Intervista di Carina Spurio a Giovanna Forti ed al suo "Il segreto dell’Amalassunta"

Intervista di Carina Spurio a Giovanna Forti ed al suo "Il segreto dell’Amalassunta"

Dic 11, 2011

Giovanna Forti “Il segreto dell’Amalassunta” edito da Albatros, 2011

Intervista di Carina Spurio

Giovanna Forti è nata a Castellalto (TE) e vive a Roseto degli Abruzzi. Si è laureata in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma. È stata insegnante in alcune scuole medie del teramano. Attualmente è impegnata nel sociale, nei comitati ambientalisti e nell’esercizio della cittadinanza attiva. È stata vincitrice del concorso letterario “I pensieri del Poeta” svoltosi nel 2006 a Chieti. Nello stesso anno ha pubblicato una silloge di racconti intitolata Colline Incantate e nel 2007 è uscito il suo memoir Caval Morella.

 

C.S.: La storia di Amelia, donna delusa dalla vita e sospettata di essere diventata strega, risale agli inizi degli anni cinquanta del secolo scorso. Amelia si dissolve tra le nebbie dell’autunno e si rifugia nelle grotte del Monte Sibilla …
Ho trovato bellissimo questo passo contenuto nelle “note dell’autrice” che commenta la fuga di Amelia che oltre a seguire un percorso di veggente errante, per sfuggire a un destino segnato, sceglie di ribellarsi alla tirannia di un sentimento non corrisposto e si ribella nello stesso tempo alle malelingue: “A partire dagli anni Cinquanta iniziava, in affetti, a incrinarsi la funzione di capo espiatorio che le società tradizionali assegnavano alla strega del villaggio di pari passo finivano in subordine antichi saperi, credenze e rimedi naturali praticati da guaritrici, maghe e fattucchiere. Il Paese, uscito stremato dal flagello del secondo conflitto mondiale, subito investito da un processo di rapida trasformazione, trova nell’adesione al consumismo di massa valvole di sfogo di un’insoddisfazione diffusa tra un numero crescente di persone che andavano ad ingrossare le file della folla solitaria e in essa a sperdersi. Troppo facile individuare il tale contesto, nuove figure di emarginati, su cui scaricare angosce e paure …” Nel tuo romanzo, l’indiscutibile valore testimoniale si aggiunge alla narrazione lucida che si riappropria di un tempo che il progresso ci ha sottratto …

Giovanna Forti: Già il tempo ciclico della civiltà agro-pastorale scandito dai ritmi della vita e delle stagioni, con un’interazione uomo-natura improntata al senso del sacro. L’intervento umano sull’ambiente si è fatto sempre più aggressivo e violento nel corso del secolo breve, con il prevalere della logica del tempo lineare sul chilometro lanciato dell’era industriale e del dominio della tecnica.

 

C.S.: Ma come osserva Cesare Bermani: “negli ultimi trent’anni si è assistito alla rimessa in moto di tutte le svariate forme di magia, già note al mondo contadino o recenti e più diffuse a livello metropolitano. Tra le pieghe delle vecchie e nuove forme di disperazione e di precarietà esistenziale dilaga l’esigenza di protezioni magiche e di aggregazioni su base religioso-magica […] l’industria della magia si è rafforzata in modo che non ha precedenti.” C.Bermani, Volare al sabba, Pavona-Roma. Anche C.G Jung, psicologo svizzero, per tutta la vita si interessò di fenomeni occulti e comprese che “la concezione del mondo corrisponde alla realtà solo se in essa trova posto anche l’improbabile”…
Viviamo in uno strano mondo popolato da esseri razionali e non ci accorgiamo che la realtà visibile ha altre dimensioni mentre quella invisibile, vibra di segreti. Non sarà questa percezione del segreto che non si riesce a possedere che tanto affascina l’essere umano?

