"L’arte e/è Fioramanti" di Tito Amodei, 1926

"L’arte e/è Fioramanti" di Tito Amodei, 1926

Dic 16, 2011

“Non state a chiedervi quale sia lo specifico dell’arte di Marco Fioramanti, quale che sia il suo stile.

Queste volta è proprio il caso di citare quanto affermò il naturalista Buffon: “lo stile è l’uomo”.

Forse questo è da affermare per ogni artista vero, con la differenza che non tutti gli artisti sono in grado o capaci di espandere la loro creatività ad ogni forma di linguaggio esperito nell’arte.

È pur vero che oggi i linguaggi, le tecniche praticate o l’artista stesso come oggetto del suo esprimersi, non è affatto facile classificarli e creare tra di loro distanze e separatezze. Ci stupisce che qualcuno possa così identificarsi col fare ed essere contemporaneamente espressione poetica nel medesimo tempo.

Il solo fatto che Fioramanti prima di presentare le sue opere presenta sé come opera d’arte (e sono le sue molteplici apparizioni a testificarlo) vuol dire con autorevolezza che tutte le possibilità espressive gli sono congeniali. Direi di più: gli è consentito di trasformare in poesia qualunque cosa tocchi.

Questo spiega anche la sua appartenenza al mondo. Come e dove lo collocheresti un artista il cui lavoro non lo collochi in nessuna cultura e in tutte le culture?

Al di là delle forme espressive, al di là della materia che le invera, non sfuggi alla presenza invasiva dell’artista, dell’artista Fioramanti!
Manualità e tecnologia, pensiero scritto e concetto espresso nella materia sono solo strumenti atti a dire quell’attimo che egli vive e che ha il dovere di comunicare.
La gente deve sapere che esiste quella realtà che i più non percepiscono in modo poetico o, comunque, con la quale non sono capaci di relazionarsi.

Come è consuetudine sono stati dati nomi e definizione al suo lavoro, ma è riduttivo perché Fioramanti propone teatro o pittura, performance e reportage, provoca e scompiglia l’ordine pigro delle consuetudini.

Definirlo vorace e famelico dell’esistente o aggressore della distrazione del pubblico, forse ci siamo vicini.
Buon lavoro, Fioramanti, ci serve questo tuo lavoro.”

Tito (Amodei)

Marco Fioramanti (Roma, 1954) inizia la sua attività artistica con una grafica figurativa di indirizzo surrealista e sperimenta varie tecniche incisorie. Nel 1979 si laurea in Ingegneria edile con Giorgio Croci su sperimentali tecniche di consolidamento nei centri storici ed esercita la libera professione per alcuni anni. Nell’82 collabora alla redazione del Manifesto Trattista e si trasferisce per quattro anni a Berlino Ovest, dove fonda il Gruppo Multimediale Trattista Berlin, occupandosi di testi, regia e pittura dal vivo. Prende parte all’Edinburgh Fringe Festival e al Theaterfestival di Monaco di Baviera. Dipinge sul Muro di Berlino simulandone l’abbattimento con la Volkswagen. Soggiorna poi a Barcellona e a New York, dove elabora il rapporto totem-grattacielo. Fanno seguito ricerche sul campo in Cina e Tibet, Marocco e sullo sciamanismo in Nepal. Lavora a tempo pieno nel campo della pittura, installazione e performance. Sperimenta differenti materiali verso un’idea totale dell’arte, mirando al recupero dei segni, dei comportamenti e dei riti d’iniziazione delle culture non-europee. Nel 2000 partecipa con Bertuccioli, Gasparri e Pasqualini alla nascita del Movimento di Arte Clandestina. Nel 2004 pubblica un volume monografico “MARCO FIORAMANTI 1983-2003” (Jouvence ed.) con testi di Pietro Montani, Enrico Mascelloni e vasto materiale iconografico. Tiene liberi seminari all’Accademia di Belle Arti di Roma presso la cattedra di Antropologia Culturale.
Vive e lavora a Roma.

Info:

 www.fioramanti.it

mfioramanti@yahoo.it

 

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