"Alfabeto Binario", mostra personale di Gio Sciello, dal 12 al 26 novembre 2011, Genova

 Sabato 12 novembre 2011 alle ore 17:00 presso il Palazzo Stella  verrà inaugurata la mostra personale di Gio Sciello dal titolo “ALFABETO BINARIO”

S’inaugura, sabato 12 novembre alle ore 17:00, presso SATURA art gallery, Piazza Stella 5/1 Genova, la mostra personale Alfabeto binario di Gio Sciello. La mostra, con testo critico di Silvio Seghi, rimarrà aperta fino al 26 novembre 2011 con il seguente orario dal martedì al sabato 15:30 – 19:00.

La pittura di Gio Sciello è un fenomeno complesso; per lui, come per altri protagonisti dell’arte contemporanea, occorre, per una chiara interpretazione, il sussidio culturale.

Nella produzione  pittorica di questo artista, sono parte essenziale  simboli e  segni, che nella  loro eccezione semantica, sono presenti in gran parte dei suoi lavori.

Tutto questo è rappresentato attraverso degli elaborati secondo l’utilizzazione di sfondi cromaticamente forti, soggettivando al loro interno un messaggio, una comunicazione concettualmente ermetica, in un contesto fortemente  evocativo.

Ora, ciò che appare a prima vista, è il recupero delle possibilità originarie del segno, o meglio del simbolo e ciò che si comunica mediante esso, pertanto, non solo un ritorno e un richiamo all’origine dell’espressione codificata attraverso un’immagine, come simbolo, (sim-bolico è ciò che  unisce, dia-bolico ciò che  divide), ma un modo di integrare nel linguaggio pittorico culturale contemporaneo, un tessuto grafico convenzionale,  che, per diversi aspetti, si può considerare  innovativo.

“ Ho sempre avuto interesse verso i simboli, i numeri, gli alfabeti e i codici di comunicazione e di scrittura, -dice Sciello- ho guardato al rapporto esistente, tra significato e significante, agli innumerevoli simboli arcaici che testimoniano il  percorso dell’umana conoscenza”.

Per l’artista integrare un codice, un’immagine, nelle diverse componenti soggettivamente variabili, significa lavorare in su un contesto informale-astratto,  che, seguendo l’esigenza di perseguire l’idea di creazione,  non puramente ideologica  o intellettualistica, mira ad esprimere nelle varie fasi di produzione, anche indipendentemente dal fine, (il più delle volte imprevedibile), un’opera che comunichi il suo significato interiore, la profonda valenza simbolica che vive e pulsa al suo interno.

Un percorso evocativo, in continua evoluzione  attraverso i passaggi intermedi del fare, che si attivano e si stratificano nell’opera documentando nelle strutture basilari  un dizionario che comprende dalla forma organizzata, alla più assoluta dissoluzione informale.

Cosi la tecnica non è soltanto pura e semplice procedura di utilizzazione strutturale di un codice, ma diviene una via processuale dell’esperienza che parte dal livello esistenziale interno, per accedere poi verso un piano di stile soggettivo,  che va intenso come metodo operativo, il cui  scopo primario è la messa in scena del significato semantico rappresentato.

Anche tutto ciò che l’autore usa come sfondo, che non è soltanto colore, ma tutti quei segni che vengono posti in relazione all’elemento centrale, rimandano alle ricerche teorizzate da Charles Morris, secondo cui tutti i sistemi segnici devono essere  archiviati in  <<semiotica>>.

Secondo Morris, la semiosi costituisce una relazione triadica di: veicolo segnico, designatum (o denotatum) e interprete. ( Fondamenti di una teoria dei segni. C. Morris 1938 – Segni, linguaggio e comportamento. C. Morris 1946).

Quindi la figurazione con cui si confronta l’autore è simbolica e allusiva; nel senso che rinvia ad altro, verso un ordine evocato dalle forme che si staccano dalla visualizzazione pittorica dello sfondo, emergendo in tutta la loro magia evocatrice.

Rivela Sciello “Lo studio inerente alla numerologia, parte inevitabilmente da Pitagora, ma coinvolge tutte le culture umanistiche. Il significato dei numeri permane ad oggi esoterico e mistico, come è esoterica e mistica la cabala ebraica”.

Così in queste campiture cromatiche,  su cui interagiscono segni, simboli, numeri, segnali, rette, curve e segmenti, egli cerca anche un rafforzativo individuabile nei colori. “Mi sono dedicato allo studio della cromoterapia,-ancora l’autore- e alla trasmissione di energia interna ai colori, e quanto questa possa interagire con l’osservatore, non sono in terapia, ma cerco anche la semplice trasmissione di benessere, una calma rilassante, una gioia interiore”.

Oggi sapiamo che la scienza ritiene che i colori abbiano una grande influenza sulla vita di tutti gli esseri viventi.  Recenti scoperte hanno dimostrato, grazie alla teoria dei biofotoni, che la luce colorata a bassissima intensità viene emessa dalle cellule e costituisce un rapido mezzo di comunicazione infracellulare. L’intero organismo come tutto l’Universo, è energia, vibrazione elettromagnetica. L’occhio umano riesce a percepire radiazioni e queste hanno una fascia di lunghezza d’onda corrispondente a tutti e sette colori dell’iride, con conseguenti  effetti collaterali, sia sul corpo che nella psiche.

Tutto questo è il tema centrale dell’operare di Gio Sciello, che nel momento operativo guarda a relazionare e far dialogare le due coordinate parallele: che sono  una simbolica-evocativa e l’altra cromatico-tensiva, cercando un’interpretazione univoca, un’integrazione comparata. Questo procedimento obbiettivamente costruttivo,  può condurre a quella immagine metaforica, autoreferenziale, che richiama l’attenzione sulla qualità  pittorico-simbolica, in termini paragonabili ai rapporti di gravità che già Paul Klee poneva a fondamento del significato dei segni.

Tutti temi che rientrano nell’ambito della teoria della visione, dove le immagini si manifestano visivamente secondo gli attributi da loro richiamati e come tali assumono valore, il che significa, proporre attraverso indicazioni formali, l’indagare attorno al ritmo dei  segni in relazione al colore. Un metodo pittorico quello di Gio Sciello che realizza un’esperienza nell’area del linguaggio, della ricerca storica, ma che trapassa e si proietta pragmaticamente come una componente essenziale del linguaggio contemporaneo dell’arte.

Nadia Turriziani

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