“Battle Royal”, di Koushun Takami – recensione di Alessandro Vigliani

“Battle Royal”, di Koushun Takami – recensione di Alessandro Vigliani

Nov 17, 2011

Gli artisti giapponesi, sia essi scrittori, registi, pittori e quant’altro destano sempre molta curiosità. Hanno un modo particolari di porsi, di vivere e amare l’arte, non fosse altro per quel grande uomo quale fu Mishima, al quale lo stato insulare nipponico diede i natali e che si sacrificò (difficile concepirlo, d’accordo, per la cultura occidentale) in nome di una perdita di valori di una società che non era forse nemmeno l’unghia del piede del decadimento odierno che viviamo nel nostro Belpaese.

La premessa introduce al libro cult di Koushun Takami, “Battle Royale“, in Italia edito da Mondadori e tradotto da Tito Faraci. La storia, quasi 700 pagine, è ambientata nella zona geografica del Giappone ma in uno stato totalitario denominato Repubblica della Grande Asia formato da Giappone e Cina. Ogni anno una classe di terza media viene scelta per partecipare al cosiddetto programma.

In cosa consiste?

Gli alunni, sono quarantadue, 21 studenti 21 studentesse, vengono trasportati su un’isola, dotati di una mappa, di una bussola, di alcune armi ma soprattutto di un congegno collare che impedisce a tutti di fuggire – in tal caso i collari esploderanno.

Sull’isola saranno costretti per sopravvivere a uccidersi l’un l’altro. Per farlo hanno un limite di tempo, se nessuno viene ucciso nell’arco di ventiquattr’ore il collare esploderà. E non solo. Trovarsi fuori zona, man mano le aree franche saranno limitate, porterà all’esplosione del collare.

L’obiettivo è che ne rimanga uno solo, il più forte o astuto.

I protagonisti all’inizio sono terrorizzati all’idea di dover uccidere un loro compagno di classe, però il pericolo, la paura, l’essere costretti sull’isola trasformerà via via tutti, da titubanti quali erano, a persone capaci di ammazzare per avere salva la vita. All’interno della storia processi psicologici che si differenziano da personaggio a personaggio, gabbie mentali che mirano a segnare la trasformazione, evoluzione o involuzione a seconda di come si guardi il tutto, dell’innocenza.

Takami per raccontarci le vicissitudini della scuola media della Grande Asia, utilizza una narrazione in terza persona onniscente e al passato remoto, particolarmente adatta per passare da una personaggio all’altro. Il libro è crudo, a tratti splatter, ma per questo interessante. Alla lunga diventa un po’ ripetitivo, ma di sicuro è un testo cult, interessante per come si sviluppa e per ciò che l’autore vuole raccontarci senza mezzi termini.

La natura umana, quando portata all’estremo, torna a essere quel groviglio di razionalità e azioni istintive che ne determinano la reale adesione a un contesto di “bestialità” che spesso rifugiamo come se non ci appartenesse. La sopravvivenza è ancora oggi, nei tempi di internet e del progresso, in cima alla lista delle cose fondamentali, è bene ricordarlo ai nostri governanti.

Fonte:

http://www.alessandrovigliani.it/recensioni-libri/155-battle-royale.html

 

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