Giovanna Forti: Penso che il segreto inteso come sfida dell’ignoto, mistero da sondare sia il motore di ogni ricerca spirituale, scientifica e artistica. Chi ama la scrittura creativa tende tuttavia ad affidare alla magia dell’arte, al mito, alla favola e alla poesia la ricerca del senso profondo del nostro essere nel mondo.

 

C.S.: Qual è il nesso tra Amalassunta la figlia di Teodorico e la vicenda di Amelia?

Giovanna Forti: Al di là della distanza dei contesti storici e ambientali è possibile cogliere diverse analogie tra i due personaggi, a partire dalla forte identità di donne non rassegnate alla marginalità e all’esclusione. Amalasunta alla morte del padre re in base alla legge dei goti non può accedere al trono, ma lei farà di tutto per governare e per superare vincoli e ostilità. Amelia è figlia di un modesto artigiano, altro non può desiderare che una vita priva di stenti e ricca di affetti, possiede però un intuito speciale, quasi un sesto senso. Lo sguardo visionario sul futuro e su altri mondi possibili accomuna le due donne, infine la cognizione del dolore e la maternità dolorosa. Maternità negata ad Amelia che si scopre sterile e ciò le attira addosso diffidenze e maldicenze a non finire nell’ambiente retrivo del paese. Maternità strappata ad Amalasunta che alla morte del figlio Atalarico, per essere – come fu per breve tempo- regina d’Italia a pieno titolo si associò al regno il cugino Teodato che la depose, ed esiliatala in un’isoletta sul lago di Bolsena la fece uccidere. Amalasunta come la Cassandra del mito greco non riesce a scongiurare le sciagure che vede addensarsi all’orizzonte. Da reggente del figlio re infante persegue una politica di pacificazione tra goti e italici e bizantini, conscia dei disastrosi esiti del perdurare delle tensioni e lei, pur di evitare guerre e distruzioni è disposta ad affidare l’Italia a Giustiniano. La sua morte fa precipitare la situazione, divampa per vent’anni la guerra greco gotica, l’Italia ne esce desertificata. La tragedia di Amalasunta potrebbe ispirare un romanzo, un’opera teatrale e nuovi studi, essendo le ricostruzioni degli storici del tempo inficiate da pregiudizi dottrinali nei suoi confronti. Amelia scopre di poter leggere nel cuore e nella mente della gente, intuisce l’arcano retaggio che la lega alla mitica regina Sibilla e alle sciamane, donne sapienti e guaritrici che furono al centro della vita sociale nelle comunanze fiorite anticamente sugli Appennini, si ritrova invece tradita in amore, bersagliata da pregiudizi e da attenzioni lascive, circondata da un muro di incomprensione e di ostilità, sospinta verso un ruolo di capro espiatorio che rifiuta, scegliendo l’esilio volontario e, non avendo vincoli di lignaggio, a differenza della regina Amalasunta può architettare una uscita di scena meno tragica. Entrambe scontano l’essere diverse, non consone alle aspettative del gruppo, la nobiltà ostrogota in un caso, la comunità paesana nell’altro. Differenze non mancano tra i due personaggi . Amelia vuol essere regina sì ma di cuore, desidera accarezzare i bambini e la benevolenza dai vicini anche grazie dell’aiuto che è in grado di dare per mezzo degli antichi saperi appresi dalla maga Adelina. Amalasunta invece somma l’ansia d’amore con la passione per il potere che sente come vocazione. Facile immaginarla nel tormento delle notti inquiete sull’isola di Martana intenta a spiare il cupo luccichio del lago, sperando e insieme disperando nell’ intervento salvifico di Giustiniano, nella cui corte e nel cui cuore ritiene di meritare il primo posto. Amelia e la sfortunata figlia di Teodorico sono accomunate dalla solitudine, sentimento che nottetempo cresce spasmodicamente specie quando strati di nuvole erranti deformano la faccia della luna che appare a tratti beffarda, a tratti indifferente, sfocata infine allo sguardo umano velato dal pianto. Un’altra lettura della copertina del libro rimanda all’Amalassunta di O. Licini, a quella straordinaria creatura- personificazione della luna- tema dominante di un intero ciclo pittorico che l’artista marchigiano sviluppò nel corso degli anni cinquanta nel ritiro del borgo natio di Castel Vidon Corrado. Lei, la regina della notte, la vera protagonista e insieme testimone non indifferente del segreto e dei segreti che a più livelli affiorano nelle storie e nelle memorie di un mondo incantato.

