Non sono mai stato un grandissimo ascoltatore di skatepunk e affini, perché di solito preferisco buttarmi su un divano con un po’ di trip hop, che mi suggerisce rilassamento, oppure con qualcosa di elettronico d’avanguardia, o anche con grunge pestato vecchio stile, tanto per darmi una mossa.

Non ascolto roba frullata, bacchette 5A & chitarre roteanti tipo i Padrini l’altra sera all’Old Square, ma quando Miki mi ha lanciato una voce è stato come quando la mamma alza le tapparelle la mattina: alzare il culo da qualsiasi cosa morbida li sotto.

Non me l’aspettavo e non ci ho capito molto, ma mi sono messo una camicia e sono salito in fino in piazza Yenne e dritto nel corso.

Come mi aspettavo, il live era già incominciato e c’era un casino bestiale. Gente che sbraitava frasi senza senso e tocchi di piatti e altra roba di cui era difficile immaginare la provenienza.

Comunque mi sono avvicinato e ho capito che non avevano lanciato microfoni a casaccio in mezzo alla folla. Quelli erano i Padrini che sparavano cazzate tra un pezzo e l’altro. Però aspetta, anche i microfoni in mezzo alla folla.

Sono capitato dritto dritto sull’attacco corrosivo di “Mr. Minchia“: prorompente tre accordi ramonesiano su uno dei più degni personaggi del sottobosco cagliaritano. Spiagge, muscoli de prastica, Grande Fratello e perizomi che si insidiano tra le chiappe.

Oserei dire da esportazione, se non fosse per un “Arrodugò!” di difficile traduzione in rumeno.

Mannaggia a me, mi sono perso pezzoni alla Moravagine come “La ghi seu panc” o “Basalto“, benedetta dai Blink 182, su cui avrei volentieri perso quel poco di ginocchia che mi restano. Mi consolo scoprendo finalmente che Miki ha i capelli, dato che l’avevo sempre visto a capa coperta.

Un Hitler haido che butta il gruppo dentro la quarta o quinta stagione della punk-capigliatura. Da ripescare anche “Are you ready for Oreri?” a metà tra i citati Pennywise e gli antichi Paolino Paperino Band.

La voce vetri rotti di Miki prosegue anche con la seconda puntata della saga di Michela la parrucchiera: coretti che manco Billie Joe Amstrong, petti nudi prevalentemente sudati, rime baciate nel più classico stile goliardico all’italiana, spunta anche un mezzo pogo, durante le storie zozze di “La classica scusa” e della supercitazionista “Boss“, bella pizzicata da un basso zaccatissimo. Gli occhi corrono alla ricerca di un Rick Rubin capace di valorizzare gli intermezzi cazzoni di questi Beastie Boys con la barba incolta.

Verso i trequarti quello che, a mio modesto parere, è il pezzone del live. La nostalgica/decadente/crepuscolare “Poetto” percorre forse un tema sì abbastanza abusato, ma con uno sguardo sincero, divertito.

Verrebbe da dire popolare, nella sua accezione spontanea e vivida.

Quello che veramente c’è da ascoltare, per uno come me, ormai sulla trentina e avvezzo a qualsiasi acrobazia di plettri e rullate, è la presa di posizione sociale, assolutamente locale, ricca di citazioni di questo o quel personaggio, accadimento, leggenda o avventura. Si tirano in ballo nomi e soprannomi di una Cagliari mitologica quanto odierna, vissuta e cicatrizzata. Narrativa realista & condilomi acuminati.

I Padrini forse tra vent’anni non ci saranno più. E a quel punto potranno essere ripescati da qualche pischello, per capire che cosa significava, e che cacchio è successo, qui in città tra la fine degli anni zero e i primi dieci. E un pezzo manifesto come “Voi terrestri” è l’esempio perfetto di quello che sto cercando di cacciar fuori.

Il power trio ridimensionato in favoloso quartetto è un monumento aperto a questa metropoletta, almeno lo sono quanto i piccioni con le cozze sulla schiena che svolazzano alla Marina. Dopo essermi rimpinzato coi primi due, sono in attesa spasmodica del loro terzo disco.

Ovviamente come è sempre giusto che sia, il selecter prima mette un jazzlounge d’ambiente e poi “Plastic beach” dei Gorillaz, giusto per rimanere in tema con lo stesso mood piglianculo-core. Forse ci voleva una “Where is my mind?” spastica.

Scaletta:

Carlo P.
La ghi seu panc
Basalto
Scooter
Are you ready for Oreri?
Mr. Minkia
Michela 2 – M2O soap
La classica scusa
Poetto
Boss
Il fan dei Padrini
Michela la parrucchiera
Voi terrestri

Foto di Paola Corrias (http://www.flickr.com/photos/paolacorrias/)

Testo di Alessandro Pilia (http://www.facebook.com/profile.php?id=1422829837)

Info Padrini:

http://www.myspace.com/padrinipunk
http://it-it.facebook.com/pages/PADRINI/133258733377540

3 pensieri su “Resoconto del concerto dei "Padrini" all’Old Square, Cagliari

  1. Io me l’ho perso ché il cane mi ha mangiato le allstarz.
    by Zino Zankoff.

  2. […] all’articolo di Oubliette Magazine: Resoconto del concerto dei “Padrini” all’Old Square, Cagliari Etichette: haido    tre […]

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