Intervista di Alessia Mocci a Mauro Righi ed al suo "Anche a Buddha piace il blues"

I personaggi del libro in qualche modo esistono, sono in giro per Milano in questo momento.

In questo modo l’autore Mauro Righi racconta dei personaggi presenti in “Anche a Buddha piace il blues”, edito nel 2010 dalla casa editrice Giulio Perrone Editore. Episodi reali ma inventati, con un protagonista che somiglia ad una vita non troppo lontana da quella del nostro autore. “Anche a Buddah piace il blues” è una mistione tra la letteratura e la musica. Mauro Righi nasce a Milano nel 1974 e da sempre si dedica all’arte ed a progetti interessanti quali quello degli O.P.M. (Organismi Poeticamente Modificati).

Mauro Righi è stato molto disponibile nel rispondere alle nostre domande. Buona lettura!

 

A.M.: Parlaci un po’ delle tue pubblicazioni precedenti a “Anche a Buddha piace il blues”.

Mauro Righi: Prima di “Anche a Buddha piace il Blues” ho pubblicato dei racconti o delle poesie su diverse antologie e su alcune riviste. Ho collaborato a molti progetti interessati, come “Edizioni Internet” in cui pittori contemporanei hanno realizzato, su ispirazione dei racconti presenti nell’antologia, alcuni quadri e disegni. Il mio racconto “Italia – Francia ai calci di rigori” é stato rappresentato da Pablo Echaurren. Oppure “Racconti d’Evasione” in cui noi scrittori abbiamo collaborato con i detenuti dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere. La mia avventura nel mondo dell’editoria e della scrittura é iniziata addirittura nel 2000 con “Intrighi” in cui ho autoprodotto con l’amico scrittore Mario Frighi, una raccolta di racconti che prendeva il titolo proprio dalla curiosa assonanza dei nostri nomi. Per finire invece con “IncastRIMEtrici”, uscito quasi in concomitanza con “Anche a Buddha piace il Blues”, una raccolta molto interessante che affianca poeti e rapper.

 

 A.M.:  “Anche a Buddha piace il blues” potrebbe essere ritenuto un romanzo della nuovissima generazione beat? Che valutazione dai al genere beat?

Mauro Righi: Mi piace questa definizione del mio romanzo: New beat generation. Gli si addice, perché parla di persone inquiete che faticano a trovare il loro posto nel mondo e hanno una valvola di sfogo nella musica. Io amo tantissimo la Beat Generation. Il mio scrittore preferito é da sempre Jack Kerouac che é stato il capostipite del movimento, di lui ho letto veramente tutto, credo di aver letto dei libri che lui non sa neanche di aver scritto. I suoi capolavori; “Sulla strada” e “I vagabondi del Dharma” li ho riletti più volte, credo che alla fine qualche cosa dello stile di Kerouac si possa trovare nei miei scritti.

 
A.M.:  Che genere di persona è Giuliano, il tuo protagonista?

Mauro Righi: Giuliano é un po’ il mio alter-ego. Sotto certi aspetti é il Mauro Righi di tanti anni fa. Fumatore incallito con una forte propensione alla malinconia ed all’autocommiserazione, insofferente alle regole. Per altri versi é un po’ quello che mi piacerebbe essere, anzitutto un musicista e poi uno che non sa e non vuole scendere a compromessi. Se Giuliano esistesse veramente, credo che alla fine non mi piacerebbe molto come persona ma sarei inesorabilmente attratto dal suo lato oscuro.

 

A.M.:  Qual è la percentuale della vita di Mauro Righi in “Anche a Buddha piace il blues”?

