"L’entrata di Cristo a Bruxelles" e "Senza nome" di Amélie Nothomb – recensione di Rebecca Mais

Tanti l’hanno sentita nominare ma in pochi hanno letto i suoi libri. Si tratta di Amélie Nothomb, scrittrice nata nel 1967 a Kōbe, città cosmopolita situata nell’isola di Honshū. In Giappone ha trascorso la sua infanzia, ha poi vissuto tra Cina, Stati Uniti, Bangladesh ed infine Bruxelles per ritornare dopo alcuni anni a Tokio.

Questa fusione di culture la ritroviamo nei suoi romanzi e nei suoi racconti ed in particolare ne “L’entrata di Cristo a Bruxelles” e “Senza nome”, ambientati il primo tra Europa ed Asia  e il secondo tra le foreste del nord della Finlandia. Editi per la prima volta nel 2008 da Voland sono stati recentemente riproposti da Il sole 24 ore nella serie Racconti d’Autore.

Sono due brevi racconti le cui pagine scorrono in un attimo ma non senza sorprese. Forse si dilungano un po’ troppo nelle descrizioni iniziali ma è presto chiaro che si tratta solamente del preambolo a qualcosa di esilarante e sorprendente.

Il primo racconto ha un taglio quasi fiabesco mentre il secondo ha il sapore delle leggende nordiche ed entrambi cominciano in modo piuttosto realistico per sfociare infine in vicende assurde che non hanno il minimo di credibilità ma che suscitano nel lettore da una parte ilarità e dall’altra orrore.

Vi è in essi una sorta di morale, una sottile critica alla società ed un tacito ammonimento al comportamento di coloro che vivono come se si sentissero unici al mondo.

Nonostante i due racconti siano stati scritti pochi anni fa, mantengono uno stile dal sapore antico che ci riporta ai grandi romanzi dell’800 con però quel qualcosa di metafisico ed orientaleggiante tipico degli scrittori giapponesi contemporanei.

In bilico tra fantastico, gotico e filosofico, sarà infine il lettore a decidere se concludere con una risata o se tenere impressa nella mente una delle vivide e poco rassicuranti immagini descritte dalla Nothomb.

Written by Rebecca Mais

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