 

C.S.: “La scrittura scaturisce da flashback, si alimenta di frammenti di storie ripescate nella memoria e integrate da testimonianze orali.” (Da note dell’autrice). Cos’è per te la scrittura passione o libertà?

Giovanna Forti: L’una e l’altra. La scrittura è passione, impegno, concentrazione a volte dolorosa, scavo interiore e scavo nelle piaghe della società, ascolto empatico, identificazione con l’altro, ricerca di senso non sempre fruttuosa tra zone d’ombra e sprazzi di luce, un percorso a tratti agile, spesso accidentato attraverso l’accumulo progressivo di immagini, emozioni, sentimenti, intuizioni… Ma la scrittura è anche libertà di potere saltare oltre il muro dell’identità individuale, gioia di comunicazione profonda, conquista e ostinata difesa di uno spazio franco in cui avvengono fusioni creative tra finzione e realtà, dove le idee prendono forma in ordinate sequenze di segni e le parole si levano a sciami compatti in libero volo nell’azzurro sconfinato.

 

C.S.: Ci può illustrare la copertina del libro?

Giovanna Forti: In un primo momento scelsi la ballerina di J. Mirò, poi l’Amalasunta blu di O. Licini. Impossibilitata sull’una e sull’altra opzione per questioni di diritti d’autore ho cercato altrove e ho avuto la fortuna di posare lo guardo su uno scatto di Umberto Mazziotti che cattura la luna e il suo riflesso, ed esso netto denso compatto, come una sciabola d’oro fende perpendicolarmente l’oscurità profonda del mare. Ne risulta un contrasto drammatico e insieme rasserenante. L’ immagine a tutto campo in copertina mi è parsa calzante a pennello con le atmosfere e con gli scenari più suggestivi evocati nel romanzo, inoltre coerente con il messaggio di fondo sotteso nella narrazione.

 

C.S.: Come è nata l’idea di scrivere questo libro?

Giovanna Forti: Da un ricordo d’infanzia, quasi un sogno focalizzato sull’immagine di un notte di plenilunio in aperta campagna: al centro della scena c’è mia madre paralizzata dalla paura che io, lattante stretta tra le sue braccia, avverto in pieno. Lei ha raccontato in seguito l’episodio e la causa dei suoi timori, ossia lo strano comportamento di una donna presunta strega. La misteriosa figura svaniva in seguito tra le nebbie dell’oblio. Da adulta ho sentito il bisogno di ricostruire l’episodio, rimettere in azione i personaggi e ascoltarli. La fantasia si è messa al galoppo, ma non ho potuto svelare fino in fondo le scelte di Amelia essendo venuta a mancare mia madre, la vera narratrice. Lei sola avrebbe potuto sciogliere l’enigma. Il finale resta aperto. Sarei assai felice se qualche lettrice o lettore continuasse… potrebbe farlo secondo i canoni del genere noir, neogotico o del realismo magico e altro ancora, a suo piacere. Come dire: favola, favoletta racconta la tua ché la mia l’ho detta.

 

C.S.: Quanto tempo ha dedicato alla realizzazione di questo testo?

