Intervista di Alessia Mocci ad Andrea Marrone ed al suo "Kaffir"

Intervista di Alessia Mocci ad Andrea Marrone ed al suo "Kaffir"

Ott 1, 2011

“Kaffir”, edito nel 2010 dalla casa editrice Quiet Edizioni, è un romanzo ambientato nell’Afghanistan, un romanzo di guerra che vede come protagonista Giacomo, un militare chiamato a rimpiazzare qualcuno che non ha avuto molta fortuna. L’autore, Andrea Marrone, è alla sua seconda pubblicazione, la prima “Lettera a un archivista fedifrago”  risale al 2009, edita dalla casa editrice Giovane Golden.

Kaffir” racconta della guerra ma non è solo un romanzo di guerra infatti ci sono ben altre tematiche che Marrone sviscera con una grande empatia forse anche a causa dell’aver vissuto per venti anni in Asia, lontano da casa sua ha potuto addentrarsi in culture diverse e capire sul campo tanti tratti culturali che noi non possiamo neppure immaginare. “Kaffir” è un libro di profondo studio antropologico.

Andrea Marrone ha gentilmente risposto ad alcune domande su “Kaffir”. Buona lettura!

 

A.M.:  “Kaffir” è la tua seconda pubblicazione. Ci racconti qualcosa della prima?

Andrea Marrone: La prima è stata, l’anno scorso: “Lettera a un archivista fedifrago”, edito dalla Giovane Golden di Viareggio. Un romanzo che ho definito uno psico-thriller in quanto la tensione non nasce da un delitto ma da una serie di equivoci che, alla fine, avranno anche conseguenze tragiche.

 
A.M.:  Quando e perché nasce l’idea di scrivere “Kaffir”?

Andrea Marrone: Nel 2009 il Luogotenente della Brigata “Folgore”, Giacomo Dessena, che era stato mio sergente al tempo del servizio militare mi ha invitato a Livorno a visitare la mia ex caserma, la Vannucci. Durante quella visita, per me ad alto contenuto emotivo, mi è maturata l’idea di scrivere un romanzo che parlasse della vita di uno dei nostri militari in missione all’estero. Ho cercato, per quanto possibile, di ricreare l’ambiente fisico e mentale in cui si muovono gli uomini e le donne del nostro contingente in Afghanistan. I disagi del clima e dell’arretratezza delle infrastrutture, la difficoltà dell’interazione con il popolo afgano, la tensione durante i pattugliamenti e l’impatto emotivo degli scontri a fuoco. L’azione sul campo genera pensieri relativi ad essa: la nostalgia della famiglia e degli amici, la mancanza delle piccole cose che rendono comoda la vita, le piccoli e grandi preoccupazioni di una vita normale come i personaggi descritti. Lavoratori seri, cocciuti nell’adempiere al loro dovere, rispettosi e tolleranti ma fermi nell’azione. Azione che c’è. Quella che viene descritta è una guerra. Guerra atipica, asimmetrica, possiamo darle tanti nomi ma sempre di guerra stiamo parlando. Ma l’ossatura del romanzo non è la guerra. Sotto l’aspetto superficiale di un romanzo di guerra e di azione c’è un forte richiamo ai Valori. Valori non retorici, mai sbandierati ma sempre presenti come una corrente sotterranea di pensiero, una regola di vita non esplicita ma sempre applicata. Sono i Valori dell’altra Italia, quella che non cerca scorciatoie, raccomandazioni, che non si affida alle lotterie o alla malavita. Una Italia silenziosa a cui ho voluto dare voce, corpo, spessore.

 

A.M.:  Un romanzo sull’Afghanistan, piuttosto scottante come argomento. Come stanno reagendo i lettori?

Andrea Marrone: I migliori complimenti mi stanno arrivando da fonti insospettate. Un anarchico di Carrara, per esempio, mi ha scritto su Facebook ringraziandomi per aver scritto questo romanzo che ha definito “coraggioso”. Sia ben chiaro che in Kaffir non c’è una valutazione positiva o negativa circa la nostra presenza in Afghanistan. I nostri militari non hanno scelto questo teatro operativo piuttosto che un altro. Sono stati mandati a compiere una missione e la stanno compiendo. Non prevedo polemiche da parte di chi ha letto il libro. Potrebbero venirne da chi, non avendolo letto, ne travisi significato e scopo ma, per ora, non ho avuto nessuna reazione negativa.
A.M.:  Con cinque aggettivi puoi illustrarci il carattere di Giacomo, protagonista del libro?

Andrea Marrone: Idealista: crede che la sua presenza in Afghanistan sia necessaria per la salvaguardia del popolo afgano vessato dai talebani e contemporaneamente sia un argine contro il terrorismo che minaccia anche l’Italia.

Leale: Nei confronti dei suoi compagni di squadra e del suo reparto.

Cocciuto: Vuole portare a termine la sua missione nel migliore dei modi.

Determinato: Ha ben chiaro quello che vuole.

Sincero: Non usa sotterfugi né nella sua vita professionale da militare né in quella privata.

 

 

A.M.: Che cosa ne pensi dei book trailer e della pubblicità del libro sul social network facebook?

Andrea Marrone: Ho pubblicato un book trailer e faccio attivamente promozione dei miei libri su FB. Non posso onestamente valutarne l’utilità immediata ma credo sia un buon veicolo di promozione.

 

A.M.: Hai già in mente una prossima pubblicazione? Puoi anticiparci qualcosa?

Andrea Marrone: Ho due libri pronti che attendono la pubblicazione ed uno in fase di chiusura. Uno è un romanzo storico ambientato nel periodo napoleonico. In realtà è più un bildung roman, un romanzo di formazione, più che altro. Un libro ponderoso, circa seicento pagine, ho impiegato due anni a scrivere ed altrettanti per raccogliere la documentazione. Un altro è una indagine psicologica su due reduci della prima guerra mondiale ed è ambientato ad Asolo nel 1919. Un romanzo cupo, claustrofobico. Quello che sto per finire è invece di un genere diversissimo, un noir sulla mafia cinese ambientato tra Prato e Milano. Un testo vagamente splatter, per palati forti.

 

Vi lascio il sito  per conoscere meglio l’autore e “Kaffir”:

http://www.kaffir.it/

 

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