"Le avventure di Tintin il segreto dell’unicorno" di Steven Spielberg – recensione di Antonio Petti

Quando nel 2008 uscì “Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo” rimasi shockato.
Cos’era successo? Dov’era finito il senso dell’avventura che caratterizzava i film di Spielberg?
Si era forse estinto? Non potevo crederci. Ma da bravo fan credente l’ho definito un’incidente di percorso (piuttosto brutto) e ho atteso i suoi progetti in cantiere, tra cui la trasposizione cinematografica di uno dei miei personaggi preferiti, ossia Tintin.

Risultato? Il riscatto di Spielberg e un rinnovato senso dell’avventura che sa di magia.
Il Segreto dell’Unicorno è un film d’animazione in motion capture (la stessa di Avatar e della trilogia tolkeniana) in cui il regista di Cincinnati si scatena, impartendo una lezione di cinema d’intrattenimento, come solo lui sa fare.

Tintin (Jamie Bell, noto per Billy Elliott), protagonista del fumetto belga “Le Avventure di Tintin”, ideato nel ’29 da Georges Remi, in arte Hergè, è un giovane reporter che dopo l’acquisto di un perfetto modellino di veliero, noto come l’Unicorno, che sembra fare gola a molti altri acquirenti, si ritrova catapultato in una serie di pericolose situazioni, tra inseguimenti mozzafiato, agguati mortali, fughe a rotta di collo, contrabbandieri, sicari, borseggiatori e maledizioni. Il tutto per arrivare a svelare il segreto del veliero che potrebbe portare a un immenso tesoro.

Ad accompagnarlo in queste tribolazioni troviamo il suo fedele cane Milù, un fox terrier bianco intelligentissimo, e il Capitano  Haddock (Andy Serkis, noto per aver interpretato Gollum e King Kong), abile navigatore reso fragile dal suo debole per l’alcol.
Senza dimenticare i poliziotti imbranati Dupont e Dupont (Simon Pegg e Nick Frost, il duo comico di pellicole come Shaun of the Dead e Hot Fuzz), il cattivo Sakharine (Daniel Craig, l’ultimo Bond), a dirla tutta eccessivamente cattivo rispetto alla sua controparte cartacea e il borseggiatore Silk (Toby Jones, noto per aver interpretato Truman Capote in Infamous).

Spielberg conobbe Tintin poco dopo l’uscita de “I Predatori dell’Arca Perduta” a seguito di una recensione francese che accostò le avventure di Indy a quelle del reporter dal rosso ciuffo di Hergè. In seguito acquisì i diritti ed a partire dal 1983, con la benedizione dell’autore belga (che si spense quell’anno) cominciò a lavorarci. I tentativi furono tanti e tanti furono i fallimenti. E dopo trent’anni, grazie alle nuove tecnologie, Re Mida decise che solo un film in computer graphic e con l’utilizzo della motion capture sarebbe riuscito a rendere degnamente sullo schermo le tavole di Hergè.

C’erano già stati tentativi simili, che portarono a pellicole come Polar Express, Beowulf e A Christmas Carol, tutte ad opera di Robert Zemeckis. Tentativi non riusciti perfettamente, c’è da dire.
Entrò in scena Peter Jackson, che aveva regalato al cinema creature quali Gollum e King Kong, entrambi interpretati da Andy Serkis. Jackson si rivelò fan fin dalla tenera età delle Avventure di Tintin.

Il nuovo duo Spielberg/Jackson (aria fresca rispetto al duo Spielberg/Lucas che ha portato al quarto Indiana) riescono nell’impresa, programmando, in caso di successo, una trilogia.
Il primo capitolo, questo Segreto dell’Unicorno, li vede reciprocamente come regista (Steven) e produttore (Peter).
La storia venne stilata intrecciando le vicende di ben tre albi del noto fumetto: Il Granchio D’Oro (1941, dove si narra del primo incontro tra Tintin e Haddock), Il Segreto del Liocorno (1943, in lingua inglese Liocorno è sostituito con Unicorno) e Il Tesoro di Rackham il Rosso (1944).