Giovanna Forti: Tre anni, tutto sommato, lavorando in modo discontinuo. Il romanzo ha preso corpo in tre tempi e può in effetti dividersi in tre parti. Scrissi la prima quasi di getto nel corso dell’inverno e della primavera del 2008, durante l’estate la seconda parte, ossia il lungo monologo di Amelia che racconta la propria versione dei fatti. Nel 2009 mi concedevo un anno di pausa dedito allo studio delle tradizioni popolari. Nel 2010 ho inserito nel testo numerose note e citazioni, ho scritto il capitolo introduttivo e l’ultimo che pubblicavo a parte quella stessa estate, trattandosi di un racconto sulla nascita di Roseto, mia città di residenza, di cui si festeggiavano i cento cinquant’anni della fondazione. Ho messo in forse quella data che non mi persuade raccogliendo memorie e testimonianze orali e dando una diversa lettura dei documenti.

 

C.S.: In che modo arriva alla sua prima pubblicazione?

Giovanna Forti: Desideravo prendere le distanze dal manoscritto, dopo averlo ripreso in mano più volte non riuscivo più a separarmene, lo ritoccavo di continuo , siccome rischiavo di cambiare del tutto l’idea originale per tagliare finalmente il cordone ombelicale, ho inviando il file alla casa editrice Albatros che ha risposto in breve tempo.

 

C.S.: Per poter scrivere bisogna leggere, quali sono le sue letture preferite?

Giovanna Forti: Da ragazzina sono stata onnivora, leggevo di tutto, fumetti, gialli, romanzi rosa, classici d’avventura, di fantascienza, ero inoltre affascinata dall’epica e dalla poesie lirica. In seguito è stata la saggistica nel campo della psico pedagogia che ha assorbito, anche per motivi di lavoro, gran parte del mio tempo e dei miei interessi. Attualmente sono tornata alla narrativa e alla poesia, fermo restando la passione per la storia, per le storie e di qui il bisogno di scriverle e riscriverle anche in chiave romanzesca.

 

C.S.: Il progresso tecnologico sta già sovvertendo realtà umane ed economiche, attraverso dispositivi che imitano sistemi motori e visivi. il digitale avanza, proponendosi come un futuro inevitabile: l’Ebook decreterà la fine dell’editoria o sarà la soluzione dei suoi mali?

Giovanna Forti: L’ebook e anche il self -publishing stanno conquistando quote crescenti di autori e lettori, costringeranno perciò l’editoria tradizionale a modificarsi, a variare e ad arricchire l’offerta. Penso che accanto ai libri elettronici i volumi cartacei resteranno per i cultori preziosi come scrigni, dotati di un loro spessore peso specifico, odore… oggetti da accarezzare non solo con gli occhi, anche con le mani, vedrei perciò una delle possibili via di uscita dalla crisi – via del resto già intrapresa da alcuni editori- nelle pubblicazione di libri con relativi CD che contengono letture recitate, musiche e canti pertinenti, mappe, foto e dipinti sul tema, alla guisa di ipertesti. D’altro canto così ho concepito quest’ultimo mio romanzo e mi piacerebbe farlo.

 

C.S.: Chi è Giovanna Forti?

Giovanna Forti: É… era una ragazza dagli occhi sognanti, nata e cresciuta in collina tra ulivi secolari e mandorli in fiore. Ero il cruccio di mia madre che mi vedeva fragile e delicata. L’acqua e l’aria pura mi diedero vigore, spiccai il volo. Sono diventata una donna matura, ho cercato e conosciuto persone e ambienti diversi, ho attraversato stagioni roventi, ustionandomi di tanto in tanto. Oggi dico al mio compagno di vita: amore mio, sostiamo un poco, seduti all’ombra di un vecchio faggio o di un’acacia odorosa a leccarci le ferite per poi ripartire, e affrontare un nuovo viaggio “per l’alto mare aperto.

 

C.S.: L’ultimo libro che ha letto?

Giovanna Forti: “Nessuno si salva da solo” di Margaret Mazzantini.

 

C.S.: Una sua qualità e un suo difetto?

Giovanna Forti: L’empatia unitamente all’agilità del corpo e della mente è una qualità che mi riconosco, non una mia conquista, ma una caratteristica ereditata e appresa da mio padre. L’ ingenuità ostinata, inguaribile è il mio principale difetto, tra i tanti.