Mauro Righi: Alla prima del mio libro, presenti in sala i miei genitori, mia sorella e mia cugina ho esordito dicendo: “Questo libro parla di un ragioniere alcolizzato che ama il blues, fuma tre pacchetti di sigarette al giorno e ha un Ford Taunus, quindi non é autobiografico… io non ho una Ford Taunus!”. Scherzi a parte c’é molto del mio passato nel libro. Le notti a bere ed a fumare ascoltando il Blues in certi locali di Milano che ora non esistono più. Nel libro ci sono queste notti e queste esperienze che ho vissuto in prima persona. Ci sono certe riflessioni che si fanno di notte guardando il cono di luce del lampione della strada di fronte. Ci sono poi alcuni personaggi che sono ispirati da persone che ho realmente conosciuto e che conosco. Come tutti gli scrittori prendo ispirazione dalla realtà che mi circonda ma la trasformo e ne faccio una storia. I personaggi del libro in qualche modo esistono, sono in giro per Milano in questo momento. La storia del romanzo però é completamente inventata.

 
A.M.: Ci sono autori emergenti che segui e che ammiri?

Mauro Righi: Seguo con molto interesse diversi autori della Giulio Perrone, la casa Editrice che ha pubblicato “Anche a Buddha piace il Blues”, trovo che Giulio sia molto bravo nell’individuare autori interessanti. Seguo poi molto gli altri autori milanesi. C’é un buon fermento culturale nella mia città in questi ultimi anni. Abbiamo creato un bel gruppo di artisti, poeti, scrittori, musicisti. Spesso ci incontriamo per sfidarci in uno Slam, oppure leggere le nostre cose, cazzeggiare davanti ad una birra. Sono fortunato a frequentare questi artisti perché molti di loro sono dei veri talenti, mi riferisco ad esempio a Mary Nicole, Paolo Agrati e Scarty Doc che fra tutti sono i miei preferiti.

 
A.M.:  Che cosa ne pensi dell’utilizzo del social network facebook per fini pubblicitari?

Mauro Righi: È un ottimo strumento, non solo per pubblicizzare le proprie opere ma anche per stare in contatto con altre persone con la tua stessa passione, per essere aggiornato su cosa organizzano gli altri, ma anche per avere spunti per contattare associazioni o realtà con cui si può collaborare, realizzare eventi.

 

A.M.:  È stato complesso trovare una casa editrice disposta a pubblicarti?

Mauro Righi: È stato complesso trovarne una che non volesse denaro in cambio. Io detesto gli editori a pagamento e mai e poi mai avrei pagato per essere pubblicato. Per me é una cosa che non ha senso, tanto vale andare in tipografica e autoprodursi il proprio lavoro come ho fatto 10 anni fa con “Intrighi”. Ti dirò che alla fine mi ero anche un po’ scoraggiato ed avevo persino smesso di cercare un editore, poi é capitato che ho fatto leggere il manoscritto a Fabio Treves, il padre del Blues italiano, é stato proprio lui a spingermi a non mollare ed a trovare un editore. Così mi é venuto in mente di parlarne con Giulio, lo conoscevo come un editore attento e serio anche perché con lui avevo pubblicato nell’antologia “Raccorti”. Il feeling é nato immediatamente e in pochi mesi abbiamo firmato il contratto e realizzato il libro!

 

A.M.:  Che cosa hai in programma per il futuro?

Mauro Righi: L’avventura di “Anche a Buddha piace il Blues” é incredibile e mi sta regalando grandi soddisfazioni, per i prossimi mesi voglio continuare a promuovere il romanzo ma l’anno prossimo, magari verso l’inizio dell’estate, voglio rimettere le mani su un nuovo lavoro, un romanzo del quale ho abbozzato i primi capitoli. E poi c’é l’avventura con gli O.P.M. – Organismi Poeticamente Modificati -, il gruppo con il quale collaboro da diversi anni che si pone l’obiettivo di realizzare delle performance poetico musicali. Proprio in questi giorni stiamo iniziando a lavorare su un nuovo spettacolo dal titolo provocatorio: “Scoppia motore a scoppio”. Insomma, non mi fermo mai nel vero senso della parola anche perché, l’anno prossimo, mi sono posto l’obiettivo di correre la mia prima Maratona!

 

Già, si può ben dire che Mauro Righi è un vulcano di idee e noi apprezziamo le persone che hanno voglia di percorrere ogni possibilità artistica.

Vi lascio alcuni link per conoscere meglio l’autore ed il suo lavoro:

http://www.facebook.com/#!/profile.php?id=1409980753

http://perronelab.it/node/396

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