Per riuscire a trarre una storia originale, avvincente e che non tradisse i fan e l’opera di Hergè furono incaricati tre ottimi sceneggiatori: Steven Moffat, capo sceneggiatore del serial Doctor Who nonché autore dei migliori episodi delle ultime stagioni (di cui voglio ricordare Colpo D’Occhio) e co-creatore del serial Sherlock, Edgar Wright, sceneggiatore e regista di Shaun of the Dead, Hot Fuzz e Scott Pilgrim vs the World e infine l’egregio debuttante Joe Cornish, regista del piccolo recente cult Attack The Block.
Questo trio ha tirato fuori una storia fresca, piena d’ingegno, concentrandosi sulla psicologia dei personaggi, su tutti Haddock e il suo essere alcolista. Creando anche situazioni comiche in stile slapstick tipico delle opere di Chaplin e Keaton, ossia delle situazioni basate sull’espressività fisica (capriole, cadute, acrobazie, etc) piuttosto che umorismo verbale moderno.
Ma la magia la compie lo Spielberg sognatore.

Fin dai titoli di testa cominci a sentire questa magia: Spielberg cita se stesso con dei titoli simili a quelli visti in Prova a Prendermi. Una mini avventura auto conclusiva “stilizzata” di Tintin che a sua volta cita altri albi delle sue avventure.
Subito dopo un chiaro e bellissimo omaggio a Hergè stesso. Poi di seguito vieni ammaliato dagli scenari, autentici dipinti pieni di colore. Si passa da atmosfere noir ad atmosfere esotiche in puro stile Indiana Jones. Il regista riesce a confezionare quell’avventura che avevi amato nella sua trilogia di Indy. Basta la sequenza nella biblioteca a riportarti con la mente a Indiana Jones e L’ultima Crociata per non parlare dell’inseguimento a bordo del sidecar.

Spielberg gioca con specchi e riflessi e usa il ciuffo del protagonista per autocitarsi, ricordandoci lo Squalo. Un film su due piani: quello in primo piano con lo scorrere della vicenda principale e quello in secondo piano, che vede protagonisti le comparse, con divertenti siparietti comici.  Milù è il personaggio dell’intero film che passa da un piano all’altro, alternando sketch in secondo piano con lunghe sequenze che lo vedono protagonista assoluto, in primo piano.

Spielberg costruisce delle lunghe sequenze d’azione che meriterebbero un posto d’onore nel genere avventura, incluso il racconto/sogno di Haddock che mette in scena una battaglia navale grintosa e avvincente che nemmeno nei più famosi Pirati dei Caraibi ho visto.

La CG è così realistica che è difficile pensare che non sia un film live-action.
Il tutto sorretto dalla sontuosa colonna sonora di John Williams. Giustamente.
E se avrà successo anche in America, dove uscirà nelle sale a dicembre, in tempo per Natale: Jackson sarà pronto, dopo l’uscita del suo Hobbit, a mettersi al timone del secondo capitolo, che sarà basato sugli albi Le Sette Sfere di Cristallo (1948) e Il Tempio del Sole (1949). Sceneggiatura di Anthony Horowitz, scrittore famoso per la saga per ragazzi  Alex Rider.

Nient’altro da aggiungere, eccetto consigliato, un vero film d’avventura alla Steven Spielberg, inizio di una nuova era per questo Re Mida inarrestabile. In attesa del suo War Horse.

Extra:
per chi volesse recuperare Le Avventure di Tintin, la Rizzoli-Lizard ha ripubblicato l’intera opera in otto volumi rilegati a un costo ragionevole di 14 euro e 90 cent!
Davvero una bella edizione, consigliata per passare una buona ora all’insegna dell’avventura.

Uscito al cinema il 28 ottobre 2011.

Trailer:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=YFHHT5jG53k&w=560&h=315]

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