 

C.S.: Guardando al futuro?

Giovanna Forti: Vedo un orizzonte nebuloso punteggiato da ombre e luci a intermittenza, un viale fiancheggiato da recipienti pieni a metà, folate di vento accompagnare i passi incerti di viandanti, un po’ smarriti ma ancora assetati di conoscenza.

 

C.S.: Un rimpianto?

Giovanna Forti: Avere iniziato a scrivere tardi e non aver e potuto far leggere i miei libri ad alcune persone assai care e importanti per me, alle quali devo molto , anzi tutto . Tuttavia alcuni di loro si riaffacciano con insistenza nei miei racconti, in veste di protagonisti o di suggeritori.

 

C.S.: Una dedica…

Giovanna Forti: Ad Annalisa, riccioli d’oro, ricci castani, riccioli mori, come il bambinello del presepe nel paese sul monte,… argentea nuvoletta, la figlia mia diletta. L’intera trilogia è dedicata a mia figlia, ai miei nipoti, ai bambini e ai ragazzi di qualsiasi colore, religione, estrazione, provenienza.

 

C.S.: Un ringraziamento…

Giovanna Forti: Colgo l’occasione per ringraziare una persona speciale, Un capitolo intero ho dedicato ai ringraziamenti, a illustrare le fonti, a tentare di spiegare le ragioni del mio raccontare e raccontarmi. Eppure non ho ringraziato e ora colgo l’occasione per rimediare, Maria Pia Di Nicola, scrittrice e poetessa di Roseto, proprio lei che ha dimostrato di avere compreso profondamente la mia scrittura, oltre ad avermi ispirata con le sue storie rosetane.

 

C.S.: Nasce a Castellalto ma vive a Roseto degli Abruzzi:qual è il rapporto con la sua terra?

Giovanna Forti: Un rapporto di osmosi, un legame profondo, Nelle stupende colline del teramano affondano le mie radici e nei borghi antichi . Senza dubbio questi ambienti e la nostra gente costituiscono la mia principale fonte di ispirazione e io a volte mi sento quasi genius loci, una specie di spiritello dei luoghi.

 

 

3 comments

  1. Maria Pia Di Nicola /

    In questa intervista c’è un incontro speciale,è l’incontro di due donne, Giovanna e Carina, che mettono in comunione la loro personale vita in un unico ricciolo d’affetto.Leggo domande e risposte dense di verità, di libertà femminile che mi narrano l’impegno reciproco per la “liberazione” della donna e per la trasmissione delle nostre tradizioni. Grazie Giovanna per avermi nominata nel tuo fecondo dire. Tu, sin dai nostri antichi dibattiti televisivi, hai rappresentato per me colei che volava in alto relativamente all’elaborazione della “questione femminile”. Un bacio ad ANNALISA mariapia

  2. Emanuela /

    Questa interivista rivela la capacita’ della scrittrice di saper raccolgliere e trasfigurare in un’unica osmosi cretativa e incantatrice le sue svariate fonti ispiratrici, dalle ricerche storiografiche e di microstoria, alle tradizioni popolari, ai ricordi d’infanzia e testimonianze personali, fino alle riflessioni lucide e agli straordinari slanci lirici di cui ella e’ capace. Ho apprezzato particolarmente “Il segreto dell’Amalassunta” per l’acuta introspezione psicologca dei personaggi che scava nella loro dimensione intima restituendo loro una voce autentica, come figure realmente esistite, e allo stesso tempo il fiero omaggio alla figura femminile di ieri e di oggi, con la sua passione di vita e urgenza a librarsi da una societa’ schiava dei suoi stessi pregiudizi. Un ringraziamento particolare per la dedica di quest’opera a noi nipoti, che e’ un atto di amore e di generosita’ per le intere generazioni future, con l’auspicio che queste sappiano cogliere e apprezzare lo scrigno di tale eredita’.

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