"La Fortuna è una Puttana", farsa politico-morale in chiave secentesca, il 22 Ottobre 2011 ore 20.30 al Teatro Fellini, Pontinia

"La Fortuna è una Puttana", farsa politico-morale in chiave secentesca, il 22 Ottobre 2011 ore 20.30 al Teatro Fellini, Pontinia

Ott 16, 2011

Il 22 ottobre alle 21.00 al Teatro Fellini di Pontina va in scena la Commedia “La fortuna è una puttana”.

Una compagnia di attori e artisti, accompagnati dalla regista, sceneggiatrice e attrice Giselda ‘Zelda’ Palombi, si esibiranno in una brillante rappresentazione teatrale ricca di colpi di scena e momenti di pura e ricercata ironia.

Una storia dei giorni nostri ridisegnata su personaggi e ambientazioni che si alternano tra fantasia e realtà. La contemporaneità dei testi, la struttura del racconto e il ritmo incalzante, lascerà il pubblico senza fiato.

“La Fortuna è una Puttana” racconta le vicende di singolari personaggi che cercano di sconfiggere la ‘Morte’ (Giselda ‘Zelda’ Palombi) attraverso la creazione di un macchinario misterioso in grado di concedere al genere umano l’immortalità; l’intento è di uguagliare “il nonno di tutti i Faust affamati di eternità”, Utnapistim (Christian Mastrilli), l’eroe assiro-babilonese diventato immortale. Artefice dell’ambizioso progetto è Frate Burchiello (Alessandro D’Orso), alchimista e viveur, il quale insieme all’ingenuo Vanni “il fabbro” (Christina Mastrilli), si cimenterà nell’esperimento. Vanni non è però convinto della strategia ma accetterà comunque, allettato dalla cospicua proposta in denaro di Frate Burchiello.

L’obiettivo del giovane fabbro è proprio quello di guadagnare dei soldi per poter mettersi alla ricerca della sua amata fidanzata Lodovica (Giselda ‘Zelda’ Palombi), scomparsa nel nulla. Il povero Vanni però non sa che la ragazza si era ritirata nella corte del Re del Paese ed era rimasta coinvolta, suo malgrado, nei festini dello spietato Sovrano. Lodovica si libererà da sola riuscendo a scappare dal castello e uccidendo il Re grazie ad un potente veleno, preparato appositamente da Diego “l’Avvelenatore” (Alessandro Fiorenza).  Il cortigiano sottosegretario, “Alberico Degli Alabranchi” (Vincenzo Notaro), cercherà in tutti modi di raggiungere Lodovica e Diego per vendicare la morte del suo amato Sovrano.

I personaggi si interfacceranno anche con la passionalità e l’irruenza di Lenona (Elisa Rigliaco), audace prostituta, molto ambita in paese, e con la sfortunata “donna del villaggio” (Fabiana Rigliaco) caduta vittima di uno spirito malvagio da cui è posseduto “Faina” (Alessandro Fiorenza) uomo di malaffare, strozzino desideroso di incontrare la morte per liberarsi finalmente del demone che è dentro di lui. Nel frattempo, Bianchina (Erica Saretto) la prostituta, verrà a scoprire il pericoloso piano di Frate Burchiello, e decide di intervenire prima che nel mondo venga a ‘mancare per sempre la Morte’.

Il senso dell’esistenza– come sottolinea la regista – è legato alla brevità della vita, il tempo è limitato, sembra di sentire il beep ritmato del telequiz: avanti, signor Mortale, qual è il senso della vita? Risposta a, b o c? Presto, il tempo sta per scadere! Senza un limite di tempo le risposte e le domande possono essere posticipate”. “La paura della morte – afferma sempre Giselda Palombi- ha sempre inquietato gli animi più di ogni altra emozione. Nella ricerca del senso dell’esistere, il capolinea della vita finisce per sconvolgere la maggior parte delle filosofie. Che senso ha vivere se poi tutto viene disfatto dalla morte? E allora lì ecco le religioni, pronte e sicure, con le loro risposte che nessuno può confermare o negare. Ecco i principi morali, che regolano la vita in base a prospettive future non verificabili. La paura della morte è il timore di non aver capito niente di sé e del proprio posto nel mondo ”.

Grosso Gatto attraverso il Teatro vuole aprirsi al pubblico, anche a quello più ostile e disabituato alla scena viva. La giovane ma già esperta Compagnia, ha come scopo quello di  comunicare il teatro puro, riportandolo alle sue origini di semplicità.

“Il cinema, la televisione e la sperimentazione teatrale estrema hanno reso il teatro una specie di estraneo –  spiega Giselda ‘Zelda’ Palombi – quando nel medioevo era l’anima della piazza di paese, quando nell’antichità era il luogo di crescita morale per eccellenza, quando nel secolo scorso è stato il luogo di nascita di centinaia di generi diversi e nuovi”.  “Musica, canzoni, combattimenti, immagini, giocoleria, maschere, storie: tutto è a disposizione di questo debito verso l’uditorio.

I mezzi sono infiniti: dall’azione scenica all’immagine proiettata, fissa o in movimento”.

Emozionare il pubblico, renderlo il vero protagonista, arricchirlo, nutrirlo, questo è l’intento della Compagnia. Il Grosso Gatto vuole divertire e far riflettere le persone che si avvicineranno a lui.

La provocazione, la spinta alla scelta di una posizione, la ribellione contro ogni forma di perfidia è l’azione di smascheramento che il teatro, il luogo delle maschere, vuole agire contro la parte ipocrita della società, quella parte che spinge alle guerre, all’odio e all’ingiustizia.

La Compagnia si impone come modello quello del teatro-cooperativa, in cui ogni impiego ha lo stesso valore, dal regista alla maschera, perché crede nella collaborazione alla pari di professionalità necessarie.
TEATRO FELLINI – Pontinia
Regia  Giselda “Zelda Palombi”
Aiuto regia, costumi e scenografie  Jessica Fabrizi
Foto  Riccardo Della Valle
Attori  Erica Saretto, Christian Mastrillo, Alessandro Fiorenza, Fabiana Rigliaco, Elisa Rigliaco, Alessandro D’Orso, Vincenzo Notaro, Giselda Zelda Palombi.
Costo biglietto € 9.00 – Info 320/4665754

 

Written by Nadia Turriziani

 

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